Thursday, April 26

Trail dei Gorrei Report

Il Gorrei è uno dei miei appuntamenti preferiti: l'organizzazione, capitanata da Nando e Maurizio, è a dir poco eccellente, l'atmosfera familiare, il percorso spettacolare, e la gara è molto competitiva.

Eppure non ero mai riuscito a correrlo al meglio: il primo anno, diarrea continua, tanto che alla fine avevo raggiunto Maria Carla che faceva la corta ed eravamo arrivati assieme grazie al suo supporto. L'anno scorso, con il percorso modificato, avevo probabilmente preso la corsa sottogamba e come tutti avevo patito una giornata di caldo micidiale, arrivando benino in classifica, ma demolito fisicamente. Lo ricordo ancora come, km per km, il trail più duro che abbia mai finito.

Quest'anno ci tenevo a provare a farlo decorosamente, ma le previsioni di pioggia e freddo non erano così incoraggianti.
Sta di fatto che domenica mattina arriviamo a Moretti con il Cinghiale, Ale e due suoi soci. Non piove, c'è un po'di nebbiolina, ma non fa così freddo: bene.
Ritiro del pettorale (con borraccia della Sportika, la ditta per cui lavoro, nel pacco gara e tanto di striscione all'arrivo... gioco in casa) e poi iniziamo a prepararci.
Anche oggi cerco di stare leggero: le ottime Pure Grit, testate alle Maremontana, pantaloncini e maglietta di lana a maniche lunghe leggera (dovrebbe tenere caldo anche con la pioggia). Nel marsupio metto una giacchina ed il telo termico più gel e sali. Borraccia a mano e nella taschina infilo il telefono... All'ultimo decido di prendere anche i guanti leggeri di cotone, visto che le mani le patisco. Ci avviamo verso la partenza, gli altri sono tutti imbacuccati nelle giacche: secondo me moriranno dal caldo dopo 1 km... o avranno ragione loro e mi congelerò io? Anche Nando mi chiede se non sono troppo leggero...

Due parole con la Dottoressa e Stefano, poi arriva la colonia genovese Ignazio, il Presidente e Gino, riconosco Franco, trailer morenico, c'è anche Daniele sulla corta e saluto altre persone. In un attimo si parte, poi si riparte per falsa partenza (colpa di Cubettozz al cronometraggio, secondo me hahahaha).
Il Cinghiale scalpita perchè siamo partiti nelle retrovie e attacca il turbo, io me la prendo decisamente con più calma, all'angolo ci sono Nando ed il grande Sergio che mi saluta e poi si parte con lo sterrato. Cerco di trovare un ritmo, e mi lascio un po'andare in discesa: nonostante la pioggia, il terreno tiene benissimo.
Ci infiliamo nel bosco, primo guado ed inizia la salita: è difficile trovare un ritmo perchè ci sono sia quelli della 20 km che quelli della 46 km, però vado su tranquillo senza forzare troppo, traversiamo su sentierino e rientriamo nel bosco, passo la Gualco cerco di aumentare il ritmo e davanti a me vedo Virginia Olivieri, al rientro dopo la maternità: buon segno, potrebbe essere il mio passo. Ancora salita con qualche allungo nei pratoni, passo qualcuno e dietro ad una casa sbuca Sergio che mi incita e mi dice di continuare così.

Siamo al primo ristoro, bevo giusto una Coca e riparto, lasciandomi dietro anche la brava Katia Fori. Sono con Luca, un ragazzo che l'anno scorso avevo lasciato all'ultimo ristoro in preda a crampi e sfinimento, viaggia veloce e così mi accodo. Qui il percorso è più scorrevole, c'è sempre salita e discesa e ci tiriamo un po'finendo per formare un trenino di tre persone: io, Luca ed un ragazzo valdostano che poi scopro essere Igor Rubbo. Si chiacchera, a sprazzi piove, ma non ho freddo, se non alle mani visto che i guanti di cotone sono già fradici. Forse era più sensato prendere gli altri.

Luca, io e Igor

C'è uno strappo in salita, so che in cima c'è poi da fare un bel pezzo di sterratone in piano prima di arrivare al bivio corta/lunga, così tiro un po'in salita dove Igor va davvero bene e poi sul piano cerco di aggiustare il mio passo e trovare una continuità. Mi piace questo pezzo, ma so anche che da qui in poi inizia il pezzo duro. Al ristoro Coca Cola, riempio la borraccia e dopo aver litigato con la stagnola ci lascio cadere dentro una pastiglia di sali: togliendo i guanti capisco che ho meno freddo senza e così li levo e li infilo in tasca. Aggancio un ragazzo simpatico ligure ed arriviamo insieme alla discesa su Olbicella, dove mi sforzo di lasciare andare e correre deciso: funziona! Guadagno terreno, poi guardo l'orologio e vedo che è ora di mangiare, così rallento un po', mando giù un gel alla cioccolata e poi riprendo ad andare deciso.

In fondo alla discesa c'è un pezzo in lieve salita, sto andando benissimo, ma devo fermarmi a pisciare, e così dopo un bel pezzo di traversone e salita nel bosco io ed Igor iniziamo la salitina che ci porta al terzo ristoro, dove c'è il fratello di Nando che mi saluta.
Passiamo un runner in evidente cottura e ci lasciamo andare nel bel tratto in discesa, per stare dietro ad Igor devo fare attenzione, ma tutto sommato sto andando bene, questo pezzo è quello cruciale, è difficile trovare un ritmo continuo, aggancio un altro ragazzo con cui parliamo un po' e poi scendiamo verso un guado, c'è Maurizio che fa il tifo e mi dice che sto andando benissimo... Dovrei essere intorno alla 13ma posizione. Bene! Arriviamo al quarto ristoro, da qui l'anno scorso era iniziata la mia via crucis, c'è ancora una U nel bosco e poi si comincia con la salita alternata a grandi traversi. Riesco a distanziare uno dei miei compagni ed accodarmi di nuovo ad Igor: aspetto la crisi, le gambe si appesantiscono, ma tutto sommato vado ancora. Lui si ferma a svestirsi, ma non riesco proprio a prendergli terreno, e comunque so che sulla salitona del 40mo il suo passo è micidiale, così una volta arrivati alla salita cerco di farmi "tirare" un po'. Salgo bene, tranquillo, c'è l'omnipresente Sergio che ridendo mi dice "Datti una mossa che Massi mi ha lasciato detto che anche oggi mangi la polvere!": maledetto Cinghiale, ridiamo di gusto e riprendo a salire. Igor va davvero bene in salita, mi prende quei 45 secondi che si porterà fino alla fine, raggiunge un altro trailer e finita la salita li vedo davanti a me nel pezzo di sterrata in piano.

Sto bene, mancano circa 6 km, devo cercare di mangiare e stare tranquillo, è ancora lunga e dura in questo pezzo di continui strappetti alternati a discesine e tratti da correre. All'ultimo ristoro Coca Cola e via, nella salita del gasodotto passo il trailer che avevo davanti e cerco di dare un colpetto per uscire dalla sua visuale, mentre davanti vedo ancora la sagoma bianca di Igor. Mi stacco un po' e riprendo a correre: gambe ok, energia ok, potrei arrivare bene e comunque in stato decoroso. I km sembrano passare lentamente e da distante sento applausi ed incitamenti... Mi sembra Maria Carla... E poi finalmente mi sento chiamare, sono lei e Barbara. Attraverso la strada, solo più un km. Ultima discesa, pezzo di sentiero ed inizio l'ultima risalita: dietro di me nessuno, davanti Igor, ma ha ancora un passo deciso, ed io ho un principio di crampo. Penso che alla fine tutto è andato bene, le scarpe hanno tenuto alla grande su discese brutte e rocciose e sul fango quando alla penultima curva scivolo sull'erba e finisco nel fango: mi metto a ridere come un cretino e sbuco sul rettilineo finale. Uau, ci sono anche i miei! Arrivo, complimenti della famiglia, il cane dei miei mi beve i sali dalla borraccia, complimenti del Cinghiale (che è andato fortissimo) c'è anche Fabio che rivedo con piacere.

Due parole con Massi e poi andiamo a prendere la roba. Doccia gelata e finalmente mitica pasta e fagioli e formaggetta, più crostata e birre a € 2,50. Ci sediamo a tavola io, Massi, Maria Carla e Barbara e ci gustiamo il pranzo e la stufa accesa. A seguire due parole con i genovesi, vediamo Gino fulminare il Presidente allo sprint, l'arrivo di Raffaella e consorte poi premiazioni (azz, sono arrivato 11mo e premiavano fino al 10mo) e ritorno a casa.

