Friday, August 17

Greg Soderlund retires

La notizia era nell'aria, ma ora diventa ufficiale.

Greg Soderlund, Race Director della WS, lascia a Craig Thornley con un anno di anticipo.

Greg alla premiazione di quest'anno
Senza essere un atleta di elite, penso abbia segnato la vita di più di un runner.
Personaggio stimato ed apprezzato da tutti, credo si possa tranquillamente dire che ha fatto un lavoro eccezionale nel portare la WS ad essere un punto di riferimento senza snaturare la gara e l'ambiente fantastico che si respira in quei giorni.

Personalmente sono molto, molto orgoglioso di aver vissuto la mia prima WS con lui come RD: thank you Greg!


Monday, August 13

Spirito Trail Agosto


E' uscito il mio articolo sulla WS nel numero di Agosto... Presto metto qualcosa anche qui!

Vertical Roccaro Night - Laigueglia - 07/08/2012


Sono ad Imperia per lavoro quando mi arriva una mail da un amico “Andiamo stasera a vedere Trabucchi che presenta il libro?” - “Si, ma dove? Io sono ad Imperia per lavoro fino a tardi... - “Azz, ce l'hai vicino, è a Laigueglia!”.

Allora si che mi viene in mente che Antonello ed Antonio, le menti (malate) dietro al Trail di Laigueglia, stasera organizzano la Vertical Roccaro Night, cronoscalata con annessa festa in cima: sono già andato a correre stamattina con Mauro, ma un paio di scarpe e pantaloncini in macchina ce l'ho... Deciso, mi fermo!

Alla fine per il libro arrivo alle otto, tardi (poco male, presentazione già vista a Torino e libro letto) ma sulla piazza trovo ancora Elena che sta iscrivendo un po'di gente. Faccio così anche io, cinque eurini ed una frontalina in omaggio, numero a pennarello sulla spalla e ci vediamo alle nove. Come alle nove, credevo partissimo adesso! No, si aspetta il buio, e allora ne approfitto e mi faccio un'altra oretta sul lungomare in scioltezza.

Alle nove ritorno in piazza, parecchie facce conosciute, parlo un po'con Antonio Ghilino poi ci trasferiamo alla partenza, alla base della scalinata che porta in cima. Siamo più di cento, atmosfera rilassatissima, c'è di tutto: corridori seri, corridori meno seri, vacanzieri, famiglie complete, un bambino nello zaino, un cane con frontale. Il fratello di Antonello parte con una pizza da asporto in mano. Fantastico.

Aspetto guardando gli altri e poi finalmente tocca a me: parto deciso con fare sicuro, dopo 100 metri ho già il cuore in gola, le gambe di marmo e la mia baldanza crolla. Dovrebbero essere 1,7 chilometri per 350 metri di dislivello, ma mi sembrano infiniti. Riconosco di essere sulla prima salita del trail, quindi sono ancora cosciente. Passo qualcuno, pezzo di asfalto e riprendo a corricchiare, poi impenna di nuovo e via di camminata veloce (oddio, veloce lo dico io). Bene o male il cuore si regolarizza un attimo, il sentiero si apre e si vedono le stelle e le luci del paese sotto, che bellezza. Sento la voce di Giordano, allora prima o poi si arriva: in un impeto d'orgoglio riprendo a correre, sto letteralmente perdendo i pezzi ma tengo duro e corro fino all'arrivo dove con l'ultimo barlume di lucidità riesco a dare il mio numero poi mi piego in due: la gara più corta della mia vita, e forse quella dove mi sono ridotto peggio, ho un nuovo rispetto per chi fa il VK. Riesco ad uscire dal coma, mi accorgo che c'è musica a palla, tutti che se la godono e due spillatrici di Menabrea a disposizione. E che in mano all'arrivo mi hanno messo una bella maglietta ed una medaglia di legno. SPETTACOLO.

Sguardo perso nel vuoto a pochi metri dal traguardo...

La prima birra mi riporta sul pianeta terra, con la seconda si inizia a parlare con i compagni di fatica, dalla terza in poi le risate diventano fragorose. Arrivano tutti, compresi gli Albenga Runners insieme, ed è un momento molto particolare ed intenso (ciao Roberto), poi si riprende con la festa e anche se oramai è mezzanotte passata la Menabrea ed il sorteggio dei premi rende tutti felici... Tranne chi vince una delle due angurie da 12 kg: la fortuna è cieca, ma a me sa che porta solo gli occhiali, vero Elena ed Antonio?

