Wednesday, August 1

Scott Jurek - Eat & Run

Appena arrivato negli States, mi sono precipitato a comprare il libro di Scott Jurek, uscito da poco anche lì.



Come riportato anche in copertina (My Unlikely Journey to Ultramarathon Greatness), il libro è un racconto autobiografico sul suo percorso personale di crescita che lo ha portato da ragazzo introverso e sfigato di Proctor, Minnesota, ad uno dei più grandi ultrarunner di sempre.

Il libro è scritto molto bene, ad ogni evento particolare della sua vita è legato un capitolo che spesso coincide con una gara che ha segnato il periodo, e si conclude con una ricetta vegan. Quella degli hamburger di lenticchie l'ho provata personalmente ed è micidiale, ha convinto anche dei carnivori appassionati.

Già, nel libro c'è molto della sua scelta alimentare, ma non è mai pesante o didascalico: se avete anche un solo minimo interesse nell'alimentazione, troverete molto interessante la sua ricerca; se non ve ne frega niente, vi assicuro che non rovina minimamente il piacere di leggersi il libro.

Gli eventi raccontati nel libro toccano bene o male tutti i protagonisti del mondo ultrarunning degli ultimi 15 anni, ci sono aneddoti gustosi che ci rivelano qualcosa degli atleti che hanno riempito le cronache. Personalmente sono rimasto molto impressionato dalla determinazione con cui Jurek è arrivato ai suoi risultati: oltre ad un lavoro di ricerca pazzesco sull'alimentazione, c'è altrettanta attenzione alla biomeccanica, alla preparazione fisica ma anche mentale, ed una "cattiveria" agonistica che è inaspettata a vedere la grande amicizia che lo lega ai suoi rivali. 
Insomma, viene un po'sfatato il mito del grande campione trail "pane e salame": chi sta lì davanti, ci arriva con grandi sacrifici e molta attenzione a quello che fa. Emblematici in questo senso gli ultimi capitoli del libro, dove lo scemare delle motivazioni, complice una certa sensazione di insoddisfazione dovuta ad un bilancio personale da rimettere in ordine, lo allontanano dalle gare.

Tutti i suoi sforzi, ed il tempo speso in ricerca e tentativi empirici, mettono in chiarissima evidenza l'apertura mentale anglosassone: difficilmente si lasciano ingabbiare (almeno nella corsa) negli stereotipi classici del "si è sempre fatto così", sperimentando e confrontandosi. Forse anche per questo i trailer americani ci appaiono come "personaggi", perchè hanno uno spessore personale, o almeno la capacità di comunicare, che difficilmente ritroviamo da noi.

Una lezione che qui in Europa continentale andrebbe assimilata...


3 comments:

  1. Davide, you not only appropriated the idea but also one of the books :-) I got an e-copy recently through Amazon and was going to do a review. I liked the book as you obviously did as well. I like the idea of the recipes but a lot of the ingredients are not easy to find or really expensive (avocado) here in Italy. Still waiting for WS !!!!!!! :-)

    ReplyDelete
  2. WS is coming, you can already find something on this month's Sprito Trail, but I'll definitely add something here, also regarding material and logistic.

    Quite curious to read your review too. And I have another book up the sleeve that you'll definitely enjoy... :-)

    ReplyDelete