Alla sera Maria Carla cucina un favoloso tonno impanato nel sesamo con salsa al basilico ed insalata di carote marocchina, mentre io preparo bruschette con il mio pane di pasta madre fatto in casa e crostini di salmone con burro e cren: bottiglia di Alghero Torbato di Terre Bianche e la serata va che è una meraviglia.



Il Gorrei si conferma una gara bellissima, faccio fatica a trovargli un qualsiasi difetto (ok, l'acqua fredda, ma tutti quelli prima e dopo di noi l'hanno fatta calda!). Sicurezza sul percorso, scorci eccezionali (la discesa sul canyon merita da sola il giro), varietà di terreni e condizioni, organizzazione schietta e funzionale. Tra l'altro livello stellare: vince Roux con secondo Barnes e terzo Filippo Canetta: dominio del Team Salomon con tempi spropositati. Tra le donne Fori su Olivieri. Ah, questa volta, sono riuscito a mettere le donne dietro, senza essere "chicked": soddisfazione alquanto sciovinista, ma che ci volete fare, insicurezze del maschio moderno.

Meriterebbe parecchi più iscritti, forse con un po'più di grancassa potrebbero fare numeri diversi: ma tutto sommato mi piace l'atmosfera raccolta e la sensazione di essere coccolato e viziato dai tanti, gentilissimi volontari. Un luogo segreto dove ritrovarsi ogni anno.

Lista Materiale

Scarpe Brooks Pure Grit
Calze Smartwool Micro Crew
Shorts The North Face Agility
Maglia maniche lunghe 150 Ultralite Icebreaker
Guanti cotone
Borraccia Nathan Quickdraw
Marsupio Amphipod Airflow Endurance
Giacca Montane Featherlite Marathon Jacket
Telo Termico
Tre pastiglie di sali Nuun Tri-Berry
Sei gel Clif Shot (due Chocolate, due Razz, due Citrus)
Due gel GU (Jet Blackberry)
Qualche litro di Coca Cola dai ristori

Western States Bib Number

Sono usciti i numeri di pettorale, per me:

69

Mi piace, è lo stesso numero che avevo nella mia prima ultra al Monte Soglio quattro anni fa.

Monday, April 23

Settimana 16 Aprile - 22 Aprile

Dopo la bella gara del Gorrei, mi ero ripromesso di non mollare troppo il tiro, e ne è venuta fuori una settimana interessante senza caricare troppo.

Lunedì defaticamento sul lungomare con Marco, 10 km in tranquillità con il sole.
Ripetuti martedì con Massi, entrambi eravamo ancora abbastanza scassati, però dopo un po'di riscaldamento le gambe hanno ripreso a girare decise.

Mercoledì Cava a mezzogiorno e Cava alla sera con Massi e Marco: avevo le Hayasa, non male, anche se dopo essermi abituato alle Pure Grit, fà strano sentire la tomaia strutturata. E teniamo conto che la Hayasa è già una scarpa bella essenziale.

Giovedì nisba, ma venerdì mi sono preso la mattinata e con Marco abbiamo rifatto il giro di tre/quattro settimane fà: Richelieu, Cava, Quezzi, Pontecarrega, Forti, acquedotto, risalita a Quezzi, Ratti e tutti a casa. 40 km belli tosti. Tutto ok fino al Diamante dove inizia a piovere... Per poi diventare grandinetta. "Ci fermiamo qui e aspettiamo?" "Ma no, non è niente". Voilà, ecco il finimondo: grandinata allucinante, noi bagnati fradici (io maglietta a maniche lunghe, Marco maglietta maniche corte e giacchina antivento leggerissima) per terra due spanne di ghiaccio. Abbiamo cercato riparo sommario e poi appena ha mollato la grandine ci siamo lanciati in uno scenario irreale. L'inizio discesa verso la Sciorba abbiamo sciato come dei freerider. Poi un po'di tregua che ci ha fatto scaldare, altro acquazzone devastante mentre eravamo sull'acquedotto e da Pontecarrega in poi sole. Anzi, non solo sole, caldo bestiale tanto che abbiamo levato le magliette. Un po'troppo per me che sulla salita al Ratti ho cominciato a sudare come una fontana: ero bello fatto. Però giro completato in circa sei ore, una meno dell'ultima volta: Marco andava come una scheggia, ha tenuto un ritmo spietato dall'inizio alla fine, e nonostante i 45 km del Gorrei di domenica ed altri 40 tra lunedì e mercoledì, ho tenuto bene, le gambe c'erano ancora tutte. Bella esperienza: la grandinata ci mancava e nonostante tutto ce la siamo cavata alla grande.

Sabato ho fatto il pacer ad una gara. Anzi, alla gara più bella del mondo.
Ho accompagnato le mie nipotine Fabiola ed Arianna a fare il minitrail per bambini Corri con Giulia, organizzato tra gli altri da Michele Picco e Ale Braccio, due delle menti dietro al Trail di Santa Croce.
Percorso di 5 chilometri e rotti, salite dure, singletrack nel bosco e drittoni tra le terrazze, discesa tecnica, vista sul mare: perfetto, e se contiamo che c'erano bambini di 6 anni... Durissima!
Eppure tutti con il sorriso sulle labbra, tutti contenti e avanti con il proprio passo per poi lanciarsi su un terzo tempo apprezzatissimo. Che bella giornata.
Un grazie enorme a chi ha organizzato ed hai tantissimi volontari che vigilavano sul percorso: avete regalato una giornata magnifica a tutti, bambini egrandi, per un buonissimo motivo ed una bella causa.

Io ho accompagnato Arianna, che con 5 anni era proprio tra i più piccoli. Eppure in un ora e dieci si è portata a casa la corsa, lasciandosi anche dietro una trentina di bimbi più grandicelli. Invece Fabiola ha avuto come pacer d'eccezione Massi oltre che la zia Maria Carla. E'stata un furetto e l'ha finita in 50 minuti correndo come una pazza. Anni 8.
Stamattina una a scuola ed una all'asilo con la maglia della gara, non c'è stato verso di fargliela levare. Orgogliosissime di quello che avevano fatto, figuriamoci gli zii.

Piccole trailers crescono

Pacers extraordinaire

Fabiola, Olmo style

Finalmente il Cinghiale a inseguire qualcuno...

Io e Arianna sulla dirittura d'arrivo
In definitiva un'ottantina di km, ma con un bel lungo che aggiunge fieno in cascina... E se contiamo da domenica a venerdì, sono 125 km in sei giorni. Ottimo direi.

Tuesday, April 17

UTMB 2011 - Parte seconda


Ed ecco la seconda parte, eravamo rimasti a Courmayeur con quadricipiti demoliti e stato di vaga incoscienza da assunzione prolungata di caffeina...


“Hai assistenza?” “Boh, non so, forse si, ma non so se sono qui” “Vabbè siediti qui tranquillo, se ci sono vengono quà” e così mi metto sulla panchina, tiro il fiato, e con calma inizio a cambiarmi maglietta, risistemarmi un po'i piedi, cambiare calze e mettere le Montrail, nel frattempo bevo un po'di acqua e glucosio e sali che avevo nella sacca e rifaccio lo zaino con la giacca asciutta ed i gel per la seconda parte. Davanti a me siede Byron Powell, il ragazzo che cura il sito Irunfar, parlottiamo di gusti dei GU, mi offre di assaggiare i suoi, gli chiedo come stanno andando gli altri americani e scopro che c'è stata una vera e propria strage: Roes, Jurek e Dakota Jones ritirati, così come Joe Grant per infortunio, Krissy Moehl in crisi. Evidentemente le condizioni sono state dure per tutti.

Io... insomma, sto abbastanza bene. La maglietta pulita e la roba asciutta mi rimettono in sesto, lo stomaco va bene, e così per cercare di dargli qualche problema mi prendo un piatto di pastasciutta al pomodoro, tanto per mangiare qualcosa di solido. Sensazione orribile: Davide, avevi un piano, funzionava, portalo fino in fondo senza cambiarlo.

Esco, le gambe sono legnosette ma sono pieno di buona volontà, ed in più mi viene incontro l'amico Marco con la sua ragazza Cristiana: che piacere, è la prima faccia amica che vedo e mi si apre il cuore. Marco mi accompagna fino all'inizio della salita al Bertone, davanti alla chiesa Silvano mi intervista al microfono, chissà che castronerie devo aver tirato fuori.

