Avevo voglia di una sgambata veloce a ritmo gara, e guardando in giro vedo questo bel trail, 47 km, dislivello non esagerato, nelle campagne novaresi. Oltretutto di sabato, meraviglia.
Acquisto d'impulso e mi iscrivo. Lo dico al Cinghiale, e anche lui si unisce nonostante abbia già fatto il Gorrei la settimana prima.
Settimana di sole stupendo, mi stavo già pregustando corsa in maglietta e pantaloncini senza zaini, giacche e appendici varie, quando le previsioni diventano catastrofiche: nooooooo! Vabbè, andiamo lo stesso che oramai abbiamo pagato.
Partenza alle sei, due discorsi, due risate e siamo a Ghemme con notevole anticipo: non piove, e l'organizzazione è preparatissima, ritiro pettorale e partenza dal ricetto del paese, docce e spogliatoi al campo sportivo con servizio navetta. Che spettacolo.
Ok, come ci vestiamo? Pantaloncini e maglietta? Troppo poco, se piove batto i denti, vada per pantaloncini e maglietta manica lunga di lana, che scalda anche da bagnata. Una borraccia a mano con qualche gel in tasca, visiera antipioggia e per oggi dovrebbe bastare. Metto le NB mt110, anche perchè non ho altre scarpe! Due parole con Gianfranco (che vincerà poi la gara), e siamo pronti a partire. L'organizzazione ci avverte dei cambiamenti di percorso, che sfiga che ho quest'anno! Vabbè, andiamo.
Si parte su sterrate e ciotolati veloci tra le vigne, il ritmo è altissimo e i primi se ne vanno, io faccio girare le gambe bene, ma davanti vanno davvero forte. Meglio così, teniamo il ritmo che è meglio stare calmi, 47 km sono lunghi! Il percorso è bello, passiamo in un castello ed anche in una cantina stile Cross dei Mulini, ogni tanto ci infiliamo in single track nel bosco, ad un punto addirittura in un canneto stile jungla amazzonica davvero suggestivo. Piccolo strappo su una riva e prima selezione, guadagniamo qualche posto e poi entriamo in un tratto bello lungo in un boschetto con altro strappo semiverticale. Viaggiamo decisi ma anche gli altri non scherzano! Ristoro di meta percorso andato, ritmo da maratona su strada, miseria se stiamo andando.
Il percorso è di nuovo piatto su sterratone, con lunghi rettilinei: nonostante la pioggia il terreno tiene alla grande. Mangio con regolarità, un po'piove ed un po'no ma non fa affatto freddo e sbuca un altro ristoro con tanto di barbecue e wurstel. "Dai che manca poco!" Ma come, non ci sono ancora 10 km? "No, è stata accorciata!" Azz. Riprendiamo decisi a dare il tutto per tutto, ma in questo tartto il fango la fa davvero da padrone, poi nel ciotolato in discesa cerchiamo di accellerare. Bellissimo guado ed oramai siamo quasi in paese. Tiriamo ancora, stiamo benissimo ed è davvero un peccato l'accorciamento, con 5/6 km in più sono sicuro che avremmo fatto qualche vittima. Comunque all'arrivo sono 3:15 per 40 km, mai corso così forte così a lungo, sono soddisfatto.
Doccia calda, due parole e poi ristoro. E' presto, le nostre compagne sono ad un corso sull'alimentazione nello sport, cosa facciamo? E se tornando indietro ci fermassimo a Pasturana per due birre buone? Yeah! Quindi sosta a Pasturana (dove un allegro anziano ci chiede se siamo una coppia omosessuale) e poi a recuperare le consorti per una pizza al Moretto ed una degna chiusura di giornata.
Bel trail, particolare, diverso dal solito, veramente molto corribile (anche se noi non abbiamo visto la parte più dura...). I luoghi sono belli, la gara è organizzata al meglio e segnata a prova di bomba, i ristori sono tanti. Da tenere in considerazione, il trail è anche questo...
Materiale:
Maglietta maniche lunghe lana (prototipo recuperato da MC)
Pantaloncino The North Face Agility
Calza Smartwool Micro Crew
Scarpe New Balance MT110
Borraccia a mano Nathan Quickdraw
Visiera Compressport
6 gel Clif Shot e GU
Pastiglie Saltstick
Pastiglia Nuun
destination unknown
Tuesday, May 7
Wednesday, April 24
The Times They Are A Changing
The times they're a changing.
Nessun update per quattro mesi, ma
parecchie cose sono cambiate in questo tempo, come cantava il vecchio
Bob.
Dal punto di vista personale, divido la
mia casa e la mia vita con una persona... E due gatti. Nuove
abitudini, nuovi stimoli, nuovi obiettivi ed ogni tanto qualche
corsa insieme. So far, so good.
Ci sono stati anche cambi lavorativi, i
miei viaggi si intensificano, e d'ora in poi farò almeno una
settimana al mese in Bulgaria, con la cortese assistenza della
“delocalizzazione” (che se la chiamavano "fuga" almeno passavano
per onesti) ma è ok, il posto è magnifico, alle porte del Parco
Nazionale dei Balcani, ci sono sentieri da esplorare, gente sincera
ed ottimo cibo. In un momento in cui la crisi si affaccia pesante, mi
sento estremamente fortunato ad avere questa nuova opportunità:
segno che tante scelte fatte, come la rinuncia a quelle che una volta
erano le certezze del posto fisso, si sono rivelate comunque in
qualche maniera sensate. Che poi in Italia siamo nella merda, beh
quello è un altro discorso.
Dal punto di vista atletico (ma che
parolone!) le cose vanno avanti bene.
Il primo obbiettivo di stagione sarà
di nuovo una 100 miglia, la Petzl South Downs Way 100 in Inghilterra,
a metà giugno.
Lo so che ci sono migliaia di gare
bellissime, in posti magnifici, con percorsi affascinanti, anche
senza fare per forza 100 miglia.
Ma sono convinto che ci sia qualcosa di
speciale in quel numerino. Sono fissazioni, ma in qualche modo sento
che è la distanza definitiva, quella in cui in questo momento voglio
giocarmi le mie carte, misurarmi, pesarmi. E quindi riaffrontiamola.
La gara è molto ben organizzata da
James Elson di Centurion Running: il ragazzo organizza quattro 100
miglia, due 50 miglia ed una gara per pazzi squilibrati chiamata
Piece of String Run sull'uscio di casa, la zona SE della cara vecchia
Inghilterra. Tutte le gare fanno sold out in un attimo, segno che
James sta lavorando davvero bene. La nostra percorrerà quasi per
intero la South Downs Way, all'interno dell'omonima Riserva Naturale.
Dislivello non abissale (sui 5000 metri di dsl) e tutto fatto a
strappetti: la tipica gara che potrà trasformarsi in un calvario per
uno come me che sulla corsa schietta non ha mai avuto molto da dire.
Ma faccio fede sull'esperienza e sulla testa di cazzo.
Tuesday, December 18
Western States 2012 Parte Terza
Passato il frastuono di Foresthill, è
ora di fare un piccolo check.
![]() |
| L'entrata del Cal Loop |
Chris, da bravo pacer, mi chiede
informazioni. Preferisci stia dietro o davanti? Mmmh, chi lo sa, mai
avuto un pacer! Facciamo così provo a stare avanti, se il ritmo
cala, allora mi tirerà lui. Mi chiede se sto mangiando, e fino
adesso non ho sbagliato un colpo, un gel ogni mezz'ora, mentre dai
ristori prendo sempre un po'di anguria che sistema anche l'acidità
di stomaco. Bere? Finora ok, ho una borraccia d'acqua ed una di GU
Brew che bevo regolarmente. Sali? Ne sto prendendo, ma forse non
abbastanza, così mi dice che me lo ricorda lui ogni tanto. Poi si
mette dietro e mi dice di rilassare le spalle, accorciare il passo e
via. A me non resta altro che rilassarmi, alzare la testa e vedere
che sono in un posto magnifico: stiamo entrando nel Cal loop, una
lunga discesa verso l'American River in un ambiente allucinante.
