Monday, November 23

UTMB 2015

Ho scritto questo report pochi giorni dopo la gara,ma come al solito mi ci sono voluti due mesi per mettere tutto insieme: non male. Comunque sia, ora è qui per chi è interessato. Lungo, come al solito, ma noi ultrarunner tendiamo anche ad essere ultrascrittori. Alcune delle foto (quelle belle) sono di Daniele Nicoli, se volete saperne di più vedere qui il suo sito e qui quello del Terzo Ristoro.

Sono seduto alla scrivania, mi bevo una bella tazza di caffè dopo aver divorato un sostanzioso piatto di pasta e guardo il mare chiedendomi se dopo uscirò per un giretto sui sentieri dietro casa o no. Potrei. Ma probabilmente non lo farò. Mi sa che mi concederò un paio di birre e lascerò scivolare il pomeriggio guardandomi il sole che scompare dietro le montagne.

Qualsiasi altro giorno, sarei lì a cercare di rispondere al volo alle ultime e-mails per poter finalmente mettere le scarpe e andare a correre finchè c'è luce. Non oggi.

Perchè ho appena corso 100 miglia intorno alla più alta e cattiva montagna d'Europa (ok, Europa continentale, al giorno d'oggi). Ed ho ancora i quadricipiti scoppiati, sono addormentato come un koala, il mio corpo ha bisogno di capire come fare a ritornare alle sue funzioni originarie e la mia testa ha bisogno di tempo per riorganizzarsi dopo aver passato troppo tempo a pensare a tempo, calorie e quanta acqua bere.
Ma la soddisfazione è tanta, e resta a testimonianza delle ventisei ore che ho speso intorno al Monte Bianco.

Mi ci sono voluti quattro anni per tornare all'UTMB. La prima volta è stata fantastica: prima cento miglia, ho incontrato alcune persone che sarebbero diventate grandi amici, ho finito bene e l'esperienza mi aveva aperto un nuovo mondo. Sapevo di volerci tornare, ma sapevo anche che ci sarei tornato per affrontarla diversamente.

Avevo pianificato il mio anno alla perfezione: ad Ottobre avrei comprato la nuova casa e ci avrei lavorato nella off season. Sarei tornato ad allenarmi, avrei fatto la NDW 50 come prima gara, poi due mesi duri e tirati prima di Lavaredo Ultra Trail. Dopo di quella, tutto concentrato sull'UTMB Training Camp. Com'è andata a finire? Abbiamo avuto le chiavi alla fine di febbraio, ci siamo spaccati la schiena per tre mesi in casa in cui mi allenavo prima dell'alba solo su asfalto, ho fatto la NDW 50 (saltando anche la comunione della mia nipotina che non me lo perdonerà mai) con un chilometraggio infimo e LUT con ancora meno allenamento quattro giorni esatti dopo aver traslocato in una casa senza cucina, sciacquone o letto. Chissà come, entrambe le gare sono anche andate abbastanza bene.

Io ed il Cinghiale alla NDW 50, felici di dividere il terzo posto
Però sapevo che avrei dovuto incrementare per Chamonix, e post LUT mi ci sono messo sotto. A causa dei tanti viaggi di lavoro, non ho avuto molto tempo per lunghissimi o bei weekend alpini, ma ho approfittato al meglio degli incredibili sentieri che mi sono ritrovato dietro casa nuova. Si, vero, è stata l'estate più calda degli ultimi 50 anni... ma come forse saprete, l'adattamento al caldo mi è venuto utile anche all'UTMB.

Nonostante tutto, ero tranquillo. Sapevo di avere quello che ci voleva per fare una gara decorosa. E nei giorni precedenti alla gara mi sono rilassato, ho fatto il tifo per gli amici impegnati nelle altre gare e ho scroccato cibo e birre in vari party. Ero molto calmo anche venerdì pomeriggio mentre mi preparavo lo zaino, le drop bags e guardavamo le ultime cose con MC, che ancora una volta si sarebbe fatta carico di stare in giro due giorni attraverso tre nazioni per raccogliere i miei pezzi.
Ma quando mi ha lasciato in paese per avviarmi alla partenza la grandezza di cosa mi aspettava, la gente e l'atmosfera hanno avuto la meglio, e mentre camminavo verso la partenza tra due ali di folla urlante, mi sono sentito come un bambino al primo giorno di scuola. Intimidito.
A testa bassa ho cercato uno spazietto tra le superstars poi fortunatamente i miei amici James Elson e Rick Ashton mi hanno chiamato e mi sono seduto con loro, Danny Kendall e Majell Blackhausen al sole a parlare, scherzare e far passare i venti minuti prima del via, tanto che non mi sono neanche accorto della inascoltabile musica di Vangelis prima del via (che scassamento di palle) ed una volta partiti ho solo pensato a come non farmi travolgere dai 2300 runners dietro di me.

