Tuesday, December 18

Western States 2012 Parte Terza


Passato il frastuono di Foresthill, è ora di fare un piccolo check.

L'entrata del Cal Loop

Chris, da bravo pacer, mi chiede informazioni. Preferisci stia dietro o davanti? Mmmh, chi lo sa, mai avuto un pacer! Facciamo così provo a stare avanti, se il ritmo cala, allora mi tirerà lui. Mi chiede se sto mangiando, e fino adesso non ho sbagliato un colpo, un gel ogni mezz'ora, mentre dai ristori prendo sempre un po'di anguria che sistema anche l'acidità di stomaco. Bere? Finora ok, ho una borraccia d'acqua ed una di GU Brew che bevo regolarmente. Sali? Ne sto prendendo, ma forse non abbastanza, così mi dice che me lo ricorda lui ogni tanto. Poi si mette dietro e mi dice di rilassare le spalle, accorciare il passo e via. A me non resta altro che rilassarmi, alzare la testa e vedere che sono in un posto magnifico: stiamo entrando nel Cal loop, una lunga discesa verso l'American River in un ambiente allucinante. 

Il mio Cal Loop? Una roba tipo questa (photo courtesy of 100milewarrior)

Il dolore alle ginocchia sta andando via, ho capito che è la bandelletta, e ora sono molto meno preoccupato, basta non raffreddarsi e fino alla fine ci arrivo; le gambe ci sono, i quadricipiti tengono, il fiato c'è... E'venuta l'ora di darsi da fare, mi sento bene, fuori le palle adesso. Inizio a macinare e recuperiamo una o due coppie pacer-runner. Chris mi tiene aggiornato e sotto controllo, è esaltato perchè stiamo macinando deciso e la cosa mi gasa ancora di più. Arriva Cal 1: gel, anguria e ripartire con due pugnalate alle ginocchia. Però appena mi scaldo ripartiamo decisi, corro in discesa, corro in piano e corro anche in salita, prendiamo un po'di gente che inizia ad essere provata e finalmente raggiungo anche il mio amico Andrew: due parole, ci pompiamo un po'a vicenda ma in salita riparto deciso... Il sentiero è meraviglioso, il fiume sul fondo valle scorre tranquillo nel sole del tardo pomeriggio, con Chris parliamo del più e del meno, confrontiamo le nostre storie come se ci conoscessimo da anni e la strada va. Passa anche Cal 2, sempre dolore a ripartire ma non ci ferma nessuno, pasiamo gente in continuazione e Chris continua a spingermi, non sono mai stato così bene, corro, al caldo, su un sentiero magnifico con un amico al mio fianco che pensa ad ogni mia necessità...Vorrei che non finisse mai, sono in uno stato di sospensione, non sento la fatica e nella mia testa vado via leggero, mi godo il momento, ma allo stesso tempo inizio a pensare al fiume, al prossimo ristoro, perchè vedo che sto andando bene, voglio spingere ancora un po'più in la l'asticella.
Arriva Cal 3, è in mezzo al bosco in posizione favolosa, sali, gel, acqua e ripartiamo per raggiungere il fondo del canyon, nei tornanti passiamo altre tre o quattro persone. Ora il sentiero è un po'più monotono, diventa stradone, ma finalmente laggiù in fondo si vede l'attraversamento dell'American River. L'arrivo a Rucky Chucky è fantastico: il responsabile dell'Aid Station è un amico di Chris, quando ci vede arrivare ci viene incontro, stretta di mano e mi dice che arrivare all'attraversamento con la luce del sole è un gran risultato. Un po'mi esalto anche, ma oramai lo sguardo è verso il fiume e la corda tesa, ci saranno 10 persone a mollo nell'acqua gelida per farci passare, magnifico.
L'acqua è fredda, ma con la corrente sembra si porti via anche il caldo, la polvere, il sudore, la fatica della giornata. Mi vengono in mente le parole di AJW, veterano della WS, in cui dice che al fiume è dove si inizia a sentire l'odore del fienile, quello dell'arrivo.

La mia foto preferita, io e Chris a Rucky Chuck
L'attraversamento è più deep di quanto pensassi, si va a mollo fino al torace! Poi usciamo, c'è un'altra AS ma tiro dritto verso la salita a Green Gate, in cima dovrebbe esserci MC. Anzi, credevo ci fosse addirittura venuta incontro.
Chris sta per finire il suo turno, ma mi vuole lasciare con un ultimo sforzo, dopo un quarto d'ora di powerhiking, mi chiede di riprendere a correre perchè vuole passare i due runners davanti a me. E allora vai, corsa e finalmente Green Gate.