![]() |
| Il mio Cal Loop? Una roba tipo questa (photo courtesy of 100milewarrior) |
Il
dolore alle ginocchia sta andando via, ho capito che è la
bandelletta, e ora sono molto meno preoccupato, basta non
raffreddarsi e fino alla fine ci arrivo; le gambe ci sono, i
quadricipiti tengono, il fiato c'è... E'venuta l'ora di darsi da
fare, mi sento bene, fuori le palle adesso. Inizio a macinare e
recuperiamo una o due coppie pacer-runner. Chris mi tiene aggiornato
e sotto controllo, è esaltato perchè stiamo macinando deciso e la
cosa mi gasa ancora di più. Arriva Cal 1: gel, anguria e ripartire
con due pugnalate alle ginocchia. Però appena mi scaldo ripartiamo
decisi, corro in discesa, corro in piano e corro anche in salita,
prendiamo un po'di gente che inizia ad essere provata e finalmente
raggiungo anche il mio amico Andrew: due parole, ci pompiamo un po'a
vicenda ma in salita riparto deciso... Il sentiero è meraviglioso,
il fiume sul fondo valle scorre tranquillo nel sole del tardo
pomeriggio, con Chris parliamo del più e del meno, confrontiamo le
nostre storie come se ci conoscessimo da anni e la strada va. Passa
anche Cal 2, sempre dolore a ripartire ma non ci ferma nessuno,
pasiamo gente in continuazione e Chris continua a spingermi, non sono
mai stato così bene, corro, al caldo, su un sentiero magnifico con
un amico al mio fianco che pensa ad ogni mia necessità...Vorrei che
non finisse mai, sono in uno stato di sospensione, non sento la
fatica e nella mia testa vado via leggero, mi godo il momento, ma
allo stesso tempo inizio a pensare al fiume, al prossimo ristoro,
perchè vedo che sto andando bene, voglio spingere ancora un po'più
in la l'asticella.
Arriva Cal 3, è in mezzo al bosco in
posizione favolosa, sali, gel, acqua e ripartiamo per raggiungere il
fondo del canyon, nei tornanti passiamo altre tre o quattro persone.
Ora il sentiero è un po'più monotono, diventa stradone, ma
finalmente laggiù in fondo si vede l'attraversamento dell'American
River. L'arrivo a Rucky Chucky è fantastico: il responsabile
dell'Aid Station è un amico di Chris, quando ci vede arrivare ci
viene incontro, stretta di mano e mi dice che arrivare
all'attraversamento con la luce del sole è un gran risultato. Un
po'mi esalto anche, ma oramai lo sguardo è verso il fiume e la corda
tesa, ci saranno 10 persone a mollo nell'acqua gelida per farci
passare, magnifico.
L'acqua è fredda, ma con la corrente
sembra si porti via anche il caldo, la polvere, il sudore, la fatica
della giornata. Mi vengono in mente le parole di AJW, veterano della
WS, in cui dice che al fiume è dove si inizia a sentire l'odore del
fienile, quello dell'arrivo.
![]() |
| La mia foto preferita, io e Chris a Rucky Chuck |
L'attraversamento è più deep di
quanto pensassi, si va a mollo fino al torace! Poi usciamo, c'è
un'altra AS ma tiro dritto verso la salita a Green Gate, in cima
dovrebbe esserci MC. Anzi, credevo ci fosse addirittura venuta
incontro.
Chris sta per finire il suo turno, ma
mi vuole lasciare con un ultimo sforzo, dopo un quarto d'ora di
powerhiking, mi chiede di riprendere a correre perchè vuole passare
i due runners davanti a me. E allora vai, corsa e finalmente Green
Gate.
Penso che cambierò le calze zuppe e mi
metterò la t-shirt oltre a prendere la frontale. Ma arrivati su,
niente MC e Carey. Momento di smarrimento.
E'incredibile come siamo al limite in
una gara così, mi chiedo come mai non sono arrivati, ma capisco che
non devo lasciarmi toccare. Chris mi chiede se voglio che venga con
me, ma penso sia meglio che resti qui, piuttosto mi raggiungeranno ad
Highway 49. Per fortuna ha una maglietta da darmi, metto la frontale
e via. Ginocchia cementate, ma piano piano si sciolgono e con il
ritmo cerco di entrare in una stanza vuota, lasciare fuori i
ragionamenti astrusi e pensare a portare avanti i bisogni essenziali:
correre, mangiare, bere. Attenzione al massimo, ora è la frontale ad
illuminare il sentiero, ma per qualche motivo, il fascio di luce
ristretto mi rassicura, mi aiuta a concentrarmi. Vado bene, ma quando
sento il mio nome chiamare dall'altra parte della valle e mi giro e
vedo la frontale di Carey che si avvicina a velocità della luce, mi
si apre il cuore. Mi dice che si è rotto il bus che fa i
trasferimenti, ha corso come un matto per arrivare a Green Gate e poi
per raggiungermi, mi dice che sto andando alla grande, da Foresthill
ho guadagnato circa 20 posizioni.
Qualcosa scatta nella mia testa, adesso
sono arcisicuro che alla fine ci arriviamo, Carey è carico come una
sveglia, riprende alla grande il lavoro di Chris. Ci mettiamo a
parlare di corsa, scarpe, famiglia, lavoro; nella notte si crea un
legame che è difficile da spiegare, bisogna viverlo.
Nel frattempo, continuiamo a pestare,
passiamo un po'di gente ed ora si vede che le miglia sono tante,
parecchi sono belli cucinati, mentre noi teniamo un ritmo deciso,
però ad ogni incrocio è uno scambio di “Good job man, looking
good” “Keep going man”.
Sentiero magnifico, la notte è bellissima, ci accodiamo nel single track ad un'altra coppia runner-pacer, il pacer ci chiede di dove siamo Carey risponde Auburn, io Genova, Italy. Si mettono a ridere per la stranezza della coppia, poi mi chiede se ho un target: gli dico che sto bene, vorrei stare sotto le 24 ore. Scoppia a ridere e mi dice che se continuo così rischio di andare sub 21. Per la prima volta nella giornata guardo l'orologio senza pensare alle mezz'ore del gel, mi giro verso Carey che ride ed annuisce. Ci siamo. ALT, qui ho la mia dropbag, decido di lasciare una delle borracce tanto la notte è fresca. Mi pesano, sono ok, è tutto il giorno che sono in bolla, segno che non ho sbagliato. Sono felice, sto vivendo il mio sogno, è tutto incredibile, la compagnia dei miei pacer, il cameratismo con gli altri runner, i volontari gentilissimi ed un ambiente unico... Certo, sono 80 miglia che vado, ma fa tutto parte del gioco, è proprio la fatica che si fa sentire che rende tutto così emozionante.
Brown's Bar è gestita dai Rogue Valley
Runners di Hal Koerner, ci sono gli Stones ad un volume tellurico e
atmosfera di festa. Gel, pieno alle borraccia e via, meno mi fermo
meno male fanno le ginocchia, sono “cattivo”, voglio andare.
In un attimo siamo ad
Highway 49, dico a Carey di riempirmi lui la borraccia perchè io non
mi voglio fermare, salgo appena sulla bilancia e scappo via in
salita. Carey mi raggiunge, mi dice che siamo all'ultimo sforzo e
quasi un po'mi dispiace, ma non vedo l'ora di entrare nella pista,
rivedere MC, Chris e condividere con loro l'arrivo. Prima di scendere
nel bosco verso No Hands Bridge passiamo Erik Skaden... Uno che alla
WS è arrivato anche secondo, che la conosce come le sue tasche. Ho
un po'paura per la discesa, ma è meno peggio di quello che mi
aspettavo, compaiono le luci, gli AC/DC a manetta ed ecco No Hands
Bridge: brividi. Anche qui non mi fermo, chiedo a Carey di prendermi
un gel e riempire la borraccia.
| Almost done |
Passiamo Denise Bourassa e poi sono
sul ponte con i parapetti illuminati ed il cielo stellato, Carey mi
raggiunge e spegniamo per un attimo le frontali e ci godiamo la
notte. Che meraviglia. Poi Carey mi dice che ha i crampi e che è
meglio io vada, perchè vuole che arrivi sotto le 20 ore e mezza. Lo
lascio a malincuore e vado avanti. Sono tranquillo, corro e mi
aspetto l'ultima salita, non mi spaventa certo. Dietro di me vedo una
frontale che si avvicina veloce, e un po' mi scoccia: da Foresthill
in poi, non mi ha passato un singolo runner, voglio arrivare con lo
score pulito. Accellero, ma dietro accellerano, io più di così non
riesco, siamo in salita e devo concedermi qualche tratto di
camminata. Poi mi giro, è qui: ma è Carey porcatroia! Non mi
arrabbio neanche perchè sono troppo contento di averlo lì, e
finalmente attacchiamo la salita verso Robie Point. 99 miglia fatte,
ma in salita esce l'animo europeo, Carey non riesce a starmi dietro,
poi la strada spiana e siamo all'ultimo ristoro. Bevo un bicchiere di
ginger ale (non so manco io perchè) e siamo sull'asfalto. Carey mi
dice che tra 500 metri c'è la casa che fa WS party tutta la notte,
sono suoi amici. Ci avviciniamo e c'è una frontale che mi fissa
senza capire chi sta arrivando: mi avvicino ed è Maria Carla!