Comunque riporto il bottino alla macchina intatto nonostante ci lasci le spalle.
Com'è finita? Così:


Serata geniale, ho fatto due parole con un sacco di amici, ho corso come un matto fino allo sfinimento e sono tornato a casa felice (e con parecchia birra in corpo). Non dovrebbe essere questa la corsa?

Al prossimo anno, continuate così!

Thursday, August 2

Trail Monte Soglio Report

In questi pochi anni di frequentazione dell'ambiente trail, ho fatto tante bellissime gare, ciascuna con le sue particolarità ed il suo carattere.

In questi mesi ne ho fatte due che per me hanno sempre significato qualcosa di speciale: sono il Trail del Monte Soglio e la Rigantoca. Così, anche se sono passati due mesi, mi fa piacere raccontare qualcosa di queste due gare.

Partiamo dal Soglio.

Il primo anno, nel 2009, mi ci sono iscritto due giorni prima: alla partenza eravamo in 70, e per me fu la prima ultra, un emozione incredibile. Ricordo l'aspettativa e poi la soddisfazione di vedere che nonostante i chilometri aumentassero, il mio corpo rispondeva ancora. Poi la gioia dell'arrivo con Maria Carla, Delfina e le bambine che mi aspettavano.

Notare il numero 69... Come alla WS...
Di quel giorno ricordo anche condividere paure e poi gioia con Pino e Silvano, ed amicizie che poi mi sono portato dietro per anni (Mauri, Fabrizio, Simone ed altri). Insomma, folgorato sulla via di Damasco.

Sulla cima con Simone, grande trailer.

L'anno dopo, spedizione micidiale con Mauro (che ne parla in questo post), in memoria delle nostre vacanze tardo adolescenziali. Anche qui una giornata fantastica, il nuovo percorso ancora più affascinante, e poi  le birre nell'attesa di Mauro condivise nuovamente con Pino e poi tutti insieme.

L'anno scorso, insieme a Massi, alla sua prima ultra. La sera prima festa del paese a Romano, cena a base di patatine fritte e salamella, poi a Forno alle due, dormire in macchina, ed alla mattina pronti via. Giornata eccezionale, tutta con Massi, e grazie al suo traino, risultato per me impensato ed arrivo mano nella mano con un Amico, con la A maiuscola non per refuso.

Quest'anno... Beh, quest'anno è stato di nuovo speciale: prima volta di MC oltre i 50 km. Mille ansie, mille paure... Le stesse che quattro anni prima mi avevano accompagnato a Forno.

Il sabato ci spostiamo verso Forno, formazione da guerra: in macchina io, MC, suo fratello Janpo, Matteo e la ragazza di Janpo Silvia. Tutti esordienti sulla lunga distanza.
Arriviamo e subito agganciamo il resto del gruppo, c'è Massi con Barbara, Ale e sua moglie, arriva Pino, ci sono Raffaella e Steu. Parole, scherzi poi andiamo a mangiare una pizza e ci fiondiamo in palestra per la nanna.

La notte passa con sottofondo legnaiolo e al mattino ci si prepara per bene. Vediamo Sonia, Fulvio, Andrea ed Igor, quartetto di fulmini, controllo del materiale (preciso), agganciamo il grande Sandro e in un attimo è ora di partire.

C'è tappo, la gente spintona un po', ma io, MC e Sandro ce la prendiamo con calma, la giornata sarà lunga. Con Sandro si parla un po', si ride e si scherza, procediamo in salita, passiamo il Mulino, simbolo della gara (agghiacciante), ed arrivati al Colle del Bandito la strada spiana, sentiero stupendo nel bosco e possiamo lasciarci andare. Mi tocca fare uno stop bagno, ma qui si va bene, iniziamo a passare qualcuno ed in un attimo siamo a Milani.