Ancora sobrio sulla prima salita
Il primo tratto fino a Les Houches è stato velocissimo, come al solito: ho chiaccherato un po'con Stefano Ruzza e Daniele Gaido, mi sono fermato al ristoro e per il gran caldo mi sono bagnato subito la testa... con un bicchiere di sali! Ottimo inizio. Mi sono preso una Coca e poi abbiamo iniziato sul serio con la salita a Le Delevret. Fuori i bastoncini (decisione dell'ultima ora) e via. Ho cercato di mantenere il livello dello sforzo sotto controllo, parlottando con Michael Jones, un ragazzo con cui avevo battagliato alla Lakeland 100 nella seconda metà di gara e che mi sono ritrovato in campeggio a Cham, ma era decisamente più in forma di me e così mi sono tenuto indietro e mi sono goduto la discesa su Saint Gervais. Solita folla festante e poi parte corribile fino a Les Contamines. Ero in un buon gruppo con le belle della scena, Fernanda Maciel e Stephanie Howe, che mi stava più che bene come posizionamento. Les Contamines è l'ultimo punto dove si può vedere la tua crew fino a Courmayeur, e quindi ho caricato gel, acqua, bevuto la solita Coca, baciato MC e me ne sono ripartito nel buio della tarda sera.

La mitica salita al Bonhomme
La salita al Col du Bonhomme inizia con una delle mie parti preferite della gara. Ci sono migliaia di persone ai lati della prima parte di salita e sembra di stare al Tour de France. Sono soprattutto spagnoli, catalani e baschi, ma nel mezzo ci vedi anche gente come Topher Gaylord, e fanno un casino infernale con tanto di pacche sulle spalle ed incoraggiamento personalizzato. Se non ti mette il pepe una cosa così sei un robot o sei emozionalmente morto. Sulla salita me la sono cavata e nel traverso seguente mi sono messo dietro a Daniele, che è un amico ed un grande runner, e poi mi sono cacciato in discesa con gusto finche la mia Petzl NAO (che mi era stata gentilmente concessa da Petzl ma che non avevo avuto tempo di testare) non mi ha abbandonato e non sono crollato sulla caviglia. La stessa che mi ero accartocciato dieci giorni prima della gara e che aveva miracolosamente recuperato. Ero incazzato. E non volevo compromettere la gara per aver voluto usare una frontale da figo senza averla mai provata. Mi sono alzato, ho provato la caviglia e mi è sembrata ok. Vediamo la frontale: luce fioca, ma cambiare la batteria senza averci mai provato prima (intelligente lo so) mi sembrava fuori discussione, e così ho pensato di farlo a Les Chapieux visto che mancavano solo tre chilometri. Con un po'di attenzione arrivo al ristoro e... tadah! Assistenza Petzl: la fortuna aiuta gli abbelinati.
Nuova batteria, un po'di Coca e via per non raffreddarmi, anche perchè intorno vedevo gente famosa che iniziava a soffrire e non volevo farmi influenzare.

Tender is the night
Il tratto di asfalto dopo il ristoro me lo sono goduto. Ho principalmente camminato veloce con qualche tratto di corsetta leggera, ma è stato fantastico godersi una luna enorme in mezzo a quelle montagne con un caldo inaspettato. La seguente salita al Col de la Siegne è tosta, ma avevo un buon ritmo, ho parlottato con Jesse Hynes e poi raggiunto Michele Graglia che non stava bene, ma è stato comunque gentilissimo. C'era un po'di vento e per mezz'oretta ho anche messo la giacca, ma appena iniziata la discesa sono ritornato alla canotta perchè faceva davvero troppo caldo. Che nottata!
Mi ero quasi dimenticato che i Poletti avevano introdotto quest'anno una nuova variante, ma la fila di frontali che risalivano la montagna invece di scendere al Lac Combal me lo hanno subito ricordato.
Il giro delle Pyramidees? Una solenne cazzata. Una salita su melma e roccioni seguita da una discesa inutile su rocce su cui non c'era modo di trovare un ritmo decente fino al Rifugio Elisabetta oramai in prossimità del Lac Combal. Completamente slegato dal resto di un percorso oramai tradizionale ed assolutamente fuori luogo. Però una volta arrivato a Lac Combal ho avuto la bella sorpresa di vedere Maria Carla a fare il tifo: mi ha detto che stavo andando benissimo e che avevo Pablo appena davanti. Ho lasciato il ristoro di buon umore e con la voglia di arrivare a Courmayeur in fretta.