| WS party e marshmallow arrostiti, la ricompensa per MC |
| Cartello personalizzato, roba da VIP (ce l'ho ancora a casa) |
Dal
party scoppia un boato, mi hanno anche fatto un cartello
personalizzato che hanno messo sopra il “one more mile”. Saliamo
tutti insieme, mi viene incontro anche Chris e riprendiamo a correre;
passiamo il ponte e mi viene da ridere, ce l'ho fatta. Mi gusto il
momento con chi mi ha accompagnato e poi finalmente le ultime case,
mi levo la frontale ed ecco il cancelletto della pista. E' un momento
magico, nella sua semplicità: silenzio della notte e la voce di
Tropical John che annuncia “From Genova, Italy, first time
finisher, Davide Grazielli”. Chris mi lascia prima della curva
dicendomi che questo è il mio momento, di vivermelo tutto. Sul
rettilineo finale è il solito film della giornata vissuto in 20
secondi e poi l'arrivo, Tim Twietmeyer che mi mette la medaglia al
collo e mi stringe la mano, mi pesano, finalmente abbraccio Maria
Carla e poi... e poi non so più cosa fare!
| Senza parole: momenti che valgono una vita |
![]() |
| La stretta di mano di una leggenda |
| Migliore crew, amica, complice, amante e compagna. Serve altro? |
Dopo 20:24 minuti di
corsa, pensieri, cervello in movimento, mi ritrovo senza niente da
fare e sono anche un po'smarrito. Poi arrivano Chris e Carey, ci
abbracciamo, vado ai prelievi del sangue ed analisi e finalmente
inizia a scendere quella sensazione di benessere, soddisfazione allo
stato puro e l'orgoglio di aver messo tutto sulla linea e portato a
casa l'arrivo. Poi mi ricordo che è solo una corsa e allora mi metto
a ridere, perchè una corsa non è una cosa seria.
| Without you two, it wouldn't have been the same. Auburn ambassadors, pacers extraordinaire, great friends, Chris and Carey. |
Levo le scarpe, chiamo mio papà, che
un po'della colpa se sono qui ad aver fatto 160 km è anche sua, e
poi Chris mi manda a farmi massaggiare da Monster Massage. A fianco a
me c'è la Arboghast, ma gli altri tavoli sono vuoti, così si
concentrano in due su di me: mi chiedono se conosco la tecnica del
“Tissue Breaking”. Boh, io non ci vado mai a farmi massaggiare,
ma faccio il brillante, vai tranquillo. Mi dicono che mi farà bene,
poi inizia una delle mezz'ore più lunghe della mia vita: mi stanno
massacrando secondo il principio (malvagio) che se spezzano i
tessuti, affluirà più sangue ed il processo di recovery sarà
accellerato. Dolore.
| Se ti piace soffrire: Monster Massage |
Finita la sofferenza (MC mi dice che io
urlavo, ma la Arboghast piangeva proprio) mi levo la soddisfazione di
avere una foto da Larry Gassan che fotografa tutti i finisher: le sue
foto mi piaciono da morire e ci mettiamo a parlare un po'visto che ha
vissuto anche a Gorizia.
Ma sto prendendo freddo, e così ce ne
andiamo a fare la doccia, mentre Chris e Carey mi danno appuntamento
a domattina per la premiazione. Cesso, doccia, abbigliamento pulito e
poi a dormire in macchina. Dormire per modo di dire, troppi pensieri,
troppa caffeina, troppo male alle gambe... Ma va bene così.
![]() |
| Larry Gassan Photo |
Mi sveglio alle 6 per andare al bagno e
scopro che il viaggio prenderà parecchio tempo e sudori freddi, le
gambe sono andate. La buona notizia è che stanno iniziando a dare la
colazione, un orgia di cibo grasso ed invitante per cui la Western
States è famosissima. Sveglio MC e ci avviamo in coda assieme agli
altri “reduci”, c'è il sole, ridiamo, scherziamo e affondiamo
nei pancake, miele, uova, bacon, salsicce, anguria, melone, caffè,
aranciata. Poi ci mettiamo sulle gradinate e vediamo gli arrivi
susseguirsi: quando vediamo Mark Olson entrare nello stadio ci
precipitiamo (io per modo di dire, meglio sostituire con “mi
trascino”) verso l'arrivo per congratularci con lui. A distanza di
tre settimane, scopriremo poi, sarà di nuovo sulla linea di
partenza, questa volta per la Badwater: finita anche questa. E a me
che sembrava un simpatico anziano.
| Gordy, con gentile signora |
| Gente da WS uno... |
| ... e due! |
Viene anche l'ora della premiazione,
ci sono tutte le fibbie esposte ed i trofei con i due cougars e tutto
intorno è una parata di campioni, vecchi finisher che sfoggiano la
loro fibbia e normali carneadi come il sottoscritto. Arriva Chris,e dopo poco ecco
anche Carey: Chris apre lo zainetto ed escono 4 birre (vietatissimo, ma
bisogna festeggiare). Ecco perchè ieri mentre correvamo mi ha
chiesto che birra mi piace! Per loro Sierra Nevada Pale Ale, per MC
Moonlight Wheat, per me Torpedo IPA: il primo sorso sa di pioggia,
polvere, sudore, fatica, alberi e strada, tutta quella fatta per
arrivare fino qua. E' la migliore birra che abbia mai bevuto. Poi
chiamano i finisher per fascia oraria e quando tocca a me mi ritrovo
a fianco Wardian da una parte e Matt Keyes, l'amico di Chris e Carey,
alla sua sesta fibbia, dall'altra. Emozione incredibile, sembro un
bambino con il suo giocattolo: una cintura da tamarro, ma in quel
momento mi sembra favolosa.
| Il muro delle fibbie |
Prima di allontanarmi uno del Board of
Trustee mi chiama da parte: diomio, cosa ho combinato? Mi avvicino e
con fare cospiratorio mi dice “Italy–England nil-nil, they're at
the extratime. If someone score, I'm coming to tell you!”. La
partita... scoppio a ridere, ma dove la trovi un atmosfera così
familiare, ed un clima così? Me ne torno sul prato con la crew e
l'amico Andrew: foto di rito, finiamo le nostre birre tranquilli e ci
diamo appuntamento per la sera, poi finalmente in motel. Lavatrice
generale, doccia e poi mi si stanno chiudendo gli occhi, mi butto a
letto, gambe in alto e finalmente riesco a dormire.
| Team 69 celebrating the buckle |
| Con l'amico Andrew, entrambi argentati |
Suona la sveglia, sono demolito, ma
voglio andare ancora a bere una birra con Chris e Carey. Entriamo al
Cars e scopro che hanno chiamato anche Matt Keyes ed altri loro amici
di Auburn, parliamo di corsa, America, Europa, UTMB, Hardrock,
personaggi, e ci passiamo una grande serata con i nostri nuovi amici.
Incredibile ospitalità americana, chissà se riuscirò mai a
sdebitarmi per quello che hanno fatto per me. E'il momento dei
saluti, ce ne torniamo al Motel 6 e prima di addormentarmi faccio
solo in tempo a guardare il cielo fuori dalla finestra, illuminato
dalle stelle che ieri notte mi hanno accompagnato: thank you Sierra
Nevada, I'll be back.
Thursday, December 6
Oscar del Trail - SPIRITO TRAIL
La versione italica dell'UROY.
Andate a votare qui: OSCAR DEL TRAIL 2012 si può vincere un abbonamento alla rivista, che sotto la direzione di Leo Soresi sta diventando davvero notevole.
A mio parere, come trailer dell'anno, difficile non eleggere King Kilian: il suo dominio rimane imbarazzante, anche se alla WS quest'anno avrebbe davvero trovato pane per i suoi denti con Sandes e Olson.
Tra le donne, è duello britannico tra le due espatriate di lusso, Ellie Greenwood e Lizzy Hawker. La Grenwood non ha sbagliato una singola gara: seconda alla Comrades per un nulla, record demolito alla WS, vittoria per distacco alla CCC, dominio all'UROC. Più vittorie a Chuckanut, American River, Squamish, White River e JFK. Tutte le gare più competitive d'America. Impressionante.