Finalmente si sgranano le posizioni, da qui c'è da salire deciso, Maria Carla tiene un buon passo, mi sembra tranquilla, io e Sandro chiacchieriamo come due comari. C'è una nuova deviazione bella, discesa e poi secondo ristoro: Maria Carla tira dritto dicendomi che si mangia un gel andando avanti, io e Sandro ci fermiamo e mangiamo un po', poi ripartiamo e nella discesa nel bosco ci diamo dentro deciso. La strada spiana, ma di MC neanche l'ombra... sarà davanti, ma forse sta tirando troppo, siamo ancora al km 18! Finalmente dopo un po' la aggancio mentre sta superando un treno di 5 trailers, le dico di rallentare un po' che è presto, lei continua ad andare ma vedo che non è tranquilla. Capisco subito che i suoi problemi di gastrite e varie stanno facendo capolino: cerco di tranquillizzarla, ma so che quando le prende sono dolori lancinanti. Ci fermiamo un attimo, poi proviamo a muoverci camminando, ma a vedere la gente che ci passa lei si scoraggia ancora di più.
Dentro di me so che l'unica cosa è camminare e ristabilirsi, non abbiamo nessun obbiettivo se non quello del traguardo e siamo in netto anticipo su qualsiasi barriera. Però capisco che non è facile gestire il dolore. Dopo un venti minuti riprendiamo timidamente a correre, siamo in vista di San Colombano: al posto di soccorso la vedo che tira dritta, non lo dubitavo, ha la testa di marmo. Poi vediamo Barbara e la moglie di Ale: Barbara ha un antidolorifico, MC lo prende e se ne mette un'altro in tasca e attacchiamo la lunga salita al Soglio.

Saliamo tranquilli, ma a ritmo costante: passiamo subito due persone, poi appena la vedo più rilassata, la obbligo a mandare giù un gel, non deve smettere di mangiare! Fa caldo, la salita è dura, ma proseguiamo con un gran bel passo, recuperiamo parecchia gente e la cosa le da sicuramente morale. Al bel ristoro dell'Alpe Monsufietto ridiamo e scherziamo, riesce a mangiare qualcosa, beviamo e ci rinfreschiamo e ripartiamo decisi.
Questo tratto è duro, me lo ricordo bene, ma adesso Maria Carla c'è. Arrivati in cresta, un cadavere nel prato: è Pino! "Aspettavo proprio voi due, ma quanto ci avete messo ad arrivare!": risate e si unisce al treno verso la cima. A distanza di quattro anni, di nuovo insieme verso il Soglio: Pino è uno di quelli che mi ha portato sui sentieri, uno di quelli che mi ha passato certi valori, ogni volta che posso condividere la strada con lui, è sempre una festa.

Si parla e sparla, e la fatica si fa sentire meno, nei traversoni da San Bernardo riusciamo anche a correre e in un attimo siamo all'ultimo sforzo, l'ultimo strappo. Verso la cima un po'di nebbia, il dislivello inizia a farsi sentire, ma stiamo andando bene e finalmente sbuca anche la cima, fantastico. MC non vuole fermarsi troppo e così noi due ripartiamo subito.
Si è ristabilita bene, ora corriamo sul crinale recuperando posizioni, siamo quasi a 40 km, niente male. In un attimo siamo all'attacco del pezzo nuovo. Il sentiero è segnato benissimo, per recuperarlo hanno fatto un gran lavoro. Si snoda prima tra roccioni per poi arrivare in cresta, c'è un mucchio di personale del Soccorso Alpino, noi procediamo tranquilli e ci accodiamo ad un bel gruppetto che poi lasciamo appena la strada si apre. Discesa su sentiero tecnico, ma MC va decisa, è il suo terreno, sembra stia bene, riesce a mangiare un po'di solido e bere, ogni tanto mezzo gel... Ora si che si sta gustando le emozioni di un ultra!



Rifugio Peretti Griva, qualcuno è intimidito dal sentiero parecchio tecnico, noi ci lasciamo andare decisi, vado avanti io e nel bosco continuiamo a tenere alto il ritmo, stiamo macinando km su km ed abbassandoci di quota il sentiero diventa scorrevole. Facciamo un po'di strada con un simpatico ragazzo valdostano, Christian, ed insieme arriviamo a Pian Audi: paese in festa, MC beve un po'di Coca, mangia un gel e riparte, io mi fermo sulla pizza mentre Christian allunga la sosta quando scopre che c'è anche la birra!

Riprendo MC sulla salita: inizia ad essere stanca, ma ci sono ancora 12 km da fare. Recuperiamo qualche posizione e poi finalmente arriviamo in vista del Colle del Bandito: la sprono a correre decisa, ora si che le gambe si fanno sentire, ma manca davvero poco! Passa anche il Mulino, due gocce dal cielo: ma come, proprio adesso che arriviamo noi? Asfalto, ma c'è ancora un bel pezzo da fare, entriamo in paese, cimitero e poi ci avviciniamo alla palestra, le dico di godersi il momento, ma lei continua a correre decisa. Ci guardiamo un attimo e leggo sul suo viso la soddisfazione grandissima di avercela fatta, e bene, superando anche un momento difficile, ha un sorriso fantastico!