Sulla salita al Mont Favre ho passato Danny Kendall (grandissimo) che non stava avendo la sua giornata migliore, e Stephanie Howe appena prima di svalicare, poi Jeff Browning con una caviglia andata prima della discesa su Courma. Quest'ultima parte è sempre stata un incubo per me, ma tutto sommato in compagnia di un ragazzo spagnolo è passata ed in fondo c'era l'amico Alessandro Montani ad aspettarmi e scortarmi fino al Forum Sport Center.

Sapevo che stavo andando bene e non volevo buttare via troppo tempo. Dopo il tifo di Mau e la Ale (grazieeeee) Maria Carla è stata perfetta come al solito nel darmi informazioni, rifornirmi e poi mandarmi via in soli quattro minuti. Mi sono anche perso a Courmayeur che alle tre di notte era una città fantasma (diciamo che la parte francese aveva qualcosina di più come tifo/supporto) e poi ho iniziato la lunga lenta risalita verso il Bertone dove c'era Sage Canaday costretto al ritiro da una caduta nel fottuto tratto delle Pyramidees.

L'alba in Val Ferret
Lo spuntare dell'alba mi ha fatto sentire stanco, sporco e miserabile mentre di solito tutti l'aspettano come una rinascita, ma ho agganciato l'amico Christian Modena (che ha finito e bene nonostante uno stomaco da buttare) e Michael Jones (anche lui arrivato e bene con uno stomaco da buttare).Ho corso per un po'con Joe Grant che avevo conosciuto martedì al party di #LikeTheWind e dopo Arnouva mi sono accodato a due tedeschi che avevano un gran bel ritmo.

Discesa verso Arnouv, gambe pesanti e sguardo da sonno
La salita al Col Ferret è stata dura come al solito, ma aver passato un po'di gente mi ha dato morale. La discesa seguente è sempre stato il mio punto più basso sia alla CCC che all'UTMB, ma mi sono accodato ad un bel gruppo e ho cercato di tenere botta.

A denti stretti verso il Col Ferret
Nel frattempo il caldo iniziava a farsi sentire: ho finito l'acqua e stavo iniziando a preoccuparmi quando finalmente abbiamo incrociato un ruscello. Gli altri hanno riempito la borraccia e sono andati: ero tentato di seguirli per non perdere il treno, ma dentro di me sapevo che era giusto fermarsi e prendere tutto il tempo che ci vuole per mettermi a posto, visto che non eravamo manco al km 100.
E così ho bevuto, riempito le borracce e poi mi sono rinfrescato sotto il ruscello per digerire a dovere il gel che avevo appena preso. Ha funzionato, perchè una volta a La Fouly ho bevuto un bicchiere di Coca e sono uscito subito mentre i ragazzi del Terzo mi aggiornavano sulla situazione: le temperature alte iniziavano a fare le prime vittime, ma io ero ancora ok. Più o meno.

Discesa verso La Fouly con scenario niente male
Gambe pesanti, ma ancora capaci di correre. Tanto che per un bel pezzo mi accodo a due spagnoli in palla, ma nel giro di un chilometro la situazione passa da ok, a non proprio ok a completamente fottuto. Ci siamo, ho pensato. Marce basse e avanti, ogni cinque minuti immergevo la testa nelle fontane ghiacciate dei vari paesi lungo la strada.

Iniziando a sentire il caldo
Alla fine sono sbucato alla base della salita per Champex: non lunghissima, ma bella dritta. Ero decisamente a pezzi ed ho iniziato a salire molto lentamente.

La salita a Champex
A metà salita, un'altra fontana: questa volta mi ci sono seduto dentro ed ho aspettato mezzo minuto di raffreddarmi davvero, poi piano piano anche la cima è arrivata con i ragazzi del Terzo ad aspettarmi.

Con il Compagno Gino Martino

Entrando al ristoro con MC
Mi sono seduto un secondo e mi sono finalmente preso qualche minuto. Non ho fatto niente di speciale, solita Coca e gel, ma Maria Carla ha insistito perchè mi cambiassi canotta e mi rilassassi un attimo ed aveva come sempre ragione. Intorno al lago ero ancora duro, ma appena entrato nel bosco le cose hanno riniziato a funzionare.