La Hawker ha patito una piccola defaillance alla WS (comunque sesta) e alla TNF 50 a fine anno, però la vittoria all'UTMB e soprattutto il terzo posto assoluto alla Spartathlon sono prestazioni impressionanti. Da segnalare anche la vittoria alla Run Rabbit Run con quarto posto assoluto.
Tra gli italiani il discorso si fa più difficile: tanti bei nomi, e ciascuno ha avuto il suo momento, ma nessuno ha veramente dominato. Difficilissimo scegliere.
Più facile tra le donne: se la giocano, sempre a mio parere Canepa e Serafini, entrambe al top assoluto. La Serafini ha fatto davvero paura, un primo anno epocale. La Canepa con la doppietta UTMB - Tor ha fatto qualcosa di veramente impressionante, peccato per i ritiri a Ultrabericus e Templiers, forse ha chiesto davvero troppo. Bravissime.
Prestazione dell'anno. Io ho votato con il cuore per la vittoria di Hal alla Hardrock, perchè è stata una di quelle cose che mi fanno godere: grande percorso, grande gara, grande trailer. E basta, roba da leggenda. Però, razionalmente, bisognava forse riconoscere il record mostruoso di Ellie Greenwood alla WS dove ha distrutto anche la leggenda di Ann Trason.
Sono curioso di vedere i risultati...
Andate a votare qui: OSCAR DEL TRAIL 2012 si può vincere un abbonamento alla rivista, che sotto la direzione di Leo Soresi sta diventando davvero notevole.
A mio parere, come trailer dell'anno, difficile non eleggere King Kilian: il suo dominio rimane imbarazzante, anche se alla WS quest'anno avrebbe davvero trovato pane per i suoi denti con Sandes e Olson.
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| Tra la folla in delirio all'arrivo della Diagonale |
Tra le donne, è duello britannico tra le due espatriate di lusso, Ellie Greenwood e Lizzy Hawker. La Grenwood non ha sbagliato una singola gara: seconda alla Comrades per un nulla, record demolito alla WS, vittoria per distacco alla CCC, dominio all'UROC. Più vittorie a Chuckanut, American River, Squamish, White River e JFK. Tutte le gare più competitive d'America. Impressionante.
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| Ellie all'arrivo della WS con la sua crew |
La Hawker ha patito una piccola defaillance alla WS (comunque sesta) e alla TNF 50 a fine anno, però la vittoria all'UTMB e soprattutto il terzo posto assoluto alla Spartathlon sono prestazioni impressionanti. Da segnalare anche la vittoria alla Run Rabbit Run con quarto posto assoluto.
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| Lizzie sul viale di Sparta |
Tra gli italiani il discorso si fa più difficile: tanti bei nomi, e ciascuno ha avuto il suo momento, ma nessuno ha veramente dominato. Difficilissimo scegliere.
Più facile tra le donne: se la giocano, sempre a mio parere Canepa e Serafini, entrambe al top assoluto. La Serafini ha fatto davvero paura, un primo anno epocale. La Canepa con la doppietta UTMB - Tor ha fatto qualcosa di veramente impressionante, peccato per i ritiri a Ultrabericus e Templiers, forse ha chiesto davvero troppo. Bravissime.
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| Francesca con i suoi bambini in piazza a Cham |
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| Silvia all'arrivo della TNF 50 di San Francisco |
Prestazione dell'anno. Io ho votato con il cuore per la vittoria di Hal alla Hardrock, perchè è stata una di quelle cose che mi fanno godere: grande percorso, grande gara, grande trailer. E basta, roba da leggenda. Però, razionalmente, bisognava forse riconoscere il record mostruoso di Ellie Greenwood alla WS dove ha distrutto anche la leggenda di Ann Trason.
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| Hal Koerner primo alla roccia |
Sono curioso di vedere i risultati...
Tuesday, December 4
Western States 2012 Parte Seconda
Apro gli occhi qualche minuto prima
della sveglia, e nel buio della tenda, con MC che dorme ancora,
lascio andare la mente: 100 miglia attraverso la Sierra Nevada, una
giornata intera solo con i miei pensieri sui sentieri. E' per questo
che sono venuto fino qui, e adesso non vedo l'ora di poter finalmente
correre.
L'emozione adesso è davvero tanta, MC
mi riempie le borracce ed io ho ancora un attimo per me: infilo
l'I-Pod e faccio partire gli M83, visualizzo la pista d'atletica, è
lì che devo arrivare. Poi guardo l'orologio e vedo che la gente
inizia a muoversi, mancano quattro minuti e usciamo.
| Preparativi |
Non c'è fanfara, niente musica, mi
metto dietro buono buono e saluto MC. Quando manca mezzo minuto Gordy
fa il suo solito discorso di augurio e poi scandiamo i dieci secondi
e via tra la gente.
Ok, ci siamo: è come se si chiudesse
una porta e se ne aprisse un altra. Via pensieri, dubbi, timori,
entra in scena la modalità viaggio, dove la concentrazione va nella
gestione di gara, nell'economia delle forze e nel godersi il momento.
La prima salita ci porterà al Watson
Monument, il punto più alto del percorso, 2900 metri. Si sale per le
piste da sci su sterratoni belli larghi, alterno camminata veloce a
pezzi di corsetta recuperando posizioni e cercando riferimenti tra la
gente che ho vicino, ma è ancora prestissimo per cercare un ritmo
continuo. A circa tre quarti di salita c'è la prima aid station:
primo gel dal tavolo, un sorso d'acqua e via, c'è uno strappo ripido
e trovo un gruppo con un andatura che mi piace. In testa c'è Meghan
Arboghast, seguita da un altra ragazza che sta tirando decisa:
capisco che sono un po' sopra il ritmo giusto e quando riprendono a correre nel
falsopiano, rallento un po'continuando con la mia camminata veloce.
Nel frattempo abbiamo raggiunto le nuvole e c'è parecchio vento: la temperatura cala, ma è ancora accettabile.
Nel frattempo abbiamo raggiunto le nuvole e c'è parecchio vento: la temperatura cala, ma è ancora accettabile.
Davanti a me Scott Mills, recordman del
percorso over 60, qualcuno mi ha detto che se voglio stare dentro le
24 ore, la referenza è lui. Lo seguo per un po', e mentre chiacchera
con un compagno rubo qualche dritta, poi li passo perchè voglio
sbrigarmi a raggiungere la cima, ora piove con vento e per qualche
strano ragionamento (la mente in un ultra è capace di tutto) sono
sicuro dall'altra mi aspettino condizioni migliori.
Arrivo al Watson Monument che c'è una
vera e propria bufera, la pioggia è diventata nevischio ghiacciato
che arriva orizzontale e rende il lato sinistro del corpo
inutilizzabile: dall'altra parte del passo però... è ancora peggio!
Ringrazio la provvidenza di avermi
fatto mettere i guanti, e spero che andando avanti le cose
migliorino. Effettivamente, dopo un lungo traverso esposto, entriamo
finalmente nel bosco ed il vento ci da tregua. Procediamo in fila
indiana su sentiero bellissimo, l'unico cruccio sono queste nuvole
basse che mi impediscono di vedere il paesaggio della Sierra Nevada.
Sono i primi chilometri di un avventura lunghissima, la mente lavora
per cercare di levare pressione, mantenendo attenzione sui gesti
ripetitivi della corsa: è il momento in cui le aspettative si
mescolano con il timore di sbagliare approccio.
Il sentiero è un continuo saliscendi,
e i sorpassi sono abbastanza complicati nonostante siano tutti
gentilissimi (chi aveva dei dubbi?), finchè non entriamo in una
sterrata e la fila indiana si rompe: c'è chi accellera deciso e chi
rifiata un po', io ed altri due o tre decidiamo per la sosta bagno.
In pochi minuti siamo al ristoro di Lyons Ridge: mi aspettavo
pochissima gente perchè passa per essere remoto, invece ci sono una
marea di volontari ed anche qualche spettatore. Ho il mio primo
impatto con l'organizzazione WS: una signora mi si avvicina, mi
prende le borracce e mi chiede cosa ci voglio dentro. Mentre afferro
due gel ed una presa di arachidi salate (per golosità pura, giusto
perchè le ho viste lì), riempie, chiude, pulisce ed è pronta a
ridarmele appena accenno a riprendere. Il tutto con sorriso ed
augurio di buona corsa. Appena uscito un signore in bici mi dice
“Nice shirt” guardando la mia t-shirt con un pesce stilizzato e
mentre sorrido mi lancia il primo di una lunghissima serie di “Good
job man, looking good!”.
