Tuesday, August 19

Lakeland 100 (in italiano) 25/7/2014

Ahhhh, eccoci pronti ad un nuovo mattone per raccontare la mia Lakeland 100.

Questa volta l'avvicinamento è stato perfetto: niente cancellazioni di voli (ok, piccolo ritardo), viaggio verso il Lake District perfetto, una giornata tranquilla di acclimatamento ed il venerdì ci trasferiamo alla John Ruskin School e montiamo la nostra tenda nel campo assieme a tutti gli altri runners. Atmosfera fantastica, si fa due parole con gli altri (gli inglesi sono gentilissimi e scambiano tutti due parole quando passano), c'è un servizio mensa favoloso, bagni e tutte le comodità. Validissimo.

Stretching, mangio qualcosa, studio ancora un po'la cartina ed il roadbook ed è ora del briefing. La gara ha la fama di essere molto, molto selettiva, con una dropout rate altissima (circa 50%), tanto che ad un certo punto Marc l'organizzatore ci dice di girarci verso il nostro vicino e presentarci.
Dopo aggiunge "Uno di voi due non arriverà, sperate sia l'altro" scatenando le risate generali.

Relax pre partenza. Notare la spaziosissima tenda AKA "il loculo".

Pronto. Più o meno.
Sulla linea di partenza sono tranquillo ed incontro anche Matt con cui ci eravamo sentiti pre gara. Mi sneto bene, certo, fa caldo, stiamo beccando la heatwave di cui parlano giornali e TV, ma alla fine sono di Genova, ci sono abituato cavolo!

Sono sullo sfondo che parlo con Matt Wilson, in primo piano Simon Bourne
Photo by sportsunday.co.uk  
Partiamo ed un gruppo scatta avanti deciso. Alè. Non mi ammazzo, ma allo stesso tempo cerco di tenere un ritmo decoroso per  levarmi dal casino e cercare di muovermi.

Con Marco Consani alla mia sinistra. Ultima volta che l'ho visto. Che gara Marco!
Sto bene, in cima alla prima salita c'è ancheDrew che mi incita ed apprezza le mie Helios gialle (è lo stile italiano amico). Ian Corless sta fotografando (guardatevi le sue foto qui, ce n'è anche qualcuna mia!) e siccome sto seguendo un'altra coppia di runners non devo navigare niente (il grande dilemma di questa gara: non segnata, quindi roadbook e mappa e camminare, very British).
In discesa accellerano decisi, ma nei piani recupero. Dopo il primo CP però, rimango solo, è ora di navigare. Niente panico e tiro fuori il roadbook. Mi ci vuole un attimo per entrare nell'ottica ma ce la faccio.

1 mile race: il prossimo TK. Stile a palla
1 mile race. La più giovane partecipante: la figlia di Marc




















Mi sembra di fare un po'troppa fatica per essere all'inizio di una gara così lunga, come se non fossi entrato al 100% nell'idea di dover stare in giro 24h e più. Però cerco di restare attaccato a due runners che mi hanno raggiunto in una parte paludosa e fangosa. Uno dei due in discesa parte deciso, l'altro, Chris, mi salva dal mio primo errore clamoroso di percorso. Corro con loro fino al secondo CP, poi devo mollarli perchè sulla salita corribile vanno semplicementre troppo forte per me che sto faticando a correre anche in discesa. Non bene. Qualcun'altro mi passa, Simon, poi ancora un altro, ma cerco di tenere ed alla fine usciamo da Wasdale insieme. Il sole finalmente sta tramontando ed io mi sento meglio. C'è salita e mi sta bene perchè posso rimettermi in sesto ed abbassare i ritmi. Ma più di tutto inizio a parlare con Simon e finalmente la smetto di pensare troppo alla mia corsa. La salita aBlack Sail Pass è dura, ma saliamo bene: è ora di mettere le frontali e via verso lo YHA e a risalire. Fa davvero un caldo assurdo, devo fermarmi ad un ruscello a bere e rinfrescarmi, ma il ritmo di Simon è perfetto e sa benissimo come navigare il percorso. E intanto che parliamo e ce la raccontiamo le miglia passano.