Verso Bovine
Finalmente ombra!
Alla base della Bovine ho acchiappato Seb e Sylvaine Camus, due ottimi trailers, il che mi ha dato una certa spinta. La salita è dura e quest'anno l'hanno resa ancora più dura aggiungendoci un pezzo inutile. Ho preso anche Damian Hall e poi Robbie Britton. Mi è dispiaciuto per Robbie perchè so il tipo di impegno che aveva messo nel preparare questa gara: ero sicuro che avesse tutte le carte in regola per entrare tra i dieci, un obbiettivo che può sicuramente raggiungere. Ho anche cercato di incitarlo, ma non era chiaramente la sua giornata.


In qualche modo e maniera, ho ritrovato abbastanza gambe da fare una discesa decorosa e mettermi dietro il gruppo, ma poco prima di Trient Aussie Majell mi ha passato al doppio della mia velocità: come facesse ad avere ancora quella spinta a 150 km non lo so, ma comunque sono arrivato a Trient esaltato ed in completa high.


Curato come un bambino
Ho cambiato calze (grande mossa), riempito tutto e sono uscito con una missione: arrivare a Vallorcine in piedi e poi iniziarmi a preoccupare dell'ultima salita.


Rinfrescandomi appena fuori Trient
Per qualche inesplicabile ragione, ero sicuro che la salita a Catogne fosse facile e si adattasse bene alle mie caratteristiche. Sbagliatissimo. Mentre strisciavo sul sentiero con Majell che scompariva avanti cercavo con gli occhi per trovare ruscelli, rivoli, pozze o qualsiasi forma d'acqua.Fino a quel momento mi ero bagnato testa, polsi e collo per abbassare la temperatura corporea e riuscire a digerire il filotto di gel che stavo ingurgitando, ma qui il piano è saltato clamorosamente. In cima ho dovuto addirittura fermarmi un minuto a sorseggiare la mia ultima acqua chiedendomi cosa avrei fatto ora.

The death march to Catogne
Ma la fortuna aiuta gli abbelinati, e così due ragazzi mi hanno detto che il ristoro era ad un chilometro. Rinfrancato son op ripartito ed una volta al ristoro mi sono infilato sotto due rubinetti ghiacciati fantastici. Dietro di me è comparso un'altro italiano, Ivano Molin. Ivano è un grande runner che viene dalle Dolomiti, ma non volevo mollare senza combattere e così nella prima parte di discesa sono riuscito a mettere un po'di spazio tra noi due. Poi il terreno è diventato tecnico, ho rotto l'impugnatura dei bastoni ed Ivano è semplicemente più forte su quel terreno. Ma ero felice, in prossimità di Vallorcine e ho anche incrociato il mio amico Victor Mound che mi ha incitato a proseguire e darci dentro deciso.

Quasi a Vallorcine
La vista di Vallorcine con tutti gli amici urlanti è stata troppo bella. Anche Sonia e Fulvio mi avevano raggiunto e mi sono quasi scese due lacrimucce.

Terzo Ristoro posse a Vallorcine
Carico di gel, borracce piene e fuori di corsa. Cioè, più o meno. Perchè in realtà camminavo con qualche sprazzo di corsetta quà e la. Mi sono fermato un secondo a rinfrescarmi nel fiume ed Ivano mi ha passato nuovamente, e con me alle calcagna 50 metri dietro siamo arrivati al Col des Montets.
Qui la mia crew avrebbe dovuto dirmi di rilassarmi e prendermela con calma che era quasi finita. O almeno io avrei voluto sentirmi dire così.
Invece Maria Carla mi ha detto che comunque dovevo cercare di prendere Ivano e tutti quelli che erano davanti, di dare tutto ed uccidermi sull'ultima discesa. Io ero in modalità sopravvivenza, ma le sue parole hanno acceso qualcosa in me.

MC peep talk al Col Montets
HHo niziato la salita a Tete aux Vent con Massi, Luca e Sonia da Genova che mi davano la carica, promettendomi che se in cima avevo ancora in vista Ivano, avrei dato tutto per cercare di prenderlo.

Chi l'ha fatta, sa che è una salita orribile, ma una volta sopra dopo le quindici finte cime, il sole dietro di me illuminava con gli ulti raggi il Bianco e le Jorasses di arancio e 30 camosci stavano ai lati del sentiero beati. Stavo per finire l'UTMB e tutto era fantastico. Vera magia.