Mi piace questa corsa.
Si risale, e non è male, anzi. Double
track che sale nel bosco, qui c'è vegetazione bassa, qualcuno passa,
qualcuno viene raggiunto ma iniziano a formarsi dei gruppetti.
Continuiamo a seguire la cresta, dopo un po'ricomincia a piovere ed
in poco tempo sono zuppo. Finalmente, nella nebbia vedo spuntare
Cougar Rock, non ho neanche il tempo di emozionarmi perchè tra
pioggia e nebbia è meglio tirare dritto.
Ho davanti un ragazzo vestito da testa ai piedi Salomon ed un altro, li raggiungo in salita e dopo un po' inizio a parlare con il testimonial Salomon: si chiama Dalius, è lettone ma vive a Reno. E' molto simpatico e gli fa evidentemente piacere parlare: conosce benissimo il percorso anche se è alla prima WS. Mi dice che lo ha provato con John Trent due mesi fa e John gli ha confidato che in 9 edizioni (sta correndo per la decima) non ha mai visto una nuvola: mancavo io evidentemente. Vedo che sulle borracce ha le tabelle coi passaggi: mi chiedo come sto andando, e quando Dalius mi dice che punta ad arrivare tranquillo fino Robinson Flat per poi vedere se riesce ad accellerare per arrivare alle 21 ore, mi rincuoro ed allo stesso tempo mi rassegno a vederlo sparire presto. Rientriamo nel bosco e dopo poco arriva Red Star Ridge: prima della AS due ragazze mi chiedono se ho la drop bag. Si, ma avevo dentro solo lo smanicato da mettere perchè qui inizia a fare caldissimo di solito, oggi non so che farmene, quindi dico loro che non mi serve. Breve stop ed io e Dalius ripartiamo. In discesa prende solitamente terreno, ma in salita riesco a recuperare, e dopo un po' incrociamo il suo amico messicano che chiamano Jesus, praticamente un Krupicka versione mariachi, che purtroppo zoppica vistoisamente. Siamo in discesa fantastica tra tornanti nel bosco, peccato che abbia ricominciato a piovere pesante, sono zuppo e le mani sono sempre fredde, Dalius mi assicura che manca poco all'AS e lì troveremo finalmente brodo caldo. Iniziamo a sentire urla e tifo e sbuchiamo a Duncan Canyon.
C'è così tifo e caos che mando giù un gel, mi riempiono le borracce, ma riparto senza prendere un altro gel (poco male, ne ho altri due nella borraccia) e soprattutto appena Dalius mi raggiunge mi ricordo anche del brodo caldo. Vabbè, pazienza, almeno mi sono ricordato di ringraziare i volontari, fantastici. Il sentiero scende deciso, Dalius inizia la sua rincorsa e lo devo lasciare andare, non voglio assolutamente strozzarmi. Vado bene, nessun grosso problema, ma siamo quasi a 40 km, le gambe iniziano ad appesantirsi. Guadiamo un fiume e poi si risale: sulla salita speravo di recuperare terreno, ma qui non riesco a riavvicinarmi e mi passa una ragazza che sta tirando decisa. Aumento un po'lo sforzo e dopo un po'riprendo Dalius che ha fatto pausa bagno. Mi chiede se ho qualcuno a Robinson Flat, gli rispondo di si e allora mi dice di allungare che poi riprenderemo fiato lì! E così lo seguo accellerando un po', sicuro che vedere MC sarà un iniezione di fiducia ed energie. Oltre a potermi finalmente cambiare.
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| Cougar Rock |
Ho davanti un ragazzo vestito da testa ai piedi Salomon ed un altro, li raggiungo in salita e dopo un po' inizio a parlare con il testimonial Salomon: si chiama Dalius, è lettone ma vive a Reno. E' molto simpatico e gli fa evidentemente piacere parlare: conosce benissimo il percorso anche se è alla prima WS. Mi dice che lo ha provato con John Trent due mesi fa e John gli ha confidato che in 9 edizioni (sta correndo per la decima) non ha mai visto una nuvola: mancavo io evidentemente. Vedo che sulle borracce ha le tabelle coi passaggi: mi chiedo come sto andando, e quando Dalius mi dice che punta ad arrivare tranquillo fino Robinson Flat per poi vedere se riesce ad accellerare per arrivare alle 21 ore, mi rincuoro ed allo stesso tempo mi rassegno a vederlo sparire presto. Rientriamo nel bosco e dopo poco arriva Red Star Ridge: prima della AS due ragazze mi chiedono se ho la drop bag. Si, ma avevo dentro solo lo smanicato da mettere perchè qui inizia a fare caldissimo di solito, oggi non so che farmene, quindi dico loro che non mi serve. Breve stop ed io e Dalius ripartiamo. In discesa prende solitamente terreno, ma in salita riesco a recuperare, e dopo un po' incrociamo il suo amico messicano che chiamano Jesus, praticamente un Krupicka versione mariachi, che purtroppo zoppica vistoisamente. Siamo in discesa fantastica tra tornanti nel bosco, peccato che abbia ricominciato a piovere pesante, sono zuppo e le mani sono sempre fredde, Dalius mi assicura che manca poco all'AS e lì troveremo finalmente brodo caldo. Iniziamo a sentire urla e tifo e sbuchiamo a Duncan Canyon.
| Assistenza WS style, Duncan Canyon |
| Non si ringrazia con la bocca piena! |
C'è così tifo e caos che mando giù un gel, mi riempiono le borracce, ma riparto senza prendere un altro gel (poco male, ne ho altri due nella borraccia) e soprattutto appena Dalius mi raggiunge mi ricordo anche del brodo caldo. Vabbè, pazienza, almeno mi sono ricordato di ringraziare i volontari, fantastici. Il sentiero scende deciso, Dalius inizia la sua rincorsa e lo devo lasciare andare, non voglio assolutamente strozzarmi. Vado bene, nessun grosso problema, ma siamo quasi a 40 km, le gambe iniziano ad appesantirsi. Guadiamo un fiume e poi si risale: sulla salita speravo di recuperare terreno, ma qui non riesco a riavvicinarmi e mi passa una ragazza che sta tirando decisa. Aumento un po'lo sforzo e dopo un po'riprendo Dalius che ha fatto pausa bagno. Mi chiede se ho qualcuno a Robinson Flat, gli rispondo di si e allora mi dice di allungare che poi riprenderemo fiato lì! E così lo seguo accellerando un po', sicuro che vedere MC sarà un iniezione di fiducia ed energie. Oltre a potermi finalmente cambiare.
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| Io ed il grande Dalius |
Due o tre miglia prima della AS vediamo
Tim Twietmeyer venirci incontro con aria preoccupata, dopo poco due
medici e capisco cos'era tutto quel trambusto in fondo alla discesa,
c'era una runner in difficoltà. Scoprirò dopo che era Kami Semick
in crisi d'asma causata dalle condizioni difficili. Il sentiero si
apre, raggiungo la biondina che ci aveva passato in cima alla discesa
verso Duncan Canyon e poi finalmente Robinson Flat! Mi pesano e poi
mentre mi avvicino al tavolo per prendere gel e farmi riempire le
borracce vedo MC che mi chiama. Ha approntato una postazione
superprofessionale: metto un paio di calze asciutte, applico la crema
allo zinco e finalmente metto la t-shirt manica lunga di lana, che
piacere. I guanti restano quelli bagnati, ma pazienza. Faccio con
calma e se mi passano in tanti, amen, mi ci voleva. Riparto
rinfrancato, anche se la stanchezza inizia a farsi sentire; corro
bene, ma non riesco ad aumentare il ritmo, ed i quadricipiti iniziano
a farsi sentire. E'un po'prestino forse, ma insomma,
trenta miglia sono fatte e non è poco.
Il bosco è fantastico, ma
riprendere a piovere deciso, poi entriamo in uno sterratone che
ci porta a Miller's Defeat. Sosta brevissima e via con un giapponese,
si scende, ritmo costante e camminare.
| La gente a Robinson Flat... |
| ...ed il ristoro |
Lo vedo lì davanti, ora fa caldo, ma è
vestitissimo, non starà morendo di caldo? Poi lo raggiungo, ci
salutiamo e vedo che è Simon Mtuy. 8 volte finisher, ex recordman
del Kilimanjaro, pacer di Kilian nella sua vittoriosa WS... Insomma,
sarà magari in crisi, ma allora non sto andando malissimo.