Penso che cambierò le calze zuppe e mi metterò la t-shirt oltre a prendere la frontale. Ma arrivati su, niente MC e Carey. Momento di smarrimento.
E'incredibile come siamo al limite in una gara così, mi chiedo come mai non sono arrivati, ma capisco che non devo lasciarmi toccare. Chris mi chiede se voglio che venga con me, ma penso sia meglio che resti qui, piuttosto mi raggiungeranno ad Highway 49. Per fortuna ha una maglietta da darmi, metto la frontale e via. Ginocchia cementate, ma piano piano si sciolgono e con il ritmo cerco di entrare in una stanza vuota, lasciare fuori i ragionamenti astrusi e pensare a portare avanti i bisogni essenziali: correre, mangiare, bere. Attenzione al massimo, ora è la frontale ad illuminare il sentiero, ma per qualche motivo, il fascio di luce ristretto mi rassicura, mi aiuta a concentrarmi. Vado bene, ma quando sento il mio nome chiamare dall'altra parte della valle e mi giro e vedo la frontale di Carey che si avvicina a velocità della luce, mi si apre il cuore. Mi dice che si è rotto il bus che fa i trasferimenti, ha corso come un matto per arrivare a Green Gate e poi per raggiungermi, mi dice che sto andando alla grande, da Foresthill ho guadagnato circa 20 posizioni.
Qualcosa scatta nella mia testa, adesso sono arcisicuro che alla fine ci arriviamo, Carey è carico come una sveglia, riprende alla grande il lavoro di Chris. Ci mettiamo a parlare di corsa, scarpe, famiglia, lavoro; nella notte si crea un legame che è difficile da spiegare, bisogna viverlo.
Nel frattempo, continuiamo a pestare, passiamo un po'di gente ed ora si vede che le miglia sono tante, parecchi sono belli cucinati, mentre noi teniamo un ritmo deciso, però ad ogni incrocio è uno scambio di “Good job man, looking good” “Keep going man”. 

Sentiero magnifico, la notte è bellissima, ci accodiamo nel single track ad un'altra coppia runner-pacer, il pacer ci chiede di dove siamo Carey risponde Auburn, io Genova, Italy. Si mettono a ridere per la stranezza della coppia, poi mi chiede se ho un target: gli dico che sto bene, vorrei stare sotto le 24 ore. Scoppia a ridere e mi dice che se continuo così rischio di andare sub 21. Per la prima volta nella giornata guardo l'orologio senza pensare alle mezz'ore del gel, mi giro verso Carey che ride ed annuisce. Ci siamo. ALT, qui ho la mia dropbag, decido di lasciare una delle borracce tanto la notte è fresca. Mi pesano, sono ok, è tutto il giorno che sono in bolla, segno che non ho sbagliato. Sono felice, sto vivendo il mio sogno, è tutto incredibile, la compagnia dei miei pacer, il cameratismo con gli altri runner, i volontari gentilissimi ed un ambiente unico... Certo, sono 80 miglia che vado, ma fa tutto parte del gioco, è proprio la fatica che si fa sentire che rende tutto così emozionante.
Brown's Bar è gestita dai Rogue Valley Runners di Hal Koerner, ci sono gli Stones ad un volume tellurico e atmosfera di festa. Gel, pieno alle borraccia e via, meno mi fermo meno male fanno le ginocchia, sono “cattivo”, voglio andare. 

In un attimo siamo ad Highway 49, dico a Carey di riempirmi lui la borraccia perchè io non mi voglio fermare, salgo appena sulla bilancia e scappo via in salita. Carey mi raggiunge, mi dice che siamo all'ultimo sforzo e quasi un po'mi dispiace, ma non vedo l'ora di entrare nella pista, rivedere MC, Chris e condividere con loro l'arrivo. Prima di scendere nel bosco verso No Hands Bridge passiamo Erik Skaden... Uno che alla WS è arrivato anche secondo, che la conosce come le sue tasche. Ho un po'paura per la discesa, ma è meno peggio di quello che mi aspettavo, compaiono le luci, gli AC/DC a manetta ed ecco No Hands Bridge: brividi. Anche qui non mi fermo, chiedo a Carey di prendermi un gel e riempire la borraccia. 