Poco dopo la partenza, questo è il Lake District. Photo by sportsunday.co.uk  
Lungo il lago finalmente anche la mia corsa migliora: fermata rapida al CP e poi via verso la parte che dovrebbe essere la più infida da navigare, ma Simon è sul pezzo e ce la caviamo senza troppi problemi. Salita lunga e continua in una splendida notte stellata, insolitamente calda, ma in cima a Sail Pass sto finalmente bene ed in discesa mi lascio andare per seguire due frontali davanti a me. Simon dovrebbe essermi subito dietro, ma ad un bivio le due luci davanti stanno a destra quando sono sicuro dovremmo andare a sinistra. Dubbio amletico, dovrebbero conoscere bene il percorso, cosa faccio? Dietro a me non vedo Simon. Non bene.
Alla fine torno indietro un pezzo e vedo una luce in fondo alla valle: ancora più confuso. Però la luce sta risalendo verso di me, potrebbe essere lui, aspettiamo e vediamo. Ed eccolo che dopo poco compare, si era sbagliato anche lui al bivio precedente, ma alla fine abbiamo perso 10 minuti e mi conferma che la strada giusta è quella a sx: direzione Braithwaite e via così.

Photo by sportsunday.co.uk  
Momento di euforia, al CP c'è un sacco di frutta (yummy, il miglior cibo possibile durante un ultra, prendete nota organizzatori), ma più di ogni altra cosa, appena uscito dal CP vedo il Cinghialone in terra britanicca. Lui e Brabara sono appena arrivati dall'Italia e c'è anche MC che finalmente rivedo dopo la partenza. Esaltazione mistica, l'accoppiata con Simon funziona (scopro che ha il settimo tempo DI SEMPRE nel Bob Graham Round, nobiltà pura e certificata), lo stomaco lavora ed entriamo in un tratto che mi è almeno familiare. Ci diamo dentro dopo Keswick, in salita e poi ancora meglio sul lungo tratto fino a Blencathra, dove vediamo che dietro di noi ci sono altri runner. E' comunque prestissimo per pensare realmente a gareggiare. Discesa, tratto sul sentiero che ripercorre la vecchia ferrovia e poi in territorio Bob Graham Round verso Clough Head. In cima vediamo due frontali, dovrebbe essere James Elson di Centurion Running che sta facendo un tentativo al Round! In qualche modo la cosa mi da la carica e sui cinque chilometri che portano verso Dockray corro deciso: la fatica inizia a farsi sentire, ma le prime luci dell'alba riempiono l'orizzonte.
Dopo il CP Chris Perry, che si è fatto una piccola deviazione involontaria, ci raggiunge ed io cerco di stargli alle costole almeno per un pezzo. Faccio un piccolo errore a Dacre ma il lungo pezzo su strade e sterrati alla fine passa. Non vedo l'ora di arrivare a Dalemain dove ho la mia sacca ad attendermi: ho bisogno di sedermi, ricompormi, cambiare calze, provare a mandare giù un recovery e rivedere la mia crew (anche se non può farmi assistenza). Sono veramente stanco e siamo solo a metà.


Dalemain

Dalemain
C'è Maria Carla, ed insieme a lei Massi e Barbara. Capisce che sono in un momento di low e così cerca di tirarmi su. Mi prendo un po'di tempo, bevo il recovery, qualche litro d'acqua, provo a mandare giù della zuppa e mi sistemo i piedi sfatti dal bagnato. Ahhh, va meglio. Arriva Simon e subito dietro un ragazzo che sembra in palla. Chiedo a Simon se è pronto ad uscire, ma mi dice di andare che ha bisogno di tempo e così esco lentamente dalla tenda e riparto camminando prima di riniziare a corricchiare lungo il fiume. La salita dopo Pooley Bridge sarebbe anche corribile ma ho bisogno di camminare e subito dopo la cima il ragazzo giovane mi passa al doppio della mia velocità. Sarà una lunga giornata.