Due parole, è simpaticissimo, mi dice
che amministra le forze che la gara è lunga ma io mi sento ok.
Oltretutto vedo davanti altri due runners e finalmente inizia sta
cavolo di discesa verso lo swinging bridge. Incredibile come un
evento stupido possa cambiare la giornata, ma adesso sono
rinfrancato. In discesa cerco anche di stare alle costole di un tizio
bello lanciato e lo mollo solo nel finale quando finalmente mi
avvicino al ponte.
Non fa così caldo da gettarsi nel
fiume, ma abbastanza da levarmi la maglietta, legarla in vita, e via
con sta famosa salita di Devil's Thumb.
Il passo è buono, recupero posizioni,
passo Jenny Capel che sullo zainetto ha una foto bellissima di suo
papà ad una WS degli anni '80 e salgo. Dopo circa mezz'oretta ecco
la cima: si, dura, ma niente di così epico, in Europa siamo abituati
ad altro. In cima c'è un po'di confusione, prendo dalla mia drop bag, due gel GU, pastiglie di sali che ora fa caldo e riparto un
po' frastornato. Raggiungo due o tre persone, sono carico anche perchè
penso che mi sto avvicinando alla metà, ma all'improvviso ZAC. Dolore
netto al ginocchio, tragedia. Inizio a pensare se da qua ce la farò
ad arrivare camminando, che comunque vada dovrò soffrire, e mentre
sono nel delirio sbaglio strada seguendo lo stradone sterrato su cui
siamo. Scendo per cinque minuti poi attimo di lucidità: non vedi le
bandelle? Torna indietro, non fare cazzate. E così faccio, anche se
risalire in questo momento mi costa fatica. Ma nel momento in cui
ritrovo le bandelle al bivio mancato, capisco di essere ancora della
partita, la testa funziona.
Pazienza se ho perso 15 minuti, pazienza se poi il sentiero incrocia comunque la strada che avevo preso, sono ancora bello lucido, io sta gara la finisco, anzi, la finisco bene.
Pazienza se ho perso 15 minuti, pazienza se poi il sentiero incrocia comunque la strada che avevo preso, sono ancora bello lucido, io sta gara la finisco, anzi, la finisco bene.
Si scende in maniera graduale, qui non
perdo terreno, anzi, inizio a recuperare gente ed in poco tempo siamo
a El Dorado Creek: posto magnifico, in fondo al canyon. Spugnaggio, perchè adesso il caldo picchia duro, carico acqua e GU brew ghiacciate, e subito via. Si risale verso
Michigan Bluff dove finalmente rivedrò MC. Il ginocchio fa male, ma
gli metto il silenziatore. In salita spingo e recupero due persone,
poi la strada spiana e vedo la croce con sopra le scarpe da corsa...
Sono a Michigan Bluff!
Lo speaker chiama il mio nome, e vedo MC
davanti che mi aspetta: peso, pieno di gel ed esco da lei che ha
preparato sedia e materiale per cambiarmi le calze. Fantastico relax,
facciamo due parole, ma ora sto benissimo, mi impomato i piedi,
cambio le calze e mi rinfilo le scarpe. Le do appuntamento a
Foresthill e ricomincio a correre tranquillo in un gruppetto di
persone, su una sterratona di terra rossa nel bosco magnifico. Vado tranquillo, al mio passo,
che però adesso è sciolto e non più contratto come prima:
scendiamo a Volcano Canyon e mi gusto già la salita a Bath Road che
in tanti dicono comunque tosta. E salgo bene, c'è una fontana per i
cavalli della Tevis dove immergo la testa e dopo poco JB Benna, il
regista di Unbreakable, è sul percorso con un cartello magnifico con
scritto YOU'RE AWESOME e mentre passo mi dice “Do you remember
that?”. Sorrido e gli dico “Sure man!” convinto e un po' commosso, che grande.
| Il mio arrivo a Michigan Bluff |
| Alive and kickin' |
Il sentiero finisce, vedo l'asfalto ed ecco Bath Road:
c'è Chris ad aspettarmi! E'come se mi dessero una carica di energia
improvvisa. Mentre mi riempiono le borracce mi dice che sto andando
benissimo e mi chiede come sto. Gli dico del ginocchio che fa male,
ma per il resto sto bene e so di avere ancora qualcosa da dire, ho
energie da spendere. Ho mangiato in continuo, bevuto con attenzione,
coi sali sono ok ed i piedi anche: difficile che vada meglio di così
dopo 90 km circa. Riprendiamo in salita al passo perchè il ginocchio
ulula dopo lo stop, ma va bene, passerà.
Ci accompagna anche un
amico di Chris, poi un altro ed arriva anche Maria Carla di corsa.
Sto alla grande, Chris mi dice che ho appena davanti Matt Keyes, come
lo definisce lui “Auburn legend”, quindi sto andando benissimo.
Riprendiamo a correre, mi dice di andare tranquillo, ma non riesco a
fermarmi, sono in “high” totale.
Riconosco la strada fatta
giovedì in macchina e sbuco a Foresthill in mezzo ad un mucchio di
gente. Mi viene incontro anche Carey, il mio altro pacer, è
esaltatissimo, ci abbracciamo e poi vado al peso, mangio anguria, e
riparto verso la macchina. Due ali di gente, sono esaltato, saluto
tutti, poi vedo Chris che si ferma e da la mano ad un tizio: è Tim
Twietmeyer, un icona della WS, 25 volte sotto le 24 ore, cinque volte
vincitore. Gli chiede come va il suo runner (me) e Chris risponde che
vado alla grande, poi chiede a me se so chi è. Sticazzi se so chi è.
Auguri di Tim e ci vediamo all'arrivo.
| Quattro chiacchere al miglio 60 |
| Foresthill stiamo arrivando |
| Sullo sfondo io che parto per il Cal Loop, di schiena con la canotta rossa il mio altro pacer Carey. Ai lati, Foresthill madness. |
Breve stop per prendere la frontale,
Chris saluta la sua compagna di corsa che è venuta a vederci
nonostante sia in carrozzina dopo un brutto incidente. Saluto Maria
Carla, le dico che ci vediamo al fiume e poi svoltiamo verso il Cal
Loop nel sole del tardo pomeriggio.
Wednesday, October 31
Western States 2012 Parte Prima
Alla fine ce l'ho fatta: il mastodontico racconto della mia WS prende corpo in comodi fascicoli settimanali.
Naturalmente sarà lunghissimo per non dire eterno, altrimenti che gusto c'era a fare 100 miglia a piedi e circa 20000 in aereo: per chi me lo chiedeva, beccatevi questo, siete stati accontentati e ora subite. Per chi invece poteva farne a meno, abbiate pazienza e girate pagina, la versione breve è questa: preso aereo, guidato macchina, partito Squaw Valley, corso, arrivato Auburn, tornato casa con fibbia, tutto bello. Ma così vi perdete il meglio. Del peggio.
Aeroporto, ore 7:00. Un po'colpevoli per aver buttato Janpo giù dal letto all'alba per accompagnarci, gli offriamo almeno la colazione. Dopo aver imbarcato i bagagli,e ritirato i biglietti, finalmente è ora, si parte.
Fino ad Amsterdam il viaggio è breve, allungo le gambe e riesco ancora a dormire un po'. Una volta arrivati a destinazione ci orientiamo nello sterminato aeroporto, e cercando di non farci investire dalle macchinette elettriche degli inservienti ci avviamo al terminal. Controllo dei documenti, nuovo controllo dei documenti, scansione a raggi X e dopo un attesa di mezz'oretta ci imbarchiamo. L'aereo è uno di quei colossi a due piani che sembrano delle navi, posti strettini ed in più finiamo in mezzo, nella fila centrale da quattro, ma con una botta di fortuna quello a fianco a MC rimane libero: buon segno. Le 10 ore scorrono lente tra pranzo, cena, spuntino, film insulsi e qualche magnifica veduta dal finestrino di Islanda e Groenlandia durante le nostre passeggiate distensive; riesco a dormire poco, un po'perchè è pieno giorno, un po'perchè sono emozionato come un bambino.