La salita è dura, tornanti continui su pendenze decise, la pasta è lì ferma sullo stomaco, la fatica inizia a farsi sentire, ma il pensiero che su dovrebbero esserci Maria Carla e suo fratello mi spinge, tengo il mio passo, recupero qualche posizione ed in generale cerco di non mollare con la testa, finche il bosco non finisce e sento qualcuno che mi chiama: finalmente Maria Carla. Mi dice che sto andando deciso, che mio papà, a casa davanti al computer, è preoccupato perchè sto andando troppo forte, ma che lei mi vede bene (ok, a questa non le ho creduto) e comunque facciamo due parole tranquilli, mangio un gel, bevo Coca Cola e un acqua tonica che ha dietro e lo stomaco va a posto.

Finalmente la mia crew!

Mi sarei fermato tutto il pomeriggio.
Riparto e so che il tratto che mi aspetta è micidiale, potrei correrlo tutto fino all'attacco della salita al Col Ferret se ne avessi, ma le gambe fanno male davvero. Però mi sforzo, stringo i denti, cerco di trottare pensando che con gli accorciamenti oramai ho passato la metà. Poi se arrivo a Champex, di lì è tutta salita dura o discesa, non ci sarà più tanto da correre... Mentre faccio tutti i miei calcoli squilla il telefono. Messaggio. La gara è stata dirottata, non faremo più la mia salita preferita ma andremo fino a Martigny: totale, 170 km e 10.000 metri di dislivello. Se dico che non ci sono rimasto male mento... Ma è davvero questione di un attimo, alla fine bisogna solo stringere i denti, vorrà dire che sarà l'edizione più lunga dell'UTMB ed io la porterò a termine in un modo o nell'altro. E'un'altro dei momenti cruciali della mia gara, un'altro interruttore che scatta. E dopo qualche chilometro incontro anche Fabio Menino e sua moglie, parliamo un minuto e mi dà una bella carica, riparto con il sorriso sulle labbra pronto a dare tutto. Al Bonatti mi fermo appena un attimo, poi riprendo con passo lento ma continuo verso l'Arnuva dove arrivo alle tre e venti. Mi dico di stare tranquillo, mangiare il mio gel e uscire piano ma mantenere un passo continuo, questa è la mia salita preferita, sono a pezzi, ma devo arrivare su bene, dopo mi aspetta la discesa infinita. E difatti in un oretta e venti sbrigo la pratica con un passo da avvoltoio, “mangiando” una quindicina di persone. Il paesaggio è splendido, davanti a noi si apre la Svizzera ed inizio a scendere piano: i quadricipiti sono andati, i piedi iniziano ad avere problemi, ma siamo a quota 100 km, direi che ci può stare. Fino a La Peule riesco a difendermi, poi il sentiero diventa nervoso, c'è del saliscendi e perdo un po'di efficacia. Mentalmente sono un po'provato, non riesco ad appoggiare bene e sul ripido patisco, decido a La Fouly di prendermi un po'di tempo per ricompormi. Finalmente ci arrivo, prendo qualcosa da mangiare di solido (pane e forse un pezzo di formaggio, più parecchia Coca Cola). Levo lo zaino e mi concedo una telefonata a mio papà per tranquillizarlo. Gli dico che sto bene, che adesso recupero un po'le forze e rallenterò, lui mi dice che al Col Ferret ero 132mo. Gli chiedo se è sicuro di quello che dice e mi conferma che è così, ora ho capito perchè è preoccupato. Mi rialzo e qui le gambe non rispondono più: scambio due parole con Andrew, un inglese con cui ci siamo già sorpassati due o tre volte da stamattina. Anche lui gambe fottute, ci facciamo due risate e proviamo ad incamminarci sul sentiero in lieve discesa. All'inizio sembriamo due menomati, ma almeno ci distraiamo un po'. Si parla del più e del meno, gli impresto il telefono per avvertire la famiglia dei cambiamenti di percorso e ritardi vari e nel frattempo continuiamo a trottare, c'è un pezzo bellissimo nel bosco e piano piano ci stiamo quasi sciogliendo, arriva l'asfalto, ma tutto sommato non è male, sento che mi sto riprendendo.

Alla base della salita per Champex provo ad allungare un po'il passo, so che è una tappa importante, da lì in poi è dura, ma si inizia a parlare di ritorno a casa. Dopo due tornanti vedo davanti a me una sagoma conosciuta. Oh, ma aspetta un'attimo, quello è Hal Koerner, due volte vincitore della Western States. Lo affianco e lo saluto, lui è gentilissimo, mi dice di essere andato in crisi totale, ma nonostante tutto vuole arrivare alla fine, non importa quanto ci metterà. Mi dice di andare avanti che sto bene, gli rispondo che è la mia prima 100 miglia non voglio esgarare, ridendo mi dice che non potevo sceglierne una migliore. Lo lascio che si guarda il tramonto sulla valle dicendo che sono posti incredibili. Un campione, senza se e senza ma, il rispetto che sta dimostrando per la gara e per gli altri runners è incredibile. Riparto carico come una sveglia, insomma correre un pezzo di UTMB con Koerner è come fare due tiri a pallone con Xavi o Iniesta: mi divoro la salita a Champex, entro al ristoro bevo una Coca Cola e ne esco dopo un minuto, corro lungo il fiume ed ancora nel bosco.

Non sono manco le nove, dentro di me penso che è un peccato non salire alla Bovine, ma pazienza.

Poi la deviazione verso Martigny e l'inizio della discesa.

So di essere legnoso, ma stringo i denti, rimetto la frontale, il sentiero è orribile, ho la lucidità di fermarmi e levarmi le scarpe per togliere un po'di pietre, poi alcuni tratti con attraversamenti di strada e a volte qualche difficoltà a trovare lo svincolo giusto, ma tendenzialmente è tutto segnalato benissimo.

Sto faticando parecchio, ma penso che poi la risalità è il mio terreno, e l'ultima parte la conosco bene. Calcolo che Martigny dovrebbe essere lì in fondo, chiedo a due benevoles e mi dicono che mancano 15 km: no, ho capito male o si sono sbagliati, non è così. Ed è ancora discesa, sofferenza e il fatto di non conoscere il percorso mi stà un po'logorando. Finalmente arriviamo ad un paese e ricominciamo a risalire in mezzo ai vigneti. Ok, ci siamo, anche se la lunghissima discesa mi ha consumato, non sono brillante come prima ed anche in salita non sto più guadagnando tempo come prima. Poi il sentiero spiana, ad un certo punto si scende un po'. Sto perdendo un po'la testa, mi fa arrabbiare pensare di perdere dislivello quando dobbiamo salire a Forclaz. Raggiungo due ragazzi, uno mi chiede in francese se so dove siamo, gli dico che sono italiano e che possiamo parlare italiano. Secondo lui non siamo a Martigny, io gli dico figurati se non l'abbiamo già passata, ma il sentiero scende, scende deciso, le indicazioni non sbagliano. A farla breve, a Martigny ci dovevamo ancora arrivare, questa deviazione si sta rivelando malvagia. Al ristoro, finalmente, ci danno la conferma di essere ora a Martigny, e che la salita a Forclaz ci aspetta ancora tutta. Dramma psicologico, ma usciamo in cinque dalla tenda e piano piano ci mettiamo a macinare. Inizio a fare due parole con Gianluca, siamo tutti e due un po'in down ma almeno ci sosteniamo, piano piano iniziamo a salire e ci fermiamo a bere un caffè di fronte ad una casa dove hanno organizzato un piccolo ristoro, facciamo due parole con la gente che è lì e riprendiamo. Piano ma decisi, continui. Ci raccontiamo un po' della nostra storia, il sentiero è infame, orribile in mezzo a case e felci a fianco di un ruscello umidissimo, è mezzanotte ma ci rendiamo anche conto che insomma, se arriviamo a Trient l'arrivo è poi quasi lì... Che, oh, stiamo anche andando forte, “ma tu te lo immaginavi di stare mai nei primi 100 al Bianco?” “Ma che scherzi? Mai più!”. E così sbuchiamo sull'asfalto, arriviamo al colle e poi ci lanciamo nella discesa su Trient. Ancora prima di arrivare all'asfalto sento qualcuno che grida il mio nome, è Maria Carla! Entriamo in paese e ci fiondiamo nella tenda per l'assistenza. Non avrei bisogno di niente, ma cambio comunque maglietta, ricarico di gel, mangio anche due pezzi di torta, mi rilasso per bene con MC e Janpo e poi ripartiamo insieme a Gianluca. Maria Carla ci accompagna fino al sentiero, le gambe sono dure e secche, ma questa salita mi piace, con Gianluca ci intendiamo e alla fine raggiungiamo la fine dei tornanti, mi ricordo che c'è ancora un bel pezzo in falsopiano, come l'anno scorso c'è una nebbia assurda, ma alla fine si ricomincia a scendere e compare la tendina di Catogne. C'è il fuoco acceso, facciamo due parole con gli stoici benevoles e chiediamo in che posizione siamo: 70simi. Incredibile ma vero.