L'originale costa troppo :-)

Davanti alla palestra Janpo, Matteo e Silvia ci incitano, poi ultimi metri insieme, all'arrivo ci sono Massi e Barbara: abbracci per tutti e birra in mano appena passata la linea. Per me, che ho fatto tutte le edizioni, c'è anche un premio speciale POKER: un'ulteriore dimostrazione di quanto al Soglio ci sia attenzione a tutti i particolari. Era stata una manifestazione perfetta il primo anno, vederla crescere mantenendo la stessa atmosfera familiare, lo stesso spirito di festa e la stessa partecipazione da parte del paese, è una conferma delle capacità di Rob e tutto il suo staff assieme alle organizzazioni che lo aiutano in quest'impresa. Grande Soglio, grande Forno.

Doccia e cambio e poi tutti a mangiare. Silvia ha finito bene la 30 km, Matteo alla sua prima gara trail è stato sotto le 10 ore, Janpo sotto le 11. Sandro in 11:08 finisce alla grande la sua prima ultra. Il Cinghiale, addirittura ha fatto nono posto dietro la Miravalle: che bestia, questo è il suo anno.

Noi? Undici ore e quarantotto, ampiamente sotto ogni previsione. MC è riuscita a correre bene fino alla fine, per una che fà 20/30 km di allenamento alla settimana è quasi un miracolo. Ma sapevo che ha la testa dura e che non ha paura di stringere i denti...

Arriva anche Silvia, la compagna di Sandro con il pupo, le birre volano, ed in un attimo è ora di andare.

Ancora una volta, il Soglio mi manda a casa con il sorriso sulle labbra... Chissà se riuscirà a trovare qualcosa di speciale per farmi tornare un'altra volta...

Wednesday, August 1

Scott Jurek - Eat & Run

Appena arrivato negli States, mi sono precipitato a comprare il libro di Scott Jurek, uscito da poco anche lì.



Come riportato anche in copertina (My Unlikely Journey to Ultramarathon Greatness), il libro è un racconto autobiografico sul suo percorso personale di crescita che lo ha portato da ragazzo introverso e sfigato di Proctor, Minnesota, ad uno dei più grandi ultrarunner di sempre.

Il libro è scritto molto bene, ad ogni evento particolare della sua vita è legato un capitolo che spesso coincide con una gara che ha segnato il periodo, e si conclude con una ricetta vegan. Quella degli hamburger di lenticchie l'ho provata personalmente ed è micidiale, ha convinto anche dei carnivori appassionati.

Già, nel libro c'è molto della sua scelta alimentare, ma non è mai pesante o didascalico: se avete anche un solo minimo interesse nell'alimentazione, troverete molto interessante la sua ricerca; se non ve ne frega niente, vi assicuro che non rovina minimamente il piacere di leggersi il libro.

Gli eventi raccontati nel libro toccano bene o male tutti i protagonisti del mondo ultrarunning degli ultimi 15 anni, ci sono aneddoti gustosi che ci rivelano qualcosa degli atleti che hanno riempito le cronache. Personalmente sono rimasto molto impressionato dalla determinazione con cui Jurek è arrivato ai suoi risultati: oltre ad un lavoro di ricerca pazzesco sull'alimentazione, c'è altrettanta attenzione alla biomeccanica, alla preparazione fisica ma anche mentale, ed una "cattiveria" agonistica che è inaspettata a vedere la grande amicizia che lo lega ai suoi rivali. 
Insomma, viene un po'sfatato il mito del grande campione trail "pane e salame": chi sta lì davanti, ci arriva con grandi sacrifici e molta attenzione a quello che fa. Emblematici in questo senso gli ultimi capitoli del libro, dove lo scemare delle motivazioni, complice una certa sensazione di insoddisfazione dovuta ad un bilancio personale da rimettere in ordine, lo allontanano dalle gare.

Tutti i suoi sforzi, ed il tempo speso in ricerca e tentativi empirici, mettono in chiarissima evidenza l'apertura mentale anglosassone: difficilmente si lasciano ingabbiare (almeno nella corsa) negli stereotipi classici del "si è sempre fatto così", sperimentando e confrontandosi. Forse anche per questo i trailer americani ci appaiono come "personaggi", perchè hanno uno spessore personale, o almeno la capacità di comunicare, che difficilmente ritroviamo da noi.

Una lezione che qui in Europa continentale andrebbe assimilata...