Passiamo sopra al Lake Tahoe, nostra meta finale, ed in un attimo siamo a SF: prima di scendere rubiamo con discrezione entrambe le coperte ed i cuscini, che si riveleranno essenziali per le nostre notti in tenda. Riusciamo a perderci di vista nello scendere dall'immenso aereo, ma ci ricompattiamo prima della dogana. Coda chilometrica, mi immagino discussioni, controlli, documenti incerti e vite spezzate dai funzionari come sono abituato a vedere da noi: mi chiedo se l'ESTA è a posto ed i passaporti vanno bene, e se non c'è nessuna irregolarità, e cosa mi chiederanno. Dopo quaranta minuti tocca a noi ed un gentilissimo omone di 150 kg e baffoni ci chiede semplicemente di appoggiare le dita su un touch pad, sorridere per la foto e riempire un modulo. E ci dice benvenuti negli Stati Uniti e fate un buon soggiorno. Nice 'n easy.
Borse arrivate (per non sbagliare la roba della gara era tutta nel bagaglio a mano, sarei rimasto senza mutande e spazzolino, ma con una scatola di GU, due paia di scarpe e le borracce a mano), usciamo dall'aeroporto e, si, siamo negli USA.
Autonoleggio, miracolosamente non cercano di venderci niente di aggiuntivo, anzi con grande gentilezza, ci mandano al garage. L'addetto alla consegna macchine ci dice (sempre gentilissimamente, ovvio) che dobbiamo aspettare venti minuti. Beh, nessun problema, anche se effettivamente siamo stanchi per il viaggio, e comunque vogliosi di metterci in marcia.
I venti minuti diventa mezz'oretta, finchè il gentilissimo addetto non si spazienta: arriva un SUV gigante e ci dice "It's for you, you've got a free upgrade, thanks for waiting, have a nice trip".
| Il nostro mezzo. Ma sarà abbastanza grande per dormirci dentro?... |
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| ... shitsure! Più grande della nostra tenda, o anche solo del letto di casa mia! |
Ringalluzziti partiamo. Si, ma dove si va?
"Ma, senti Mari, a 20 minuti dall'aeroporto c'è (casualmente) un negozio abbastanza famoso, che dici, andiamo a comprare le ultime cose? Tanto è presto, sono le due! E'anche coffe shop, così ci rilassiamo un attimo..."
"Ma si dai, benissimo"
Via, dritti da Zombie Runner: per chi non lo conoscesse, è un negozio culto tra i runner ed ultrarunner californiani. I proprietari Don e Gillian hanno nel curriculum due Badwater, svariate WS, un Grand Slam ed altri challenge come aver completato in 13 giorni il Bay Area Ridge Trail di 500 miglia. Il negozio, per noi abituati a credere che Chamonix sia la mecca del trailer, è devastante. La parete scarpe avrà 150 modelli, tutte le marche. Una parete di gel e nutrizione, una biblioteca con i testi sacri e video, un reparto abbigliamento esclusivamente tecnico (l'abbigliamento casual che da noi regge i negozi sportivi, qua non lo tengono!). Aggiungere un coffe shop con macchina Gaggia italiana ed un salottino relax. Il tutto in un vecchio cinema anni '50. Il paradiso di ogni nerd della corsa.
| L'entrata di Zombie Runner |
| Curisando la collezione di fibbie di Don e Gillian. |
Ci prendiamo un caffè e Don ci chiede da dove veniamo: quando scopre che siamo qui per la WS si illumina. Ci augura buona gara e buon soggiorno in NorCal e dopo gli ultimi acquisti partiamo verso Auburn, dove ci aspetta cena con Chris, il mio pacer che finalmente conoscerò di persona.
Ora, io vivo a Genova che già è una città piccola, ma in definitiva sono un paesano: come facevo a calcolare che qualche milione di persone al giorno esce dall'ufficio e per tornare a casa fa la circonvallazione della baia di SF? Sono due ore di coda e progressione a passo d'uomo, ma chissenefrega, sono in California, mi guardo intorno, e quando prima di Sacramento il traffico si fa scorrevole avviso Chris che siamo in leggero ritardo. Con la solita gentilezza US, mi dice di non farmi alcun problema e fare con calma, mi aspetta alla Auburn Ale House tranquillo.
| Motel 6 Auburn |
Troviamo il motel, scarichiamo i bagagli, doccia velocissima e via verso il locale.
Riconosco Chris in fondo alla sala e finalmente ci conosciamo di persona: come via mail, il feeling è immediato, ho avuto una fortuna sfacciata.
Chris è di Lincoln, una cittadina a 10 minuti da Auburn, corre sempre in questi posti e due anni fa ha finito la WS. Da Rucky Chucky, miglio 75 circa, ha corso con dolori lancinanti ai piedi, ma ha finito (You've got to respect the race and the volunteers, mi dice): il giorno dopo ha scoperto di avere una frattura ai metatarsi da stress e di aver perso tutte e 10 le unghie per l'appoggio innaturale a cui le fratture hanno costretto i piedi. Ma l'ha finita.
Io e MC ci mangiamo un bel burger (primo di una serie infinita) e beviamo con gusto l'IPA locale, mentre Chis ci da consigli su percorso, crewing ed in generale su come affrontare la cosa: mi chiede quale target ho... ma è la mia seconda 100 miglia, la prima gara in America, dove la logistica, il percorso e tutto quanto è radicalmente diverso, non ho un vero target. Certo, gli dico che se sto bene a Foresthill, e sono nei tempi, un tentativo alle 24 ore lo farò. Lui mi dice di partire tranquillo, che la gara inizia al 60mo miglio e di stare attento a mangiare e bere. Le previsioni sono buone, non ci sarà il caldo atroce, e questo è bene, visto che abbiamo avuto un maggio freddo e piovoso. Lui ha avuto un po'di polmonite due settimane fa, preferisce dividere il pacing con un altro suo amico se per me è ok. Naturalmente è ok, e mi dice di andare domattina da Auburn Running Company e chiedere di Carey. Poi Chris ci chiede dell'Europa, si parla di vita in generale e le birre vanno: sto bene, mi sento emozionato, ma in maniera positiva, giusta. Sto vivendo un'avventura fantastica e mentre torniamo al motel mi rendo conto di quanto sono fortunato ad avere questa opportunità.
Si dorme poco nonostante la stanchezza ed il letto comodo: il fuso orario ci lascia alle 5 in piedi. MC mi chiede se ho voglia di fare una corsetta, tanto per scrollarci di dosso il viaggio. Sicuro!
Ci avviamo verso il paese nelle prime luci, giriamo un po'finche non troviamo il ponte bianco che segna l'ultima discesa verso la pista di atletica e con una certa emozione entriamo nello stadio della High School aspettando di vedere già tutto montato e pronto. Niente di tutto ciò, ci sono due signori attempati che stanno facendo footing e basta. Ritorniamo al motel, colazione e poi via, ricognizione delle Aid Station così MC fa pratica di strada e auto. Andiamo fino a Robinson's Flat, poi torniamo a Foresthill ed infine Green Gate ed Highway 49: avrà anche lei da farsi parecchia strada in macchina e a piedi, ma almeno abbiamo visto dove andare.
Ritorniamo ad Auburn ed andiamo in centro. Troviamo Auburn Running Company, una specie di tempio sacro della WS e dell'ultrarunning americano. Entriamo, iniziamo a curiosare tra scarpe ed abbigliamento, un commesso si avvicina e ci chiede (gentilmente, è ovvio) se abbiamo bisogno e poi se siamo lì per la WS: alla nostra risposta affermativa interviene un altro commesso "Are you italian? Davide? I'm Carey, your pacer!"
24 anni, una figlia che gironzola per il negozio a piedi scalzi ed un'altra in arrivo, è il prototipo della new generation di trailer US. Pantaloncini '70, Merrell Trailglove ai piedi e maglietta lisa e strappata. E' esaltatissimo dall'idea di aver trovato qualcuno da accompagnare, gli dico che sono io a dover ringraziare, ma risponde che per loro è un onore poter far parte della WS anche come pacer, e che è un piacere farlo per qualcuno che arriva da lontano. Eccezionale. Anche con lui, feeling immediato, parliamo un po'di corsa, mi ripete i consigli di Chris (partire tranquillo, la gara comincia al Cal Loop) e dopo aver comprato l'immancabile t-shirt e canotta di Auburn Running Company, mi dice che sarà fantastico.
Inizio a crederci.
| Il tempio sacro |
| Storia |
Noi ci incamminiamo verso il Lake Tahoe, non prima di aver fatto una visita ad un gigantesco supermercato di Roseville dove, dopo aver superato lo shock iniziale, compriamo le provviste per i giorni a venire, i materassini per la tenda e la bombola del fornello.