Qui il primo pezzo di discesa è brutto, con le gambe che non vanno più c'è da stare attenti, io specialmente. La discesa su Vallorcine è lunga, più di quello che ricordavo, ma piano piano arriviamo al bosco e poi finalmente agli ultimi prati ed al passaggio a livello. Entriamo nel ristoro e tutti i benevoles ed i familiari presenti ci applaudono: credo che difficilmente proverò una sensazione simile un'altra volta nella vita, mi vengono i brividi ancora adesso se ci penso. Ultimi aggiustamenti, mangio di nuovo un po'di torta, adesso gel o solidi fa davvero poca differenza! Usciamo dal ristoro e questa volta iniziamo a crederci anche noi, oramai Chamonix non è più così distante, a Maria Carla che ci accompagna per qualche metro posso finalmente dire “Ci vediamo all'arrivo!”

E così saliamo bene ai Montets, poi il rerouting ci evita la Tete aux Vents e ci fa scendere verso Argentiere. Io in discesa fatico un po', ma iniziamo a vedere il chiaro dell'alba che sta spuntando e alle sei siamo ad Argentière, ultimo ristoro, passiamo decisi, oramai vogliamo solo arrivare e levarci il dente, la famiglia di Gianluca ed Enrico con i suoi amici continuano ad incitarci.

L'ultimo pezzo lo patiamo un po', mentalmente siamo logori, le gambe sono a pezzi, qualcuno ci passa, ma adesso non conta proprio più, oramai dovremmo esserci ma continuiamo a salire, quando arriverà la discesa su Chamonix? Alzo gli occhi ed il sole sta illuminando il Dome du Gouter: credo che sia difficile immaginare una cornice migliore per il nostro arrivo, è tutto incredibilmente bello.

E ora ci siamo, si scende verso il paese, passiamo il ruscello, siamo sull'asfalto ed entriamo in paese. All'angolo del palazzetto vedo Ale Montani con famiglia e lo saluto, poi il lungofiume e finalmente in fondo a Rue Vallot c'è Maria Carla; non ci credo, ha in mano una bandiera di Genova!


Un ultimo sguardo a Gianluca, una pacca sulla spalla e mi preparo a gustarmi il momento, all'angolo prima dell'arrivo anche Andrew, l'inglese con cui ho corso fino a Champex e che mi ha poi ripassato dopo Argentiere, sono felice di vederlo lì. Poi il rettilineo, chiudo gli occhi e alzo la mia bandiera al cielo, ce l'ho fatta!


L'abbraccio di Maria Carla e di Janpo sono il premio più bello che ci possa essere, mi hanno davvero spinto fino lì, non riusciro mai a fargli capire cosa ha voluto dire il loro aiuto, forse solo quando toccherà un giorno a loro tagliare quel traguardo.
Un abbraccio anche con Gianluca, non so come sarebbero stati gli ultimi 40 km senza di lui, di sicuro molto meno divertenti. Ritiro il mio gilet e finalmente mi siedo, ma Maria Carla ha altri due premi finisher da darmi, sono le medaglie che hanno fatto le mie nipotine, me le metto al collo e non le mollerò più fino alla doccia.



Tenetevi il vostro gilet, io sono medagliato!
Mangio qualcosa, bevo un tea caldo: fa un freddo becco, ma io manco me ne accorgo, l'emozione, la stanchezza, mi ci vuole qualche minuto per abituarmi. Chiamo mio papà che è felicissimo, mi ha sostenuto sempre, in questa gara come nella vita, ma da vecchio ultramaratoneta, lui può davvero capire come mi sento in questo momento, e poi finalmente doccia. Le gambe sono dure, ma tutto sommato sono ok. L'acqua mi leva un po'di stanchezza, con lo sporco se ne vanno i pensieri ed i mille calcoli e controcalcoli che mi hanno accompagnato, finalmente rimane solo la soddisfazione di aver finito. E bene: 32 h 14 m 02 s, sono 73mo, non ci credo ancora, per me era incredibile pensare di scendere sotto le quaranta ore, invece ho scoperto risorse che manco io pensavo di avere! C'è tempo per la colazione, con l'amico Sergio che ha fatto una prestazione mostruosa eppure è lì a complimentarsi con me, la sua modestia mi stupisce sempre, la sua ragazza Alessandra addirittura entra in mensa per farmi i complimenti anche lei: persone eccezionali.

Il mio compagno di merende Gianluca
Poi ci mettiamo al sole sul lungo fiume a vedere gli arrivi e ad applaudire, ad un certo punto mi addormento praticamente da seduto... Che bello starsene sdraiati al caldo! Mangiamo un panino ma mi si chiudono davvero gli occhi ora, mentre aspetto Maria Carla che è andata al supermarket a comprare una bottiglia d'acqua mi addormento di nuovo su una panchina. Così andiamo a prendere le macchine e Maria Carla e Janpo (che comunque sono svegli anche loro da 36 ore...) devono guidare fino a casa. Una nuova doccia e poi filo a letto... Sogno ancora di correre, sono ancora agitato. Poi alle sette mi risveglio, le telefonate degli amici, i messaggi che arrivano, mangio qualcosa e poi ritorno a letto a dormire.

Lunedì mattina decido di prendermi la giornata. Scendo le scale piano, ma a parte le cosce il resto funziona bene. Colazione e piano piano rimetto a posto la roba, sistemo qualche mail di lavoro, guardo un po'i risultati... Inizio finalmente a pensare a cosa ho fatto, a ricordare momenti, sensazioni e soprattutto gli incontri di questi ultimi giorni. La partenza con Stefano, Ale che mi passa verso il Col de la Seigne, Marco a Courmayeur, finalmente vedere Maria Carla e Janpo al Bertone e poi a Trient e Vallorcine, Fabio all'Arnouva, Andrew a La Fouly, Koerner a Champex e Gianluca a Martigny, l'arrivo e l'abbraccio con Maria Carla... Come tanti benevoles o altri corridori con cui abbiamo scambiato due parole... Tutte storie diverse che per due giorni girano intorno a quella montagna. Ciascuno di loro ha avuto qualcosa da dare, io in questi due giorni ho preso tanto: spero un giorno di poter ricambiare, perchè la gioia di quell'arrivo, non ha prezzo.

Dopo 32 ore di pioggia, freddo, neve, sporco, salite, discese, disperazione, risate ed emozioni, potrebbe venirvi un sorriso ebete così. Attenzione, è difficile da mandare via...

Settimana 9 Aprile - 15 Aprile

Settimana di relativo scarico in vista del Trail dei Gorrei.

Lunedì di Pasqua ho riposato, abbiamo fatto due passi in tranquillità e poi la sera sono tornato a Genova.

Martedì a mezzogiorno giro sul lungomare con test delle Inov8 Road X-Lite 155: bella e molto moltoleggera e comoda, ho potuto apprezzare la differenza con le 233. Scarpa che aiuta molto a correre in maniera naturale, sono curioso di metterci su dei chilometri, me l'aspettavo più difficile da gestire, più estrema, ed invece è uno zuccherino. Alla sera, nonostante la pioggia, ho fatto prova di volontà con una corsa fino a Capolungo, che alla fine mi ha lasciato soddisfatto.

Mercoledì ho azzeccato le due orette di sole andando alla Cava verso l'una: nonostante il lavoro doppio del giorno prima in salita ho corso praticamente tutta la prima parte, in quello che oramai è il mio "fitness test". Buone sensazioni.
Alla sera sono andato a vedere il Genoa con mio papà dopo anni che non andavamo più insieme... la serata è stata comunque bellissima, ma il Genoa ce l'ha messa tutta per rovinarcela pareggiando con il Cesena ultimo e praticamente retrocesso. Ora siamo inguaiati. Che emozione vedere la Nord piena cantare 90 minuti: ricordi di gioventù.