Lacing up with Michael and Simon
In qualche modo ricomincio a correre meglio, aumento un pochino ed al CP di Howton arrivo mentre Chris e l'altro giovane sono ancora lì. Uscendo dal CP (e leggendo le mitiche frasi motivazionali che hanno affisso) inizio a pensare che devo raggiungere Mardale in uno stato semi-decente, e da lì dovrò solo tornare a casa (mai pensata fu più sbagliata). Raggiungo Chris e scambiamo due parole ma lui è distrutto dal sonno e ha bisogno di un break. C'è Ian Corless che sta scattando ma non riesco manco a fare finta di correre. Però cammino deciso fino in cima cercando di non rallentare troppo.
Il paesaggio è fantastico e dalla cima riesco a vedere la lunga traccia nell'erba che scende e qualcuno che sembra camminare mezzo miglio in lontananza. Rinfrancato riprendo ritmo e appena prima del lago passo un ragazzo che cammina. Ottimo per il morale, ma il lungo tratto a bordo lago tra felci di due metri e pietroni e caldissimo e non permette di prendere il fiato o trovare un ritmo continuo. Una volta raggiunto il CP gestito dai mitici Spartans mi siedo, bevo, mi rimetto in sesto e parto per la dura salita verso Gatesgarth.

Leaving Dalemain, quads gone
Pooley Bridge, trying to loosen the legs

Vedo qualcuno davanti, ma la lunga discesa pesa sui miei quadricipiti ed il fondo di sassi taglienti sta uccidendo i miei piedi. Arrivo in fondo, bevo di straforo una bottiglietta d'acqua che mi passa una simpatica coppia e riparto sul sentiero verso Kentmere. Ora sono davvero stanco e fa un caldo insensato: cerco di bagnarmi testa e polsi ad ogni ruscello e pozza di fango, ma è dura. Finalmente raggiungo Kentmere dove, sorpresa sorpresa, vedo il giovane fermo a mangiarsi una pasta. Sembra decisamente accaldato e nella salita seguente lo raggiungo, guadagnando terreno nella discesa seguente dove sembra abbia qualche problema alle gambe. Dovrei essere in quarta posizione, non male, ma sono così stanco che non riesco manco a gioirne. Inizio a pensare ad Ambleside, dove finalmente rivedrò MC, Massi e Barbara, penso che la parte seguente bene o male la conosco, che avvicinandomi alla fine prenderò coraggio... ma il sole picchia duro e dietro a me Michael, il ragazzo, non sta mollando per niente. Anzi. E così provo ad accellerare in discesa fino a vedere finalmente MC in mezzo ad Ambleside popolata di turisti.

Uscendo da  Ambleside, con MC
Acqua, litri di acqua, pure addosso, e via. Sto di cacca, ma tengo duro fino a Skelwith Bridge, corro bene il lungo tratto fino a Chapel Stile senza fermarmi un secondo. At Elterwater MC mi dice di correre deciso che Michael sta guadagnando ma sono alla fine delle forze. Comunque continuo a correre.

CP a Chapelstile, la cola è calda e l'acqua anche, ma ho bisogno di sedermi per 10 secondi ed ecco che arriva Michael che pare abbia corso deciso. Oh no, non voglio duellare così in fondo ad una cento, con le gambe andate ed il cervello fritto. Il tratto fino a Side Pije Pass è il peggiore:: sono fottuto ed il sentiero è pessimo, non riesco a trovare un ritmo e ad un certo punto penso che se mi prende pazienza, non ho niente di più da dare e  devo solo pensare a finire questa bestia di gara. Ma una volta arrivato al check prima di Fell Foot Farm, lo vedo appena dietro e qualcosa scatta, riesco a trovare ancora un briciolo di energia e corro deciso la discesa e seguente salita. Finalmente sto per arrivare all'ultimo CP, Tilberwhite: è quasi fatta ma non posso godermi in pace la frutta del CP perchè Michael sta arrivando
Ok, vediamo di finire. Salita brutale e poi il sentiero si apre su un altopiano: cerco di darci dentro e ad un certo punto vedo anche il terzo che sta per scollinare verso l'arrivo.Mai più che ti prendo.
Vorrei rilassarmi e godermi la fine, ma Michael appare dietro e corre. Forte.

