Wednesday, July 16

Pagella del primo semestre/riflessioni pre Montane Lakeland 100

Mmmmh, eccoci di nuovo qui, dieci giorni alla Lakeland 100.

Inizia il tapering, compaiono i dubbi, si fa la lista dei dolorini... insomma, si inizia a pensare di aver fatto una solenne cazzata. Ma dall'altra c'è anche l'eccitazione, la voglia di mettersi sul sentiero e pedalare, restare solo per ore: vedere se anche questa volta si riesce a portare a casa il traguardo.

Come sono messo? Bene, dai.

Km nelle gambe ne ho parecchi, dall'inizio dell'anno ho passato agevolmente i 3000. In vista del fatto che Lakeland è a fine luglio, me la sono presa comoda a gennaio, abbastanza a febbraio e da marzo ho aumentato un po'. Ho tenuto una media alta di km, forse ho fatto meno lunghi da 40/50 km, ma per la prima volta ho anche fatto qualche piccolo lavoro di velocità (ripetute sul miglio e ripetute in salita lunghe più qualche uscita di tempo) e a malincuore mi tocca dire che sono servite e l'ho visto subito al Gorrei, dove ho buttato giù una quarantina di minuti dal mio personale (poi, il fatto che altre sette persone davanti a me sono andate come ossessi è un altro discorso...).

Ad un certo punto vedi che le cose vanno bene, ti senti oramai un veterano, un esperto, dentro di te sai che sei invincibile e che se non avessi il lavoro oramai saresti lì a giocartela con Kilian e Rob Krar: invece di fare una/due gare lunghe l'anno pensi che ce ne sta almeno almeno un altra. Hai degli amici balordi che ti trascinano e vai al Quadrifoglio pensando che poi farai Lakeland 100 a luglio e ad ottobre pure un'altra 100 miglia. E sono razzi.

Perchè al Quadrifoglio spingi come un matto, vinci pure, ma nonostante il tuo ego ti dica che sei immortale, al sabato dopo vai con il Prof e Fabrizio a farti 40 km e sei morto e hai una caviglia malmessa che ti fa compensare anche con la punta delle orecchie. Ma mai mollare, scherzi, c'è una 100 miglia da preparare, e allora salti mortali per inserire uscite anche se nell'ultimo mese stai viaggiando per mezza Europa, il tempo fa schifo e c'è pure il matrimonio di tua sorella. E la caviglia continua a far male (come fa a guarire correndo?) e la testa dopo un po' riporta un vecchio ritornello del buon Marco Masini (no, NON SONO SUPERSTIZIOSO) "perchè lo fai, disperato ragazzo mio..."

La storia ha un finale semi lieto, nel senso che non mi sono autodistrutto: una sera uscendo per un lungomare con Maria Carla ho l'illuminazione. Corricchiamo tranquilli, c'è il sole che tramonta, facciamo due parole in pace, parliamo di cosa cucinarci la sera e la testa finalmente va da sola. Il dolore passa, torno di nuovo a casa soddisfatto. Anche se abbiamo fatto "solo" 10 km. Ed il cronometro manco l'ho fatto partire.

Tra i runners ci sono sicuramente personalità particolari, ma tra chi fa ultra penso si trovino veri casi umani. E' nella natura delle cose: troppi km da fare, troppe emozioni, ed ogni volta ci mettiamo sul filo di un rasoio prendendo bordate da ambo le parti, non è semplice tenere la direzione. Ma la strada è maestra, ha un suo modo per dirci che non sei messo bene: chi è bravo se ne accorge subito, chi è un po' più ottuso come me ha bisogno di più tempo, certi fanno finta di niente e tirano dritto finchè reggi e poi scoppi.

E così ho ricostruito.

Abbassando i ritmi. E anche il kilometraggio, per qualche giorno. Ho ripreso a fare attenzione a come correvo. Mi sono rimesso a fare stretching. E qualche addominale e plank per controllare quel dolorino all'inguine che da mesi mi diceva PUBALGIA, ma niente, c'era da fare i km! Ho tagliato anche qualche birra e cercato di non abbuffarmi. Il mio corpo ha ringraziato, la testa anche. E giovedì scorso sono uscito dall'albergo, attaccato il cronometro e fatto 15 km in un parco di Sofia, aumentando piano, poi più forte, poi ancora più forte e alla fine senza sforzo ho fermato il cronometro ed ho visto che c'ero. Come prima, anzi meglio.

Ora, la caviglia è più o meno a posto. Il mio dolore all'inguine mi sembra di poterlo controllare. I km li ho fatti comunque. Sono riposato. Ed ho quel misto di paura ed eccitazione che ci deve essere prima di una cento miglia.

Pronto. Consapevole che può capitare di tutto, ma anche che venderò cara la pelle e cercherò nuovamente quel limite a cui tutti cerchiamo di avvicinarci.

1 comment:

  1. e a me che sembravano tanti i miei quasi tremila a fine dicembre

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