Giovedì altro deca sul lungomare, ero preso dal lavoro e non sono riuscito a fare di più, e comunque non volevo esagerare ed arrivare al Gorrei stanco.

Venerdì lavoro.

Sabato Maria Carla aveva voglia di provare a fare qualcosa perchè stava meglio, e così alla fine abbiamo fatto 45 minuti tra Sturla e casa. Non ero al 100% ma mi ha fatto bene, e lei mi sembrava recuperata alla causa.

Domenica Gorrei, ma vedo di fare un post per parlarne un po'meglio.

Totale quasi 100 km senza particolari problemi... Sento che le cose stanno andando bene, speriamo continuino così. Per non sbagliarmi ho comunque ripreso un po'di stretching serale una due volte la settimana, e non è niente male.

RICHELIEU 23
FASCE 8

Wednesday, April 11

UTMB 2011 - Parte prima

Ecco fatto, bello lungo, anzi lunghissimo, tanto da doverlo dividere in due. A chi avrà la pazienza di leggerlo, dico che anche 32 ore e rotti per sentieri sono lunghe. Abbiate pietà.

Per raccontare il mio UTMB, bisognerebbe partire dalle uscite nei mesi precedenti, dai tramonti visti dal Richelieu o Genova illuminata di notte dal Fasce. Bisognerebbe tornare alla mattina in cui aprendo il computer mi sono visto ISCRITTO tra i partecipanti, o al momento in cui appena finita la CCC mi sono chiesto come sarebbe stato fare tutto il giro.

Perchè una gara come l'UTMB è difficile ridurla ad una semplice competizione: complice sarà tutto il circo dei media, complice sarà il suo status di “mito” tra le gare europee (meritato o no, questo è un altro discorso), io ci metto anche quella montagna grande e severa che stà lì in mezzo... Per me è stato un bellissimo viaggio durato nove mesi, fatto di alti, bassi, paure, timori, emozioni e bellissimi momenti condivisi.

Il primo contatto con Chamonix è mercoledì: riesco a trovare un passaggio con Fulvio, Andrea ed altri due amici per andare a ritirare il pettorale e poi tornare a Ivrea, così riesco ancora a dormire da Maria Carla e fare un bel sonno tranquillo. Un po'di disguidi in partenza (Beppe... Lo zaino!!!) ma arriviamo a Cham per mezzogiorno. L'atmosfera è già bella calda, un sacco di gente, giapponesi in giro, ma quelli non sono Roes e Dakota Jones? Gli altri si avviano al ritiro pettorale, io faccio una scappata al SuperU sotto all'Alpina, devo prendere un paio di guanti per i piatti per ovviare al punto “guanti impermeabili” della dotazione obbligatorio. Fulvio e Andrea non mi danno credito, ma tant'è, dopo un po'di coda tocca a me. La benevole mi chiede il materiale punto per punto, mi manca il cappellino, ma ci metto quello che ho in testa. Ai guanti da piatti non batte ciglio e lo stesso ai miei sovrapantaloni Montane, che proprio impermeabili non sarebbero, comunque passo. Mi manda avanti e finalmente il pettorale. Stringono il chip al polso, chissà perchè è un momento che mi emoziona. Sacco per Courmayeur, magliettina e raggiungo gli altri. “Ma allora te li hanno passati davvero i guanti?” “Ma ti dico di sì, la maggior parte della gente li aveva!”: rimangono perplessi di fronte ai loro sopraguanti da ghiaccio per poi scoppiare tutti a ridere. Birretta in centro, discorsi di corsa per stemperare un po'la tensione e si ritorna a casa.

Dormo tranquillo, faccio colazione con calma e poi inizio a preparare tutto il materiale, giro, rigiro, metto, tolgo e piano piano iniziano le farfalle nello stomaco. Butto un occhio al live della TDS: Andrea è partito bene, Fabio Menino sta andando fortissimo. Io, tanto per darmi una calmata, prendo la bici di Janpo e vado a fare un giretto. Doccia, pastasciutta da carbo-load e finisco di preparare lo zaino, la sacca per Courmayeur, lo zaino da lasciare a Maria Carla, e la roba da portare via. Metto i materassini nel van e sono pronto a partire.

Scene da psicoanalisi: materiale indossato e nello zaino in partenza (in realtà ho cambiato giacca e aggiunto una termica leggera)...

...ed il materiale nella sacca di Courmayeur!

Un ultimo sguardo alla TDS, Fabio si è dovuto ritirare, Andrea ha avuto un po'di calo, ma so che è una roccia, ha ripreso deciso ed è in ottima posizione. Il meteo... Mmmmh quello non è esaltante, dà forti temporali per la notte di venerdì: ci risiamo? Sono le tre, controllo che il gatto sia fuori, chiudo casa di Maria Carla e parto. Mando un messaggio a Marco che è dalla sua ragazza ad Aosta e ci incontriamo per un gelato in tranquillità e poi mi avvio verso il tunnel. Ahi, c'è coda... Avverto Raffaella e Stefano che difficilmente riesco ad andare a mangiare con loro, ma poco male, ho anche bisogno di stare un po'da solo, di mettere la testa a posto.

Arrivo a Chamonix, al parcheggio di Brevent trovo un posticino tra un camper ed un furgonetto e mi sistemo. Faccio un giretto in centro, tanto per sorbire un po'di atmosfera, poi torno alla base, tiro fuori la sedia pieghevole e mi faccio una bella cena tranquillo al lume di candela. Altro giro in centro, ci sono di nuovo Roes e Dakota Jones, si stanno strafogando al Midnight Express di sandwich sucidi, altro che dieta da atleta. Il centro si spopola presto, sono tutti a cercare di fare l'ultima dormita o già impegnati sul percorso, e dopo un po'di vagabondaggio vado ad infilarmi anche io a letto, qualche pagina di libro, un po'di musica e gli occhi si chiudono.

Mi sveglio con il sole a darmi il buongiorno, mi stiracchio, metto su il tea e penso che forse le previsioni sono sgarrate. Poi mi ricordo dell'anno scorso con sole incredibile e poi disastro, e concludo che è meglio non pensarci e quello che sarà prenderemo... Basta che non la annullino! Mi avvio verso il centro, ci sono gli arrivi della TDS, mi metto ad applaudire ed incitare ed incrocio Raffaella e Stefano. L'altro Stefano sta venendo su, ci diamo appuntamento per fare pranzo insieme e poi decido di tornare alla macchina per non consumarmi stando in piedi tutto il giorno. Mi sdraio, mi rilasso, cerco di bere per idratarmi bene e ad un certo punto arriva un sms: è dell'organizzazione, mi ricorda terribilmente quando l'anno scorso ho aperto il telefono ed avvisavano del cattivo tempo. Ma qui la sostanza è ancora diversa: partenza rinviata alle 23:00 per cercare di evitare che la perturbazione in passaggio verso serata ci tocchi troppo, per l'indomani invece danno bello.

Ok, poco male, per me onestamente non cambia molto, tanto due notti fuori le avrei fatte comunque: la prendo come un occasione per riposarmi ancora.

Intanto Stefano è arrivato, andiamo a mangiare, facciamo ancora due passi e due parole e poi ci ritiriamo ciascuno nella propria macchina a cercare di dormire.