Nice photo by Thomas Loehndorf
E' ora di tirare fuori l'ultimo briciolo di energia, quello che manco io ricordavo di avere. Inizio la discesa verso Coniston e mi abbandono, dimenticando le gambe in fiamme ed una volta raggiunto l'asfalto sono così gasato che non smetto di accellerare. Passa il pub, passa il ponte, passa la stazione di servizio e finalmente ecco ricomparire la John Ruskin School. Maria Carla corre con me e finalmente la linea d'arrivo: 23:38:00. Cento miglia in un giorno.

Una delle mie foto preferite di sempre: gioia e distruzione, la fine di una cento. By MC
Sono finito, letteralmente finito, come non ero mai stato prima. Ma questo è un arrivo di cui sono davvero fiero, ho corso sul filo del rasoio per quasi 20 ore, e questa volta più di ogni altra, sapevo che se girava storto qualcosa, sarebbe stato DNF e tutti a casa.
Mi sdraio finalmente sull'erba e non riesco a smettere di ridere. E' la sensazione migliore che ci sia e mi godo ogni singolo secondo. Arriva Michael (25 anni e alla prima 100 portata a casa con l'esperienza di un veterano. Da tenere d'occhio.). Poi arriva Chris, che è riuscito a raddrizzare la gara. Mi faccio la doccia, mangio ed anche Simon finisce. Poi dritti in tenda che sto crollando.


Sonno
Domenica mattina striscio fuori dalla tenda e finalmente lo stomaco è a posto: è tempo di breakfast, panino gigante, tea e tifo per chi arriva. Alla fine anche il mio vicino di tenda Andrew la porta a casa con 10 minuti rimasti sull'orologio e le peggiori vesciche mai viste.
E' tempo delle premiazioni con Drew, Claire ed il resto dei Centurion. Marc, l'organizzatore, è un cabarettista, fa morire dal ridere con le sue storie... e si, mi girano che sono arrivato ad un posto dal vincere una Petzl NAO, ma la vita è così e Marco, Charlie e Lee erano su un altro pianeta oggi.

E'tempo di andarsene, ma non prima di bermi una pinta di real ale allo Ship Inn, non distante dalla scuola (a dire la verita incredibilmente distante per il passo malfermo che sfoggio). Era una Coniston Bluebitter? O una Jennings? Non ricordo, ma comunque ottima: sono a godermi il sole con la mia crew/compagna di allenamento/infermiera/compagna Maria Carla, una nuova 100 in tasca e una marea di ricordi da portare a casa. L'estate e magica e la prossima pinta è lì dietro al bancone...


Recovering in the Highlands
Ho incontrato così tanta gente simpatica nei quattro giorni passati a Coniston che mi dispiace per tutti quelli che dimenticherò di mettere qui, comunque: prima di tuttoil più grande grazie va ai volontari. Sono stati incredibili, nel permettere a tutti di correre questa gara e nel supportarci moralmente. Sono loro che fanno questa gara speciale.
A Riccardo, e Montane per il supporto. Ai miei sponsor: Ale e Luca de La Sportiva, Andrea di Biovita/Powerbar e a Luigi e Zero Running Company. A ian Corless (e Niandi) per la chiaccherata e le foto (ebbene si, ci sono ascoltatori italiani di TalkUltra). Ai ragazzi del Centurion Team (James, Drew, Paul, Claire), è stato grande rivedervi, e per James: the third is a charm. Ai vicini di campeggio per le chiacchere e le risate. I ragazzi turchi di Iznik: ben fatto ragazzi. A Michael jones e Chris Perry, giovani runners con un grande futuro davanti. Più di tutto a Simon Bourne, è stato un grandissimo piacere condividere molte miglia ed altrettante storie, uno dei runners più umili che ho avuto il piacere di incontrare... Ma che runner! Tornerò un giorno per il BG.
A Massi e Barbara, non potete neanche immaginare cosa significa vedere facce amiche nei momenti difficili: sono contento che vi siate innamorati anche voi del Lake District.
Infine, alla ragazza che non solo riesce a convivere con la mia dipendenza da corsa, ma mi incoraggia continuamentea correre più forte e dare il 110% ogni volta. Sei unica, e ho detto tutto.