Almost done
Passiamo Denise Bourassa e poi sono sul ponte con i parapetti illuminati ed il cielo stellato, Carey mi raggiunge e spegniamo per un attimo le frontali e ci godiamo la notte. Che meraviglia. Poi Carey mi dice che ha i crampi e che è meglio io vada, perchè vuole che arrivi sotto le 20 ore e mezza. Lo lascio a malincuore e vado avanti. Sono tranquillo, corro e mi aspetto l'ultima salita, non mi spaventa certo. Dietro di me vedo una frontale che si avvicina veloce, e un po' mi scoccia: da Foresthill in poi, non mi ha passato un singolo runner, voglio arrivare con lo score pulito. Accellero, ma dietro accellerano, io più di così non riesco, siamo in salita e devo concedermi qualche tratto di camminata. Poi mi giro, è qui: ma è Carey porcatroia! Non mi arrabbio neanche perchè sono troppo contento di averlo lì, e finalmente attacchiamo la salita verso Robie Point. 99 miglia fatte, ma in salita esce l'animo europeo, Carey non riesce a starmi dietro, poi la strada spiana e siamo all'ultimo ristoro. Bevo un bicchiere di ginger ale (non so manco io perchè) e siamo sull'asfalto. Carey mi dice che tra 500 metri c'è la casa che fa WS party tutta la notte, sono suoi amici. Ci avviciniamo e c'è una frontale che mi fissa senza capire chi sta arrivando: mi avvicino ed è Maria Carla! 

WS party e marshmallow arrostiti, la ricompensa per MC

Cartello personalizzato, roba da VIP (ce l'ho ancora a casa)
Dal party scoppia un boato, mi hanno anche fatto un cartello personalizzato che hanno messo sopra il “one more mile”. Saliamo tutti insieme, mi viene incontro anche Chris e riprendiamo a correre; passiamo il ponte e mi viene da ridere, ce l'ho fatta. Mi gusto il momento con chi mi ha accompagnato e poi finalmente le ultime case, mi levo la frontale ed ecco il cancelletto della pista. E' un momento magico, nella sua semplicità: silenzio della notte e la voce di Tropical John che annuncia “From Genova, Italy, first time finisher, Davide Grazielli”. Chris mi lascia prima della curva dicendomi che questo è il mio momento, di vivermelo tutto. Sul rettilineo finale è il solito film della giornata vissuto in 20 secondi e poi l'arrivo, Tim Twietmeyer che mi mette la medaglia al collo e mi stringe la mano, mi pesano, finalmente abbraccio Maria Carla e poi... e poi non so più cosa fare! 

Senza parole: momenti che valgono una vita
La stretta di mano di una leggenda
Migliore crew, amica, complice, amante e compagna. Serve altro?
Dopo 20:24 minuti di corsa, pensieri, cervello in movimento, mi ritrovo senza niente da fare e sono anche un po'smarrito. Poi arrivano Chris e Carey, ci abbracciamo, vado ai prelievi del sangue ed analisi e finalmente inizia a scendere quella sensazione di benessere, soddisfazione allo stato puro e l'orgoglio di aver messo tutto sulla linea e portato a casa l'arrivo. Poi mi ricordo che è solo una corsa e allora mi metto a ridere, perchè una corsa non è una cosa seria.

Without you two, it wouldn't have been the same.
Auburn ambassadors, pacers extraordinaire, great friends, Chris and Carey.
Levo le scarpe, chiamo mio papà, che un po'della colpa se sono qui ad aver fatto 160 km è anche sua, e poi Chris mi manda a farmi massaggiare da Monster Massage. A fianco a me c'è la Arboghast, ma gli altri tavoli sono vuoti, così si concentrano in due su di me: mi chiedono se conosco la tecnica del “Tissue Breaking”. Boh, io non ci vado mai a farmi massaggiare, ma faccio il brillante, vai tranquillo. Mi dicono che mi farà bene, poi inizia una delle mezz'ore più lunghe della mia vita: mi stanno massacrando secondo il principio (malvagio) che se spezzano i tessuti, affluirà più sangue ed il processo di recovery sarà accellerato. Dolore.