Ma il sonno non arriva, riguardo un po'le carte, un po'il percorso, poi mi chiama Maria Carla, sta seguendo la CCC e mi aggiorna sui passaggi, Fulvio sta andando benissimo, pare ci sia stata qualche deviazione di percorso a causa del maltempo. Effettivamente anche qui si sta annuvolando, per ora niente pioggia, ma non promette niente bene. Vado circa 10 volte al bagno, forse tra acqua, Green Magma e semi di lino ho idratato pure troppo! Alle sei io e Stefano andiamo a consegnare i sacchi per Courmayeur, ultime decisioni e via. Fa strano pensare che in questo momento dovremmo essere lì pronti a partire, io ho un po'paura che la gara venga fermata o cancellata, ma siamo in ballo, bisogna stare concentrati e non lasciarsi traviare. Stefano va a mangiare con la dottoressa e l'altro Stefano, io mangio l'ultimo pasto tranquillo in macchina, cerco ancora di stare sdraiato un po' e verso le nove e mezza non ce la faccio più ed inizio a preparare tutto: faccio per l'ultima volta lo zaino, infilo in fondo la roba più assurda (guanti di lattice, sovrapantaloni, benda, corsari) sopra quella che verosimilmente potrei necessitare (capilene 3 per il freddo, frontale di riserva), sul davanti metto i gel, le pastiglie di Nuun, il telefono ed il bicchiere. Riempio il Camel con solo un litro d'acqua e Nuun. E'stipato per bene, ma sono soddisfatto: rimane piccolo, agevole da mettere e togliere e funzionale. All'ultimo, spaventato dalle previsioni di neve (!!!) infilo sopra a tutto ancora una maglia termica della Odlo che l'hanno scorso mi aveva scaldato nel momento più difficile. Poi mi vesto io: pantaloncini e maglietta e sopra giacca simil softshell leggera con cappuccio, prototipo allungatomi da MC. Crema allo zinco sui piedi, Bodyglide tra le cosce e decido di non mettere tape sulle dita. Alla fine ho optato per le Cascadia, ho lasciato le Masochist nel sacco di Courmayeur. Sono le undici meno dieci, busso al finestrino a Stefano e ci avviamo sotto la pioggia verso la partenza. Gente, parenti, tutti con i cappucci tirati su, sembriamo un'armata multicolore. Noi cerchiamo di ripararci un po' a fianco della pasticceria St Hubert dove incontriamo anche uno dei Ferrero Bros. Due parole poi ci avviamo verso il fondo del plotone. Ancora una telefonata di Maria Carla che mi riempie il cuore e praticamente ci siamo: sarà la pioggia, sarà il buio, ma non è un momento così epico, anzi. Bisogna stare attenti a non essere infilzati da bastoncini vaganti e fino all'uscita da Chamonix siamo schiacciati come sardine.


C'è gente che corre decisa, sono un po'perplesso ma alla fine anche io ho voglia di levarmi un po'della lunga attesa di dosso e così corricchio anche io più forte di quanto dovrei. Serie infinita di sorpassi, ma il sentiero è davvero fangoso, ora piove deciso. Sto bene e non ho freddo nonostante quasi tutti siano completamente vestiti ed io in shorts; appena la situazione diventa gestibile butto giù il primo di una lunghissima serie di gel e siamo al ristoro di Les Houches. Non c'è motivo di fermarsi già qui e così vado dritto, facendomi venire anche il dubbio di aver saltato la rilevazione cronometrica: il cervello inizia a fare strani scherzi, ma la prendo sul ridere.

Passiamo il paese e finalmente si sale: siamo su una pista da sci bella ampia, c'è spazio per sorpassare un po'di gente, ma tendenzialmente vanno tutti spediti. Salendo la temperatura si fa fresca, decido di fermarmi un secondo e mettermi i guanti, la giacca è fradicia. La discesa è già in condizioni indecorose: fango, acqua e circa 1000 persone davanti che hanno arato. Cerco di stare in piedi, accorcio i passi e tutto sommato vado. Anzi, mi sembra di andare anche qui fin troppo forte.

La discesa finisce, e finalmente siamo a Saint Gervais, riconosco la chiesa dai video degli anni passati, ed appena arrivato in piazza un ragazzino di 11/12 anni mi chiede cosa voglio e se devo riempire il Camelback: piove a dirotto e , sarnno le due, mi commuovo e lo ringrazio per l'aiuto. Gel, poi mi dirigo verso la pasta in brodo che l'hanno scorso mi aveva tenuto tonico per tutta la CCC. Quest'anno, chissà perchè, ha un gusto diverso, non riesco a mandarla giù e così la abbandono con dispiacere, era il mio “comfort food”. Si sale per prati e bosco, c'è più di un tratto in piano dove mi chiedo se devo correre o iniziare a camminare, davanti a me due spagnoli che spingono... Belin, non mi starò ammazzando? Poi ci penso e dico che piove, fa freddo e che se adesso ne ho tanto meglio, inizio a fare km, quando arriverà il down sarò già più avanti. Smetto di pensare all'orologio se non per darmi la scadenza con i gel e finalmente mi rilasso, nonostante la pioggia e la nebbiolina rendano l'oblò di luce della frontale ancora più alienante, sto entrando davvero nel viaggio. Usciamo dal bosco, siamo sull'asfalto che sale e finalmente Les Contamines. Al ristoro bevo una Coca e forse mando giù un pezzo di pane, ma cerco di evitare i solidi, sto tenendo bene la strategia del gel ogni 45 minuti e fisicamente sono ok, di stomaco anche. Via la giacca, via la maglietta Capilene fradicia, metto la termica della Odlo asciutta ed è tutto un'altro mondo nonostante la giacca sia zuppa (forse era più sensato mettere il guscio vero e proprio, ma va bene così). Riparto con fiducia, lascio andare il passo ed in poco tempo siamo a Notre Dame de la Gorge e mi accorgo che finalmente la pioggia ha smesso, che sollievo, si vedono addirittura un po'di stelle! La frontale inizia ad illuminare la prima vera salita, il fascio di luce finalmente nitido non deve combattere con la pioggia. Trovo due Aussie che hanno un bel passo, cerco di stargli dietro ed arriviamo a La Balme. Che bellezza, c'è un fuoco con intorno un po'di gente che si scalda, io riempio il Camel, riprovo con la pasta in brodo, ma proprio non mi va. Pazienza. Gel, Coca Cola e riparto contento perchè finalmente la pioggia ci lascia in pace.


Il sentiero è buono, anche perchè salendo invece del fango troviamo addirittura un po'di neve quà e là. La salita è dura e si fa ancora più ripida verso la sommità, ma come spesso mi capita, in salita riesco a trovare un passo efficiente, e mano mano che si sale mi accorgo che per terra ora c'è davvero la neve fresca. Il sentiero è molto tecnico ma ora spiana un po': in distanza il bagliore dell'alba dipinge quello che forse è il momento più incredibile di tutta la gara. Sono le 4 del mattino ed io sono a 2500 metri con 10 cm di neve in un ambiente incredibile con il sole che sta sorgendo: ci guardiamo stupefatti tra di noi e mi si chiude lo stomaco al pensiero di quanto sono fortunato a poter osservare questo spettacolo, ma non ho tempo di ricamarci sopra perchè inizia la discesa. Finalmente levo la frontale e cerco di scendere in maniera decorosa; so di essere piuttosto lento in discesa, qualcuno mi passa, ma qualcuno lo recupero, il ginocchio tiene bene ed ogni tanto mi lascio andare. Finalmente facciamo lunghi tratti in solitudine, mi fa impressione aver fatto 50 km su sentiero con sempre una fila di gente davanti e dietro! Pausa per necessità di forza maggiore da 20 secondi circa e via. Alla fine si vede in fondo alla valle dei segnali di civiltà, ho un attimo di smarrimento, ma so che la prossima salita dovrebbe essere quella che ci porta in Italia: ok, capito, siamo a Les Chapieux. Arrivo al punto di ristoro, dietro di me Carly, la moglie di Hal Koerner che in salita avevo passato, si vede che in discesa ha tirato deciso. Coca Cola, gel, acqua nel Camel e decido di levare la giacca, rimettendo sopra la termica la maglietta bagnata, ma appena uscito (dopo controllo del materiale) mi accorgo che fa ancora freddo, e così dopo un po'rimetto la giacca su. Si sale per asfalto, un po'corro un po'no, poi capisco che è meglio se cammino spedito senza farmi prendere da isterismi. I quadricipiti iniziano ad essere segnati, ma ricomincia la salita tosta. Trovo il ritmo giusto e qui inizio una serie di bei sorpassi che mi mettono di buonumore, il cielo è chiuso e addirittura inizia a nevischiare mentre ci avviciniamo al Col de la Seigne, io ho ancora su i pantaloncini, freddo non ho e sto continuando a salire forte: anche per questo mi sorprendo quando un ragazzo con passo leggerissimo mi passa a velocità doppia. Lo guardo ed è Ale Montani, un bravo trailer di Genova. Mi faccio riconoscere e scambiamo due parole, ma va davvero troppo forte e lo devo lasciare andare; mentalmente mi chiedo se non ho dato troppo, Ale è forte davvero, essere vicino a lui è segno che sto esagerando: e difatti quando mi ha passato sembrava un missile.