Ma avevo ancora un lavoro da finire ed Ivano era due/tre minuti davanti a me con Renan Rouanet: ho piegato i bastoncini che non sopportavo più, li ho ficcati nello zaino e mi sono detto che dovevo buttare lì le ultime forze. Senza bastoncini mi muovevo finalmente bene e nel lungo traverso prima de La Flegere ho messo giù tutto quello che avevo. E'stato uno di quei momenti in cui niente ti può fermare, mi stavo abbandonando al puro piacere di correre più forte possibile ed era fantastico. Ho scambiato due parole con Ivano (grandissimo) e ho spinto ancora.

A LA Fleger ho buttato giù una Coca e sono uscito di corsa: ero terrorizzato dall'idea di dover sprintare fino alla fine con qualcuno. Una posizione in più o in meno non significava assolutamente niente a quel punto, ma si sa che in gara non siamo mai così lucidi ed in quel momento ero in botta totale. Dopo il primo tratto ripido sulle piste da sci sono entrato nel single track è ho davvero mollato tutto: viaggiavo veloce con le gambe miracolosamente semi-fresche e abbastanza benzina da portarmi all'arrivo che iniziavo a pregustare. Ho spinto ancora a La Floria, ancora nel bosco e poi ancora sull'asfalto finchè non ho passato il ponte sull'Arve e non ho visto Fulvio ad aspettarmi: un momento incredibile, ho realizzato di avercela fatta, e che avrei anche finito decorosamente bene. Ho iniziato a dare il cinque e salutare tutti correndo per le strade ancora piene di gente. All'angolo della farmacia Maria Carla mi aspettava proprio dove mi aveva aspettato quattro anni prima. Ho fatto l'ultimo giro e finalmente la linea d'arrivo lì davanti.


Fuori controllo
I miei soci erano lì ed io ero completamente fuori di testa: non ricordo benissimo, ma dopo la linea credo di essermi inchinato verso la montagna che mi aveva lasciato passare e poi mi sono piegato sulle ginocchia ed ho finalmente respirato. E'arrivata Maria Carla e quel balordo di Massi mi ha messo in mano una bottiglia di birra che era semplicemente perfetta dopo tutta quella strada. Abbiamo ancora occupato la linea d'arrivo e poi ci siamo levati dai piedi. Risultato finale 26:03:53, ventisettesimo. Niente male
Fatto e finito
Ero sicuramente stanco, ma non da buttare. Siamo stati in zona a bere Yogi tea e parlare con un po'di gente e mi sono goduto la felicità di essere lì. Poi siamo tornati in campeggio per una fantastica doccia. Sono ancora riuscito a tornare in centro per un burger e per godermi l'energia della linea d'arrivo, poi sono caduto nell'oblio totale e meritato.

Cosa fai quando hai finito una gara e per 26 ore hai mangiato solo gel e Coca Cola?
Ti scoli una birra con gli amici no?
La mattina dopo mi sono rimpinzato di dolci e poi mi sono goduto il sole e gli arrivi, facendomi due risate con gli amici e la gente presente. Lo dicono tutti ma lo ripeto anche io: la linea d'arrivo di una gara così è uno dei posti più emozionanti che esistano, fantastico.

La migliore sensazione di sempre... ssedermi in pace con MC dopo 26 ore.
E questo è quanto.

La gara? Molte cose sono state dette, la maggior parte vere. Ma l'UTMB è ancora e sempre il posto dove andare a fine agosto. Se ti piace il trail running e le montagne, una volta nella vita ci devi provare. E' grande e sicuramente manca quell'atmosfera familiare di altre gare. Con circa 6000 runner in una settimana sarebbe difficile da ricreare. Ma dall'altra l'organizzazione è superba (nessuna discussione su questo punto), Chamonix è fantastica ed il percorso unico. Forse non sarà ipertecnica, non devi essere per forza una capra da montagna, non si passa sul ghiacciaio e non è ancora morto nessuno correndola. Ma l'idea di viaggiare il più veloce possibile attornoi a quella montagna è ancora affascinante da morire. E'un percorso con una sua logiac e ti porta in posti incredibili. Il tentativo di renderla più "dura" con le aggiunte inutili è abbastanza stupido e spero tornino all'originale.



Per chi non capisce cosa ci sia di speciale in questa Chamonix...
Per malati di mente only.