La strada sale quasi senza accorgercene verso Truckee, poi svoltiamo e dopo 15 minuti ecco il nostro campeggio: è spartano, ma molto molto bello. C'è dei wc a fossa, una fontanella e stop, in compenso ogni piazzola è gigante ed ha un fire ring con griglia, una panchina dove mangiare ed un box anti orso dove tenere cibo (e cosmetici). Montiamo la micro tenda e non resistiamo alla curiosità di fare un giro a Squaw Valley.
| I nostri 100 metri quadri di piazzola per una microtenda |
Squaw Valley si presenta come una specie di Cervinia costruita con gusto in una vallata spettacolare (ok, senza Cervino, è vero). E' un posto assolutamente finto, creato per ospitare le Olimpiadi invernali del 1960, ma gradevole. Appena arrivati, su una poltrona che si gode il sole, trovo il grande Andrew, un inglese con cui ho condiviso un bel tratto dell'UTMB e vari deliri. Ci sembra assurdo ritrovarci entrambi qui, ma è la magia del mondo del ultrarunning. Due parole, qualche scambio di opinioni e poi li lasciamo in pace ed andiamo a fare un giretto. C'è già l'arco della partenza, solite foto e poi finiamo a mangiare all' Aulde Dubliner: un (ovviamente finto) pub irlandese che però ha una buona zuppa che ci scalda, visto che l'aria si è fatta fredda. Ce ne accorgeremo soprattutto nella notte: qui sembra tutto ampio, vasto e così via, ma in realtà siamo a 2000 metri anche se ci passa l'autostrada e c'è una città da 400.000 abitanti a 10 minuti. Di notte la temperatura cala, e nei nostri sacchi a pelo ultraleggeri battiamo i denti, così ci stringiamo ancora più di quanto la nostra microtenda già ci obblighi. E per fortuna che l'aria è secchissima, altrimenti volavano i reumatismi.
Ci scaldiamo con la colazione e poi via verso Squaw Valley per visita e check in. Siamo tra i primi, c'è un bellissimo sole ed entro. Compilo un modulo e chiedo al mio vicino se mi firma la dichiarazione di responsabilità come testimone. "Sure", firma, leggo, è Michael Wardian: non credo lui sia rimasto impressionato come me quando mi chiede se posso fare altrettanto.
Avanti per la foto di rito, sguardo inebetito e poi giro pacco gara: nell'ordine mi consegnano uno zaino Mountain Hardwear, una maglietta tecnica Mountain Hardwear personalizzata WS 100, una felpa blu con zip e cappuccio con logo WS ricamato, un balaclava della Moeben personalizzato (ci ho messo un attimo a capire come si utilizza, e comunque non l'ho mai usato), una tazza termica da caffè (very USA) con logo, vari depliants, delle prugne ed albicocche secche ed una confezione di Udo's Oil che pare tutti i top bevano con gusto a colazione, pranzo e cena. Bottino interessante: la WS costa, e non poco, ma è difficile lamentarsi del pacco gara.
Passo ai controlli medici, mi viene preso il peso, la pressione e viene riportato tutto su di un braccialetto giallo: quando lo chiudono è un momento particolare, quello è il filo che ti lega alla gara. Ultime formalità, prendo il mio programma della gara, una bellissima pubblicazione con TUTTE le informazioni necessarie e foto fantastiche ed esco sulla Olympic Plaza dove MC mi aspetta.
| Da riportare intero ad Auburn... |
E' presto, il briefing sarà alle tre, e così decidiamo di andare a Reno all'outlet Patagonia a curiosare. Pranzo a base di burger e siamo di ritorno appena in tempo per mettere tre drop bags di sicurezza e poi inizia il briefing con tutti i runners seduti nello spiazzo.
| Le file di drop bags pronte per essere caricate |
Prende la parola John Trent, poi Greg Soderlund finchè sul palco non compare lui, il leggendario Gordy Ainsleigh, l'uomo che ha cominciato tutto.Con modestia dice al microfono che chi vuole farsi "aggiustare" può andare da lui, chiropratico di professione. E' davvero un personaggio: ci si aspetterebbe di vederlo imbalsmato in un ruolo istituzionale o rappresentativo, ed invece è lì come corridore e partecipante esattamente come gli altri, se non fosse per quello 0 che porta sul pettorale. Diciamo che riassume al meglio lo spirito della WS: sarà la prima 100 miglia del mondo, la gara che fa sognare la maggior parte degli ultratrailers americani e non solo, la storia del trail running, ma rimane una gara "locale", sicuramente sentita e partecipata dalla gente del posto, ma con un'atmosfera quasi intima e raccolta. Non è un circo, non è uno show, non è di proprietà di nessuno: era e resta una magnifica corsa a piedi, punto.
| Gordy Ainsleigh e Greg Soderlund: WS legends |
Greg Soderlund, RD uscente lascia la parola a Craig Thornley, poi piano piano vengono chiamati a parlare tanti volontari, dal Tim Twietmeyer ai responsabili medici, un giusto riconoscimento per i 1600 che servono per far correre 400 atleti. Poi Tropical John Medlinger, direttore di ultraRUNNING, speaker ufficiale, presenta i migliori uomini e donne sul palco. Viene osservato un minuto di silenzio per Stephane Brosse e poi liberi tutti. Ma non prima di aver sentito John Trent dare il bollettino per domani. In Farenheit non capisco al volo, ma dopo qualche calcolo mi viene fuori un 5 gradi Celsius da qualche parte: possibile? Nella testa tutte le mie certezze a livello materiali crollano facendomi cadere nella confusione totale: mi aspettavo di combattere il caldo torrido con bandanna rosso in tributo a Tim Twietmeyer ed invece dovrò mettermi la giacca? Ma perchè sempre a me il maltempo (vedi CCC 2010, vedi UTMB 2011)?
Il bieco consumismo mi fa uscire dal lieve stato d'ansia, e mi precipito al WS Store a comprare magliette della gara per me, MC e qualche amico, più due o tre cavolate. Mi sento chiamare, è Chris che è uscito prima dallo studio e si è fatto un ora di macchina per passare a salutarmi (e per comprarsi anche lui qualche maglietta e gadget hahaha). Ultimo consulto, raccomandazioni finali, e ci vediamo a Foresthill.
| Me and my pacer |
Io e MC ritorniamo al campeggio: è presto, ma voglio sistemare bene le mie cose e mangiare con la luce per poi andare a nanna. E così appena arrivati al caldo sole del pomeriggio mi metto a trafficare per preparare la roba del giorno dopo e lo zaino da lasciare a MC. Verrà a Robinson Flat (miglio 30), Michigan Bluff (miglio 55), Foresthill (miglio 62), Green Gate (miglio 80), Highway 49 (miglio 93) ed oviamente, speriamo, all'arrivo. Sono molto contento di sapere che la vedrò spesso, la cosa mi da parecchia sicurezza. Lei è un po'nervosa e così mi chiede di ripassare insieme quello di cui potrei avere bisogno, ma in fondo manco io lo so bene!
| Psicosi da materiali |
Comunque prepariamo tutto e poi mettiamo su la pasta. Intanto intorno a noi il campeggio si popola di altri concorrenti e volontari, visto che dormire a Squaw Valley costa delle cifre improponibili. Ci sono due signore attempate, due ragazzi giovani ed una coppia padre e figlio: lui è di Foothill, sobborgo di Auburn, conosce Carey che gli ha detto che avrebbe corso con un italiano, ed eccolo qui. E'alla sua prima 100 miglia ed il figlio gli farà da pacer, parliamo un po' e poi ci diamo appuntamento all'indomani.
Mentre andiamo a lavarci i denti un anziano signore attacca discorso: iniziamo a parlare amabilmente e scopro che l'anziano signore, di nome Mark Olson, ha corso la sua prima WS nel lontano 1983! Domani correrà per la sua sesta fibbia, ma nel frattempo si è finito due Badwater, Angeles Crest, Javelina Jundred, Leadville per restare alle 100 miglia, più un altra marea di gare storiche. Sono ammirato, la sua simpatia e modestia sono incredibili, arriva persino a chiedere a me come secondo lui dovrebbe vestirsi e cosa gli consiglio per l'alimentazione! Pazzesco.
Mentre ci mettiamo in tenda mi risuonano in testa le parole ed i racconti di Mark, sono emozionato come poche altre volte in vita mia: penso al mattino che verrà, ricontrollo le sveglie e mi stringo a MC che dorme già.
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