Gli ultimi tratti prima del colle li affrontiamo nella bufera vera e propria: gli addetti al controllo sono imbacuccati in piumini e scarponi, forse dovrei prendere i guanti, ma qui in cima è impossibile, scendo un po' e mi accorgo che di là la situazione è decisamente migliore, si intravede addirittura il sole. Per scendere al lago sono cinque chilometri in cui si può decisamente spingere. Il sole inizia a scaldare un po'l'aria e stiamo per entrare in Italia, mi sento bagnato, sudato, sporco e cattivo, ed inizio a pensare a Courmayeur e l'opportunità di risistemarmi un po'.

Ma la strada è ancora lunga... Dal ristoro del lago Combal c'è un bel pezzo in piano dove corro tranquillo, poi ricomincia la salita. Appena prendiamo quota riprende anche un leggero nevischio: al ristoro ho levato la giacca, non ho voglia di rimetterla adesso, guardo avanti per vedere come sono le condizioni che ci aspettano e finalmente mi rendo conto di avere a fianco a me il Monte Bianco e davanti, la Val Ferret illuminata dal sole che si stende in tutta la sua bellezza.


Il telefono suona, è un messaggio di mio papà che mi aggiorna su tempo e posizione dicendomi che sto andando benissimo, poi uno di Maria Carla che mi dice che sto andando così bene che non sono riusciti ad arrivare in tempo a Lac Combal. Sorrido e accellero ancora un pochino per levarmi dall'ultima salita al Monte Favre prima di lanciarci su Courmayeur.

Finalmente il sole, ora si suda davvero, in discesa inizio a sentire i quadricipiti lamentarsi, ma siamo al Col Checrouit: l'atmosfera è bellissima, relax, prato verde, tavoloni di legno, ci sarebbe da fermarsi per mezza giornata, altro che pit-stop. Però la voglia di arrivare a Courmayeur è tanta, e così dopo un breve ristoro riparto. Il sentiero si fa presto ripido, fino a diventare veramente duro tra continui tornantini, i quadricipiti già provati stanno esplodendo, cerco di tenere un andatura decorosa ma non riesco, molti mi passano ed ho paura che sia arrivato il mio momento di crisi. L'arrivo in paese però mi galvanizza, quasi come se al ristoro mi aspettasse una pozione magica che mi permetterà di riprendere come se nulla fosse.



Si arriva vicino al palazzetto, un addetto legge il tuo numero e lo comunica via radio, appena giro l'angolo c'è già un benevole con la mia sacca.

Tuesday, April 10

Presentazione North Face 2012 Footwear Collection

Risale oramai al mese scorso, ma l'articolo esce solo ora, naturalmente su Distanceplus+

Bella scarpa la Hayasa, sotto prova in questo momento.

Settimana 2 Aprile - 8 Aprile

Settimana in cui ho dovuto un po'rincorrere le uscite causa lavoro: ne è venuto fuori un chilometraggio decoroso, ma senza lunghi. Pazienza, va bene così.

Lunedì all'alba prova di forza da sveglia alle sei e giro sul lungomare prima di andare in ditta per la celebrazione del Trentennale: c'era anche MC ed alla fine ho passato una bella giornata, il mio capo Carlo si meritava una bella festa. A volte mi fa incazzare, ma gli devo tante cose, e non tutti possono considerare il proprio capo un amico.

Martedì sera giro a Capolungo dopo un giorno di estenuanti riunioni, 15 chilometri e le gambe giravano a meraviglia, belle sensazioni.

Mercoledì a mezzogiorno giro alla Cava veloce sotto una pioggerellina fine: arrivato alla fine del sentiero c'era un falchetto appollaiato di spalle che non mi ha sentito arrivare, che emozione vederlo da vicino!

Dalla foto non si vede bene, ma era regale nella sua postura!
Al pomeriggio ho tenuto per la prima volta da solo mio nipote: è un tipo simpatico, ma soffre di coliche, e naturalmente glien'è venuta una mentre eravamo soli. Vabbè, sta di fatto che sono riuscito a calmarlo e ad addormentarlo, quindi esame passato!

Io e Matteo: in tele gli stavo facendo vedere Unbreakable. Apprezza.

Alla sera altro giro a Capolungo con Massi: ho messo per la prima volta le Inov 8 Road 233: buone sensazioni, scarpa leggera e reattiva, comodissima.

Giovedì ho iniziato la stagione delle uscite a Trisobbio: giretto da 15 km su strade bianche e sterratoni, sempre divertente. Purtroppo ritornato a casa dei miei scopro che MC si era fatta un bel giro al Pronto Soccorso in preda agastrite acuta. Un po'di agitazione e all'una di notte l'hanno rimandata a casa con nove flebo in corpo!

Venerdì mattina sveglia all'alba, deca sul lungomare e poi ho sbrigato due cose di lavoro per poi andare su da MC. Era ancora uno straccio, ma ha la testa dura, resiste.

Sabato giretto per le vigne scansando la pioggia imminente e festeggiamento del compleanno di MC con cena in bianco viste le sue condizioni (comunque niente male) e domenica di Pasqua, dopo una capatina dai miei zii dove c'erano anche i miei, giro molto bello su asfalto da una dozzina di km: c'era un bel sole che scendeva, il cielo limpido e si vedevano tutte le montagne... Ho capito che in certi momenti anche l'asfalto ha una sua poesia, specie in mezzo alla campagna e con poche macchine, e ci ho dato dentro deciso. Le Inov8 rispondevano perfettamente e così ho lavorato un po' sulla forma e sul ritmo. Bellissima uscita.

Prossima settimana lavoro leggero fino a giovedì e domenica Gorrei lungo. Avanti così.

Stasera mi sono risentito questo grande gruppo, consigliato a tutti, il live act più devastante che abbia mai visto. E mi ricordano la cara vecchia Inghilterra.


Tuesday, April 3

Settimana 26 marzo - 1 aprile

Post Meremontana volevo scaricare, in realtà si è rivelata comunque una settimana interessante.

Lunedì l'idea originaria prevedeva piscina, poi è venuta a trovarmi mia sorella con mio nipote, e dalla piscina sono passato al gelato a Boccadasse con molto piacere!

Martedì, con le gambe ancora dure, mi sono fatto il classico deca sul lungomare. Non avevo molta forza ma ho cercato di sciogliere un po'.

Mercoledì sera io e Massi ce ne siamo andati alla Cava, tirandoci per bene il collo a salire. A seguire birre, pasta ed un sardo fresco che ha portato Massi che era una cosa speciale.

Giovedì invece abbiamo messo su un bel gruppo di matti e siamo andati a provare il trail di Marmorassi: io, Massi e Marco da Genova, Pino e Manu da Savona, e l'infaticabile Enrico, che si è segnato il percorso. Gran bel giro, 30 km tosti con pezzi da correre decisi alternati a pezzi più tecnici (una discesa da brivdi, con pietroni). La seconda parte semplicemente fenomenale. Credevo di morire, invece le gambe hanno retto benissimo ed abbiamo tirato tutto il giorno. Chiuso la giornata da fannulloni con pranzo in osteria.
Enrico, tracciatore extraordinaire: notare gli strumenti del mestiere

Pino, il Cinghiale, Manu, io ed Enrico, Marco ala macchina fotografica

Momenti di tamarria nel bosco

Venerdì ho ancora fatto un deca sul Lungomare. Legnoso, ma ci sta.

Sabato e domenica ero da MC: sabato, dopo aver vangato l'orto, ci siamo fatti nel tepore di fine serata il mio solito giro per vigne e campi (con bella session di stretching finale che mi ha rimesso in sesto il ginocchio), mentre domenica siamo andati a Villate a vedere le sue nipotine che facevano lezione di equitazione e ritorno. Eravamo tutti e due un po'stanchi, ma ci siamo goduti il sole e la bella giornata.
Il nostro mini orto

Finale da più di 80 km.

RICHELIEU 21
FASCE 8

Monday, April 2

Maremontana Report

Ah, prima gara dell'anno, finalmente.

Attesa, perchè alla fine era dal Casto che non mettevo un numero, e anche perchè i ragazzi di Balla coi Cinghiali sono dei maestri nell'organizzare delle belle feste. E poi c'è la voglia di stare sui sentieri e vedere come vanno le cose.

E così sabato verso le quattro e mezza partiamo alla volta di Toirano. Mentre siamo in autostrada arriva un messaggio di Massi, già dedito alle birre artigianali alla spina a 3 euro... Bene.
Arrivati parcheggiamo, ed io e Maria Carla andiamo a prendere il pettorale. Tutto organizzatissimo, sbrighiamo le formalità, finalmente faccio due parole con Cubettozz, e poi arrivano Janpo e Silvia, entrambi al primo trail. No, Janpo aveva già fatto due anni fà Portofino: comunque sia lui si butta sulla 46 (mi sembra giusto) lei sulla 25. Come per Maria Carla, allenamento poco per non dire nullo, ma da qualche parte bisognerà cominciare no? Montiamo la nostra tenda de-luxe e via.