Se ti piace soffrire: Monster Massage

Finita la sofferenza (MC mi dice che io urlavo, ma la Arboghast piangeva proprio) mi levo la soddisfazione di avere una foto da Larry Gassan che fotografa tutti i finisher: le sue foto mi piaciono da morire e ci mettiamo a parlare un po'visto che ha vissuto anche a Gorizia.
Ma sto prendendo freddo, e così ce ne andiamo a fare la doccia, mentre Chris e Carey mi danno appuntamento a domattina per la premiazione. Cesso, doccia, abbigliamento pulito e poi a dormire in macchina. Dormire per modo di dire, troppi pensieri, troppa caffeina, troppo male alle gambe... Ma va bene così.

Larry Gassan Photo
Mi sveglio alle 6 per andare al bagno e scopro che il viaggio prenderà parecchio tempo e sudori freddi, le gambe sono andate. La buona notizia è che stanno iniziando a dare la colazione, un orgia di cibo grasso ed invitante per cui la Western States è famosissima. Sveglio MC e ci avviamo in coda assieme agli altri “reduci”, c'è il sole, ridiamo, scherziamo e affondiamo nei pancake, miele, uova, bacon, salsicce, anguria, melone, caffè, aranciata. Poi ci mettiamo sulle gradinate e vediamo gli arrivi susseguirsi: quando vediamo Mark Olson entrare nello stadio ci precipitiamo (io per modo di dire, meglio sostituire con “mi trascino”) verso l'arrivo per congratularci con lui. A distanza di tre settimane, scopriremo poi, sarà di nuovo sulla linea di partenza, questa volta per la Badwater: finita anche questa. E a me che sembrava un simpatico anziano.

Gordy, con gentile signora

Gente da WS uno...
... e due!




















Viene anche l'ora della premiazione, ci sono tutte le fibbie esposte ed i trofei con i due cougars e tutto intorno è una parata di campioni, vecchi finisher che sfoggiano la loro fibbia e normali carneadi come il sottoscritto. Arriva Chris,e dopo poco ecco anche Carey: Chris apre lo zainetto ed escono 4 birre (vietatissimo, ma bisogna festeggiare). Ecco perchè ieri mentre correvamo mi ha chiesto che birra mi piace! Per loro Sierra Nevada Pale Ale, per MC Moonlight Wheat, per me Torpedo IPA: il primo sorso sa di pioggia, polvere, sudore, fatica, alberi e strada, tutta quella fatta per arrivare fino qua. E' la migliore birra che abbia mai bevuto. Poi chiamano i finisher per fascia oraria e quando tocca a me mi ritrovo a fianco Wardian da una parte e Matt Keyes, l'amico di Chris e Carey, alla sua sesta fibbia, dall'altra. Emozione incredibile, sembro un bambino con il suo giocattolo: una cintura da tamarro, ma in quel momento mi sembra favolosa.

Il muro delle fibbie
Prima di allontanarmi uno del Board of Trustee mi chiama da parte: diomio, cosa ho combinato? Mi avvicino e con fare cospiratorio mi dice “Italy–England nil-nil, they're at the extratime. If someone score, I'm coming to tell you!”. La partita... scoppio a ridere, ma dove la trovi un atmosfera così familiare, ed un clima così? Me ne torno sul prato con la crew e l'amico Andrew: foto di rito, finiamo le nostre birre tranquilli e ci diamo appuntamento per la sera, poi finalmente in motel. Lavatrice generale, doccia e poi mi si stanno chiudendo gli occhi, mi butto a letto, gambe in alto e finalmente riesco a dormire.

Team 69 celebrating the buckle

Con l'amico Andrew, entrambi argentati
Suona la sveglia, sono demolito, ma voglio andare ancora a bere una birra con Chris e Carey. Entriamo al Cars e scopro che hanno chiamato anche Matt Keyes ed altri loro amici di Auburn, parliamo di corsa, America, Europa, UTMB, Hardrock, personaggi, e ci passiamo una grande serata con i nostri nuovi amici. Incredibile ospitalità americana, chissà se riuscirò mai a sdebitarmi per quello che hanno fatto per me. E'il momento dei saluti, ce ne torniamo al Motel 6 e prima di addormentarmi faccio solo in tempo a guardare il cielo fuori dalla finestra, illuminato dalle stelle che ieri notte mi hanno accompagnato: thank you Sierra Nevada, I'll be back.

2 comments:

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  2. Bravissimo. Ben scritto - si sente veramente la tua emozione nel partecipare e finire questa gara.

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