Ho usato le fide La Sportiva Helios, leggere ma comunque ben ammortizzate e spaziose: perfette. Sono partito con un paio di calze leggere Injinjii che ho poi cambiato a Trient con delle Drymax più spesse per dare un po'di sollievo alle zampe. La Sportiva Pace shorts (di un bel giallo banana) e canotta Zero Running Company che ho cambiato a Champex. Ho messo i manicotti durante la notte in alto e solo nella salita al Col de la Siegene ho infilato per mezz'oretta la giacca La Sportiva Hail leggera, calda e comoda. Cappellino Powerbar ed il resto (pantaloni La Sportiva 3/4, sovrapantaloni La Sportiva Hail, buff di Spirito Trail e guanti)è rimasto nello zaino.
Lo zaino... ho usato il Salomon Ultra Set ed è una bomba totale. Solita dieta di Powerbar gels con un paio di Powerbar Recovery dalla metà in poi.
Con l'aggiunta di qualche solito litro di Coca Cola, avete il piano nutrizionale perfetto. Almeno per me. E no, non è bello mandare giù il 30mo gel subito dopo La Flegere, ma se sai che ti porterà in fondo senza i problemi di stomaco che hanno avuto tanti altri che hai passato prima, allora lo mandi giù e basta, il gusto poco importa.
Ho portato ed usato i bastoncini. Non ne ero sicuro e se mi chiedi adesso non so se li riporterei. Sono un grande aiuto nelle salite più lunghe, specie per la schiena. Ma una volta ripiegati, mi sono sentito subito meglio, più agile e veloce: a volte tendono a renderti poco reattivo e ad addormentarti un po'. Dall'altra parte chissà se sarei stato in grado di correre gli ultimi 5 km se non mi fossi salvato le gambe prima con i bastoni?
Frontale: ho avuto l'opportunità di usare la Petzl NAO ma non sono rimasto impressionato. Certo, fa luce come un faro ma il sistema di reactive lighting cozzava contro le balise riflettenti o gli zaini di chi avevo davanti andando spesso in palla, un effetto poco gradito specie in discesa. E mi ha lasciato a piedi prima di Les Chapieux. Qualcuno mi ha detto che bisogna programmarla bene, ma allora vado sul sicuro con la MYO che è più facile da maneggiare. Ed è quello che ho fatto una volta arrivato a Courmayeur. Come seconda frontale avevo una minuscola E-Lite di emergenza, ma quando la NAO mi stava lasciando ho iniziato a preoccuparmi, ed avrei voluto una vera frontale di ricambio e non una miniluce.

Analizzando la gara dopo qualche giorno, sono felicissimoin tutto e per tutto. Nutrizione, gestione, approccio, è stato tutto azzeccato, anche grazie a MC che non ha smesso di consigliarmi ed indirizzarmi quando il mio cervello si prendeva qualche pausa e agli amici che mi hanno spinto all'arrivo con il loro tifo. Dal punto di vista della preparazione ero pronto e riposato. Avrei forse avuto bisogno di più salite lunghe e continue in allenamento, perchè dopo Champex avevo davvero poco da spendere in salita tranne una solida marcia, mentre in discesa continuavo a viaggiare bene. Forse qualche uscita da 7/8 ore avrebbe aiutato. Ma è ok, e onestamente non so quanto avrebbe cambiato la mia gara. Non so se tornerò: è il tipo di gara che necessità di tantissima motivazione per prepararla davvero bene ed il prossimo anno vorrei tornare a fare qualcosa di più corribile
.
Ma più di tutto, ho bisogno di un po'di tempo prima di pensare nuovamente a correre per 100 miglia.


Due mesi dopo, posso finalmente dire che ho recuperato. La settimana dopo la gara sono andato a donare il sangue e la conta CK era spaventosamente alta. Tutto ok, ma è il segnale evidente che fisicamente ho dato tutto quello che avevo. E' la magia di correre le 100 miglia, ed è il motivo per cui ho deciso di mettere nuovamente il mio nome in due lotterie per l'anno prossimo.
Qualunque sia l'esito, sarò nuovamente sulla linea di partenza di una cento: perchè per me è la sfida definitiva nel mondo delle ultra, la distanza sacra. E'intossicante e lo so: cerco di dimostrarmi superiore, ma la sensazione che si prova all'arrivo di una bestia così è troppo forte, e rimane con te per mesi. Troppo bello per lasciare.

No comments:

Post a Comment