Cona la mia crew, finalmente all'arrivo pulito e docciato. Photo by Thomas Loehndorf

Materiali:

Dopo mille ripensamenti, ho corso con le La Sportiva Helios, e si sono comportate alla grande. Ci sono stati alcuni momenti in cui avrei forse voluto un po'più di protezione la sotto, forse un rockplate, ma il comfort è eccezionale, ed in una gara così lunga vuol davvero dire tanto. Le Bushido sarebbero state perfette per suola ed ammortizzazione, ma forse anche un po'troppo precise nel tallone.

Avevo la mia t-shirt Zero Running Company fino a Dalemain, dove l'ho cambiata per lo smanicato: entrambe fantastiche in una giornata calda ed umida, sicuramente un grande test per la nuova collezione che uscirà in primavera. Nessuna irritazione, manco con lo zaino, si asciugano in fretta e sono stilose: devo aggiungere altro?

Le mie La Sportiav: grazie per aver mantenuto i miei piedi quasi intatti
Ho usato le calze Injinji nella prima metà, e sono state ottime. Ma quando ho infilato le Drymax, mammamia che meraviglia: mi hanno salvato fino alla fine. Credo che una bella spalmata di pasta di zinco Mustela aiuti comunque, specie se sai che terrai i piedi umidi per ore.

Avevo uno zaino a vest della The North Face che mi è stato dato in test e che avevo provato solo una volta per 30 chilometri (èh si, molto intelligente lo so): alla fine si è dimostrato quasi perfetto, della giusta misura e abbastanza confortevole da non diventare fastidioso. Ho usato delle soft flask per portarmi dietro un litro d'acqua, che in se stesso non era abbastanza, ma ho bevuto da tutti i torrenti e ruscelli marci sul percorso senza contrarre (per adesso) nessuna malattia.

Avevo l'incredibile smock Minimus della Montane e pantaloni impermeabili coordinati: entrambi fantastici, ho poi avuto modo di apprezzarli la settimana dopo in Scozia.

Cibo: solita dieta di gel Powerbar, a parte le due ore prima di Dalemain dove sono passato alle caramelline Powerblast. Avevo un recovery al cioccolato di Powerbar a Dalemain che mi ha aiutato a rimettere un po'di pepe nelle gambe. Ho bevuto qualche milione di litri d'acqua ed un po'di coca (che però era sgasata, orrore!) e la solita frutta dovunque la trovavo: fragole, albicocche, mandarini, anguria. Fantastico, il cibo assoluto durante le ultra.
Dopo la gara, avrei dovuto bere i miei recovery... ma la mensa alla John Ruskin School era troppo buona e mi sono riempito di jacket potatoes e sheperd's pie. Siete i migliori, le Fairy Lillies spaccano.
Il pinnacolo della mia strategia di recovery è stata la cena di domenica con MC, Massi e Barbara al Britannia Inn di Elterwater: steak and ale pie e svariate pinte di bitter. Ce la siamo anche cavata nella quiz night, se non fosse stato per qualche starlette della TV britannica saremmo forse saliti sul podio.
E'uno dei migliori pub della zona, non perdetevelo se siete nel Lake District.

Come? Non ci siete mai stati? Probabilmente vivete in un altro emisfero o continente! Se ti piaciono le montagne, la corsa e la cultura ad esse legata, non c'è niente da dire, bisogna andarci. A presto Lakes...

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