Il gruppo si compatta, una birra con Massi, la Dottoressa, Steu ed il grande Benny, poi dietro consiglio di Antonio l'organizzatore andiamo in un posto sulla piazzetta del paese che si chiama (credo) il Portico. Ottimo ed economico. Ancora un po'di chiacchere e poi tutti a nanna, tra cambio dell'ora e sveglia presto non c'è tanto tempo per dormire, e difatti la sveglia arriva presto, troppo presto. Colazione con Janpo, due parole con Fabri Fish e poi vestizione. Opto per maglietta, marsupietto con gel e microgiacchina e borraccia a mano. all'ultimo infilo anche la visiera, temendo il caldo. Ai piedi le Pure Grit alla prova del nove.

Ad aspettare i bus si incontrano gli amici, c'è Pino, poi una volta a Loano incontriamo quelli che erano già al via. Due parole con tutti e poi si inizia. I primi due chilometri stiamo in gruppo dietro alla bici, poi, appena usciti dal paese, si fà sul serio: prima salita e davanti si scatena l'inferno. Io prendo un passo allegro, e appena il sentiero spiana prendo un ritmo deciso, pure troppo. Ma questa volta, dietro consiglio di Massi, provo a tirare un po'da subito. Saliscendi tra le fasce e si arriva presto alla prima salita dura. Salgo camminando recuperando posizioni, la strada spiana, c'è un po'di discesa e poi di nuovo salita non dura che corro, piano ma con continuità. Primo ristoro, primo gel e riempimento di borraccia in 10 secondi. Dopo un po' giriamo in un sentierino nel bosco e la salita piano piano si fà interessante. Davanti a me Giuliana Arrigoni con un ragazzo di Bergamo. Forse sto andando troppo veloce, ma in salita dopo un po'li passo e mi unisco ad un trenino di 4 persone che viaggia deciso. Sul piano fatico un po', ma in salita recupero.
Altro ristoro a Pian delle Bosse con controllo pettorale, poi discesa brutta e cattiva dove comunque mi difendo. Si ricomincia a salire e addirittura davanti a me vedo la Bertasa che ride e scherza. Si, sto andando troppo veloce: rallento un po' e cerco un mio passo senza farmi forzare o trascinare, salgo tranquillo e dopo un po' siamo al nuovo ristoro, c'è anche un gruppo che suona, che figata! Riempio la borraccia, una pastiglia di Nuun, Coca Cola e gel. Via deciso e lasciare andare le gambe su falsopiani scorrevoli.


Sto bene, ma cerco di non esagerare, mi passa Roberto Fluido, poi in salita ripasso io, raggiungiamo Fanton un po'in crisi e si riprende a salire. Incrociamo l'Alta Via, paesaggio assolutamente splendido ed iniziamo a scendere, Fluido mi va via come una scheggia: possibile che in discesa sia così scarso?
A metà discesa ci sono dei ragazzi che salgono zaino in spalla... Ma quello non è Eros di Spotorno? Boh... Ma sì, c'è anche Delia! Mi fermo, la saluto, mi riconosce e mi saluta poi schizzo via. E finalmente ristoro: siamo al Giogo, 25 chilometri andati, 3 ore e 24 e buona parte del dislivello fatta. Ora si che inizio ad essere un po'stanco! In discesa mi hanno mangiato distacco e dietro di me vedo la Arrigoni ed un simpatico ragazzo toscano con le Pure Grit, la Arrigoni ha un passo micidiale, continuo. In salita tengo, poi spiana un po' ci sono dei mangiaebevi che comunque corro benino, poi la discesa, addirittura un po'di neve: manco a dirlo, dopo tre minuti devo far passare Giuliana. Però arrabbiato cerco di starle dietro aumentando un po'il ritmo: funziona!



Di nuovo sterrata, parecchi saliscendi, tengo il ritmo della Arrigoni, poi per mangiare un gel mollo un po' e lei mi prende qualche metro. Oramai dovremmo essere al ristoro, dietro di me il ragazzo bergamasco a qualche metro: al ristoro solita routine velocissima e riparto su una sterrata verso il Santuario di Balestrino. Qui è tutto da correre, i quadricipiti iniziano a farsi sentire decisi, ma stringo i denti e corro bene, poi ci passano su un sentierino che riconosco benissimo, l'ho fatto solo tre/quattro settimane fà. Mi concedo dei lunghi pezzi di camminata veloce dove recupero fiato, dietro di me il bergamasco (che scopro chiamarsi Luca) recupera, facciamo l'ultimo strappo verso il Forte insieme ed in cima passiamo Gilberto Costa in evidente crisi. Discesa killer e siamo al ristoro dove c'è anche Cubettoz che gentilissimo mi dà la caricà. E dai, nove chilometri ed è fatta, anche se ora le gambe sono legnose.
Sò quello che mi aspetta, cresta pietrosa malvagia, ma non la ricordavo così brutta, o forse non l'ho mai fatta dopo aver tirato 35 km. Però che bel paesaggio, ambiente eccezionale con le solite mucche ed i cavalli che spesso vedo quando mi fermo a correre a Salea.



Io e Luca teniamo duro, ci passa un ragazzo che ha ancora la forza di correre in salita e dopo un po' finalmente la discesa che ci porterà in cinque chilometri a Toirano e l'arrivo. Oddio, finalmente per modo di dire, cinque chilometri di discesa verticale con le gambe collassate e tutto il giorno che la gente ti passa in discesa non sono il massimo. E così nella mia testa poco lucida appare un idea: ma perchè non provo ad andare al massimo che posso? Tanto oramai è quasi finita!
E così finalmente lascio lavorare la gravità e mi accodo a Luca, che purtroppo ad un certo punto prende una brutta storta. Io proseguo deciso, vedo davanti il ragazzo che ci ha passato in salita ma nonostante un po'di elastico non riesco ad avvicinarmi a più di 50 metri. Ad un certo punto la discesa finisce e siamo su una sterrata, al sole: tocca ancora spingere ma oramai ci siamo, si sente lo speaker. dentro la mia testa si fà strada un dubbio: non è che ci fanno girare per tutto il paese? Ebbene si, ovvio. Con le ultime forze mi faccio il giro turistico (comunque il paese è bello davvero) e poi l'ultima scalinata mi porta all'arrivo. Sono contento, c'è Maria Carla già arrivata dalla corta e c'è Massi che mi ha preceduto di una decina di minuti: 5:58:59, gran bel tempo, 19° assoluto. Come prima gara non c'è male davvero, sono felicissimo ma stravolto.
Mi siedo e con Massi e MC bevo un po'di acqua gasata, mi levo le scarpe e piano piano ritorno presentabile. Incitiamo chi sta arrivando, Maria Carla mi dice che anche la corta era durissima, chissà se Silvia ce la farà... Ma ecco che arriva anche lei! Oramai manca solo più Janpo, ma vedo che è passato al Santuario, oramai è fatta anche per lui. Arrivano gli amici, facciamo tifo e casino, chi ha voglia di andare a fare la doccia, adesso anche lo stomaco si è aperto e saccheggiamo il ristoro di pizza e focaccia. Arriva anche Janpo in sette ore, tranquillo come una Pasqua, fantastico. Che testa!

La doccia, calda e pulita è un toccasana. Smontiamo la tenda e poi, mentre incomincia il temporale andiamo a prendere da mangiare e ci sediamo tra tutti i genovesi a parlare e ridere finchè non facciamo venire l'ora di tornare a casa, stanchi ma soddisfatti.

In definitiva gara bellissima, percorso affascinante ma veramente duro. Difficile trovare un ritmo continuo se non in tre/quattro punti. Segnalata perfettamente, ristori abbondanti e funzionali, un mucchio di gente sul percorso. Per non parlare della festa e le iniziative collaterali.

Successo assoluto, difficile trovare di meglio.

Per quanto mi riguarda, contentissimo. Sono andato bene, anche se negli ultimi dieci ero veramente ko. Ma tutti hanno sottolineato che era una gara davvero dura. Ottimo inizio di stagione, e distanza tutto sommato "metabolizzata" a livello gestionale.

Un piccolo passo avanti verso Squaw Valley.